Mama beach l’incendio non è doloso
La polizia ha chiuso le indagini. Il titolare Luca Quilichini: «Ora sono più sereno»
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OLBIA. Non un attentato ma un cortocircuito. Una scintilla divampata da un cavo elettrico sistemato sotto il pavimento in legno che ha avvolto e letteralmente incenerito la veranda esterna, divorato lettini e ombrelloni e danneggiato parte del locale interno. È quanto accertato da polizia e vigili del fuoco sull’incendio che due settimane fa, ha distrutto il Mama beach, il ristorante-bar che si affaccia sulla spiaggia di Pittulongu, con danni che superano i 300mila euro.
È stato lo stesso titolare del locale, Luca Quilichini, a dare la notizia. «Non è stato un attentato, grazie a Dio...», dice risollevato. Sì perché nella sfortuna, con un’attività andata in fumo alle porte della stagione estiva, dice di aver tirato un sospiro di sollievo nel sapere che nessuno ce l’ha con lui. «Avevo paura e non capivo perché qualcuno avrebbe dovuto prendersela con me e il mio lavoro. Non c’era alcun motivo – dice – Sono qui da 18 anni, sono ben integrato, mi ripetevo. Pensare che qualcuno volesse farmi del male, è stato terribile. Il locale è assicurato e 25 persone sono già al lavoro per ricostruire tutto ciò che è stato distrutto e ripartire. Il 22 maggio i lavori saranno finiti e il 29 maggio riapriremo». Le immagini registrate dalle telecamere dei locali vicini e soprattutto quelle del suo cellulare, collegato all’impianto di videosorveglianza, il cui allarme è scattato non appena è divampato l’incendio, hanno escluso la presenza di persone nel locale e hanno mostrato le fiamme che bruciavano il pavimento in legno, scaturite da una scintilla. Era stato lo stesso Quilichini, allertato dall’allarme della videosorveglianza, a chiamare i vigili del fuoco. Lo scirocco aveva alimentato il fuoco, avvolgendo la veranda coperta, in legno. La struttura è stata rasa al suolo con tutti gli arredi.
Le indagini sono state condotte dalla squadra anticrimine della polizia, guidati dal commissario Lino Collu e coordinati dal vice questore Fabio Scanu che, dopo aver raccolto elementi e testimonianze sul posto, hanno cominciato a esaminare le immagini registrate dalle telecamere. L’attività investigativa e gli accertamenti dei vigili del fuoco hanno escluso il dolo.(t.s.)
È stato lo stesso titolare del locale, Luca Quilichini, a dare la notizia. «Non è stato un attentato, grazie a Dio...», dice risollevato. Sì perché nella sfortuna, con un’attività andata in fumo alle porte della stagione estiva, dice di aver tirato un sospiro di sollievo nel sapere che nessuno ce l’ha con lui. «Avevo paura e non capivo perché qualcuno avrebbe dovuto prendersela con me e il mio lavoro. Non c’era alcun motivo – dice – Sono qui da 18 anni, sono ben integrato, mi ripetevo. Pensare che qualcuno volesse farmi del male, è stato terribile. Il locale è assicurato e 25 persone sono già al lavoro per ricostruire tutto ciò che è stato distrutto e ripartire. Il 22 maggio i lavori saranno finiti e il 29 maggio riapriremo». Le immagini registrate dalle telecamere dei locali vicini e soprattutto quelle del suo cellulare, collegato all’impianto di videosorveglianza, il cui allarme è scattato non appena è divampato l’incendio, hanno escluso la presenza di persone nel locale e hanno mostrato le fiamme che bruciavano il pavimento in legno, scaturite da una scintilla. Era stato lo stesso Quilichini, allertato dall’allarme della videosorveglianza, a chiamare i vigili del fuoco. Lo scirocco aveva alimentato il fuoco, avvolgendo la veranda coperta, in legno. La struttura è stata rasa al suolo con tutti gli arredi.
Le indagini sono state condotte dalla squadra anticrimine della polizia, guidati dal commissario Lino Collu e coordinati dal vice questore Fabio Scanu che, dopo aver raccolto elementi e testimonianze sul posto, hanno cominciato a esaminare le immagini registrate dalle telecamere. L’attività investigativa e gli accertamenti dei vigili del fuoco hanno escluso il dolo.(t.s.)
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