Dohlmen alla scoperta delle radici sarde del rock
di Paolo Ardovino
Esce il primo album del trio olbiese: sei tracce di forte impronta identitaria, a cominciare dalla lingua
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OLBIA. Si comincia col dire che è un disco che ha una identità chiara. E l’affermazione non si riferisce, o quantomeno non si riferisce solamente, alla forte impronta identitaria sarda del progetto; la sensazione di base è che, tra le tante uscite musicali dell’ultimo anno nell’hinterland, gallurese questa sia una delle poche ad avere di fondo un’idea strutturata e riconoscibile. “Dohlmen” è l’album dell’omonima band che, dopo un lungo periodo di gestazione, si presenta ufficialmente per la prima volta. L’attaccamento alle radici sarde, si diceva, è la matrice del disco, unita «a suoni cupi del doom metal di vecchio stampo, simil Black Sabbath» spiega il trio. Si tratta di sei brani, un ascolto di poco più di mezz’ora, dove l’impianto musicale è solenne, ricalca stilemi ben noti in ambienti legati a metal e stoner. La cifra innovativa è la scelta della lingua, né inglese né italiana, ma sarda. Si badi bene, non si tratta di qualcosa di inedito per la musica isolana, ma è «nuovo» quantomeno per chi comincia a pubblicare album oggi.
La trama dell’album viaggia su coordinate immaginifiche, e sono i protagonisti a spiegare riferimenti e influenze: «i miti e le leggende della Sardegna quali s'ammuttadori, i giganti di Mont'e Prama, sa femina accabadora e le diverse sfaccettature che riguardano la figura della strega. Spesso, il tutto fortemente ispirato dagli scritti di H.P. Lovecraft».
Esordio apprezzabile, che si fa ascoltare senza troppe difficoltà anche da chi normalmente non presta l’orecchio a sonorità pesanti. Il trio, nato nel maggio 2018 tra Olbia e Loiri Porto San Paolo, è composto da Daniele Piredda (classe ’95) alla voce e al basso, allievo di Mauro Dore e Beppe Dettori, Filippo Falchi (’90) alla batteria, allievo di Giampaolo Conchedda, e Pietro Chiaffitella (’79) alla chitarra. Il disco “Dohlmen” – in copertina boe e merdule – è disponibile sulle piattaforme streaming e negli store digitali. «La pandemia ha rallentato di gran lunga la produzione del disco. Nonostante ciò, siamo riusciti a regalare questa nostra lettera d'amore alla nostra terra e agli amanti del genere musicale che suoniamo».
La trama dell’album viaggia su coordinate immaginifiche, e sono i protagonisti a spiegare riferimenti e influenze: «i miti e le leggende della Sardegna quali s'ammuttadori, i giganti di Mont'e Prama, sa femina accabadora e le diverse sfaccettature che riguardano la figura della strega. Spesso, il tutto fortemente ispirato dagli scritti di H.P. Lovecraft».
Esordio apprezzabile, che si fa ascoltare senza troppe difficoltà anche da chi normalmente non presta l’orecchio a sonorità pesanti. Il trio, nato nel maggio 2018 tra Olbia e Loiri Porto San Paolo, è composto da Daniele Piredda (classe ’95) alla voce e al basso, allievo di Mauro Dore e Beppe Dettori, Filippo Falchi (’90) alla batteria, allievo di Giampaolo Conchedda, e Pietro Chiaffitella (’79) alla chitarra. Il disco “Dohlmen” – in copertina boe e merdule – è disponibile sulle piattaforme streaming e negli store digitali. «La pandemia ha rallentato di gran lunga la produzione del disco. Nonostante ciò, siamo riusciti a regalare questa nostra lettera d'amore alla nostra terra e agli amanti del genere musicale che suoniamo».
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