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Olbia

Olbia: «Positivi al Covid, chiusi a casa da giorni ma la Assl non ci fa il tampone»

di Stefania Puorro
Olbia: «Positivi al Covid, chiusi a casa da giorni ma la Assl non ci fa il tampone»

I dimenticati della pandemia. Protestano i contagiati che attendono la chiamata della Assl 

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OLBIA. Positivi al Covid, isolati, dimenticati e senza certezze. Sono numerose le famiglie colpite dal virus che aspettano da giorni, o da settimane, di ricevere una chiamata dalla Assl. E altrettanto numerose sono le persone in quarantena che attendono (invano) di fare un tampone e che continuano a sentirsi prigioniere in casa. Qualcuno ha provato - senza successo - a contattare l’Igiene Pubblica, altri ci sono riusciti dopo una cinquantina di telefonate e decine di mail, ma si sono sentiti rispondere che devono continuare ad aspettare. Ma quanto?

Andrea, 28 anni, olbiese, un lavoro ritrovato dopo un anno di inattività assoluta, è tra coloro che alzano la voce. «Ho iniziato a sentirmi male dieci giorni fa - racconta -. Mal di testa, dolori muscolari, poi la febbre. Sono andato di corsa a fare il tampone antigenico da un medico: sono risultato positivo e, come me, anche mio padre che ha 55 anni e mio fratello, minorenne. Soltanto mia madre e la mia fidanzata sono risultate negative. Siamo stati immediatamente segnalati all’Ats-Assl di Olbia sia da chi ci ha sottoposto al tampone rapido, sia dal nostro medico di famiglia. Eppure, nessuno ci ha ancora chiamati. Ho formulato tutti i numeri possibili a disposizione, sia a Cagliari che a Olbia, ma anche in questo caso nessuno ha mai risposto. Dopo un anno senza occupazione, avevo trovato di nuovo lavoro da un mese. E ora mi trovo in questa assurda situazione. Con mio padre, che è asintomatico, e con mio fratello che invece ha la febbre alta da tre giorni. Rimanere appesi al nulla, senza un segnale, è un incubo. E non siamo i soli - continua Andrea -. Anche il cugino della mia fidanzata è positivo, lo stesso vale per la sua ragazza. Di conseguenza pure i loro parenti sono in quarantena da più di dieci giorni e pure loro sono tra i dimenticati. Immagino che sia per la crescita dei contagi, visto che il giorno che ho fatto io il tampone antigenico, ben 43 persone (su 65) sono risultate positive».

Ed ecco Barbara, una giovane mamma olbiese. La sua è un’altra storia. «Io, una decina di giorni fa, sono entrata in contatto con una persona positiva. Se lo sono anche io? Chissà. Ho avvertito comunque il mio medico e lui mi ha segnalata all’Ats dicendomi di rimanere in quarantena preventiva e di non uscire prima di essere contattata. Io sono riuscita a parlare con la Assl dopo 46 telefonate: i miei tentativi sono durati un’ora e un quarto. Che cosa mi hanno detto? Che non dovevo minimamente pensare di andare a fare un tampone in autonomia e che avrei dovuto aspettare la chiamata di un medico dell’Igiene Pubblica. Il mio telefono, però, non ha mai squillato, fino a ieri, quando un gentile medico mi ha detto che non avrei potuto fare il tampone prima del 15. Immagino che ci sia tanta gente , ma è troppo tardi e infatti, visto che mi scade la quarantena preventiva, andrò a fare il tampone a pagamento al Mater Olbia». «Comunque – prosegue Barbara facendo un passo indietro – mi chiedo con quali criteri chiamino le persone, visto che coloro che sono state a contatto con me e che sono state segnalate in momenti successivi, hanno invece avuto la possibilità di prendere prima di me un appuntamento con la Assl per fare il tampone. Il problema, nel caso della mia famiglia, è ancora più grave. Anche mia sorella è in quarantena e non abbiamo nessuno che possa accompagnare nostra madre a fare il vaccino. Avrei preferito che qualcuno al telefono mi dicesse per tempo “Abbiate pazienza, ci scusi per il disagio, siamo pieni di lavoro...”. Ma non è accaduto, fino a ieri. E siamo costretti a convivere nell’isolamento totale e con il dubbio di una positività che forse, nel mio caso, nemmeno esiste».

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