Autostrasporto pubblico caccia al fondo di sostegno
Le aziende danneggiate dal Covid chiedono trasparenza nell’assegnazione In Gallura è partita la prima diffida e adesso il caso rischia di finire in tribunale
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OLBIA. Rischia di finire in tribunale la corsa al fondo di sostegno e ristoro per gli operatori del settore del trasporto pubblico, anche loro pesantemente danneggiati dalle limitazioni anti Covid e dall’emergenza sanitaria. In gioco ci sono 500 milioni di euro per il 2020 (poi incrementati di 400 milioni sempre per il 2020 e ora di altri 390 milioni per il 2021). Soldi che si concretizzano in servizi aggiuntivi concessi alle aziende di trasporto. Cioè corse in più per poter ripianare parte delle perdite subite. Tra le aziende di trasporto è subito battaglia e arrivano le prime diffide, preludio alle denunce in tribunale.
Il meccanismo di accesso al fondo di compensazione è complesso. Spetta all’Arst individuare i servizi di trasporto aggiuntivi e i soggetti che ne hanno diritto, ma la selezione è affidata all’Anav, l’Associazione nazionale autotrasporto viaggiatori, che poi indica e propone alla stessa Arst le società destinatarie delle corse in più. Evidentemente i criteri di selezione non sono molti chiari, così tra gli imprenditori ora cova la rivolta. Non tutti infatti hanno beneficiato del fondo o ad alcuni sono andate solo le briciole. Così chiedono trasparenza e risposte esaudienti a una serie di domande. A chi vanno i ristori? A chi e perché sono affidati i servizi aggiuntivi? Quali sono i criteri di selezione?
In Gallura una prima diffida è già partita dall’Autoservizi nord orientale, di Olbia, rivolta all’Anav. Il titolare dell’azienda di trasporti, Damiano Cosimo Brundu (che dell’Anav è pure socio), assistito dall’avvocato Mario Rosati di Tempio, ha chiesto all’associazione di trasmettere copia dell’elenco delle società e aziende indicato all’Arst, le modalità e i criteri di selezione, l’elenco dei titolari di subaffidamento di trasporti. La diffida è di fatto anche un vero e proprio ultimatum: sette giorni di tempo oppure seguirà il ricorso al tribunale. Se non è una dichiarazione di guerra poco ci manca.
La protesta, intanto, si sta allargando a macchia d’olio. Alla prima diffida presentata dalla Autoservizi nord orientale di Cosimo Damiano Brundu stanno per seguirne molte altre, mentre diverse aziende di trasporto pubblico si preparano direttamente a presentare un ricorso in tribunale. Insomma, una polveriera pronta ad espolodere per il già delicato settore dell’autotrasporto pubblico, spesso avvelenato da lotte intestine. (m.b.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA .
Il meccanismo di accesso al fondo di compensazione è complesso. Spetta all’Arst individuare i servizi di trasporto aggiuntivi e i soggetti che ne hanno diritto, ma la selezione è affidata all’Anav, l’Associazione nazionale autotrasporto viaggiatori, che poi indica e propone alla stessa Arst le società destinatarie delle corse in più. Evidentemente i criteri di selezione non sono molti chiari, così tra gli imprenditori ora cova la rivolta. Non tutti infatti hanno beneficiato del fondo o ad alcuni sono andate solo le briciole. Così chiedono trasparenza e risposte esaudienti a una serie di domande. A chi vanno i ristori? A chi e perché sono affidati i servizi aggiuntivi? Quali sono i criteri di selezione?
In Gallura una prima diffida è già partita dall’Autoservizi nord orientale, di Olbia, rivolta all’Anav. Il titolare dell’azienda di trasporti, Damiano Cosimo Brundu (che dell’Anav è pure socio), assistito dall’avvocato Mario Rosati di Tempio, ha chiesto all’associazione di trasmettere copia dell’elenco delle società e aziende indicato all’Arst, le modalità e i criteri di selezione, l’elenco dei titolari di subaffidamento di trasporti. La diffida è di fatto anche un vero e proprio ultimatum: sette giorni di tempo oppure seguirà il ricorso al tribunale. Se non è una dichiarazione di guerra poco ci manca.
La protesta, intanto, si sta allargando a macchia d’olio. Alla prima diffida presentata dalla Autoservizi nord orientale di Cosimo Damiano Brundu stanno per seguirne molte altre, mentre diverse aziende di trasporto pubblico si preparano direttamente a presentare un ricorso in tribunale. Insomma, una polveriera pronta ad espolodere per il già delicato settore dell’autotrasporto pubblico, spesso avvelenato da lotte intestine. (m.b.)
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