La Nuova Sardegna

Olbia

Villa Ragnedda scontro sulle intercettazioni

di Tiziana Simula
Villa Ragnedda scontro sulle intercettazioni

Aperto a Roma il processo sulla presunta turbativa d’asta, tra i cinque imputati anche due giudici

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TEMPIO. Si è aperto con uno scontro sulle intercettazioni il processo sulla presunta turbativa d’asta nella vendita della villa di Baia Sardinia appartenuta all’imprenditore di Arzachena Sebastiano Ragnedda. A processo davanti al collegio della seconda sezione penale del tribunale di Roma, presieduto dal giudice Sabrina Lorenzo (a latere Valeria Cerulli ed Emilia Conforti), il giudice del tribunale di Tempio Alessandro Di Giacomo, il perito che valutò la villa, Ermanno Giua, accusato anche di falsa perizia, e gli avvocati Giuliano Frau e Tomasina Amadori, tutti coinvolti, secondo le accuse della procura di Roma, nella presunta asta pilotata. Il giudice Di Giacomo, difeso dall’avvocato Gian Domenico Caiazza, deve rispondere anche di falso ideologico e falso (caduta l’accusa di abuso d’ufficio). Imputata con l’accusa di rivelazione di segreti d’ufficio, anche l’ex gip del tribunale di Tempio Elisabetta Carta. Il difensore del giudice, l’avvocato Ivano Iai, che assiste la Carta insieme al collega Cesare Piraino, ha contestato la decisione del pubblico ministero Carlo Villani che ha chiesto la trascrizione delle intercettazioni dell’imputata. Intercettazioni che la difesa ha ribadito essere inutilizzabili come lo stesso pm in udienza preliminare aveva sostenuto, chiedendo per questo il suo proscioglimento. «Trascrivendo intercettazioni inutilizzabili si commette una violazione di legge», ha detto Iai. Sulla questione sono intervenuti anche i difensori del perito, gli avvocati Antonello Desini e Fabio Varone, i quali hanno annunciato che chiederanno la trascrizione di tre intercettazioni che dimostrano come Ermanno Giua, quando fece la perizia, non conoscesse nessuno degli imputati. L’udienza è stata rinviata al 12 luglio per l’esame dei primi quattro testimoni. A cominciare da Patricia Alejandra Gomez, vedova di Sebastiano Ragnedda, che con la sua denuncia sulle presunte anomalie nell’aggiudicazione della villa, fece scattare l’inchiesta dell’allora procuratore di Tempio Domenico Fiordalisi, passata poi per competenza (essendo coinvolti magistrati) alla procura di Roma. Parte civile nel processo oltre alla Gomez, rappresentata dall’avvocato Damaso Ragnedda, anche la compagnia di assicurazione Unipol che ieri ha esteso la costituzione di parte civile anche al giudice Alessandro Di Giacomo. Sarà ora il processo a stabilire se c’è stata o meno turbativa d’asta nell’aggiudicazione della villa. I difensori dei cinque imputati che hanno scelto il rito ordinario si dicono fiduciosi, anche alla luce della recente assoluzione degli acquirenti dell’immobile, i magistrati Andrea Schirra e Chiara Mazzaroppi, e del padre di quest’ultima, l’ex presidente del tribunale di Tempio, Francesco Mazzaroppi, giudicati con rito abbreviato, sentenza che ha demolito il castello accusatorio.

Gli avvocati Frau e Amadori sono difesi rispettivamente dai colleghi Antonello Fadda e Gianfranco Iadecola e Giovanni Azzena e Filippo Di Nacci.

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