La Nuova Sardegna

Olbia

Gavina Cherchi racconta la Resistenza

di Giuseppe Pulina
Gavina Cherchi racconta la Resistenza

La filosofa, ex studentessa del “Dettori” di Tempio, parla a un pubblico di liceali

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TEMPIO. La memoria della Resistenza e dei valori che l’hanno ispirata è stata il tema dell’incontro organizzato dalla professoressa Sara Puggioni tra la filosofa Gavina Cherchi, docente di estetica dell’Università di Sassari e fondatrice di Ammentos, e gli studenti del Classico Dettori. Ex alunna del Dettori, Gavina Cherchi promuove da anni il ricordo della figura di Gavino Cherchi, il partigiano di Ittireddu che i nazifascisti uccisero poche settimane prima della fine della guerra. Una memoria familiare, raccontata a un pubblico di liceali, che assume un valore ancor più forte in occasione della ricorrenza del 25 aprile. Emigrato a Parma per insegnare al Liceo Romagnosi, Gavino Cherchi fu uno di quegli italiani che non esitarono a fare una scelta netta e immediata contro il fascismo, entrando nella resistenza. Ricercato dai nazifascisti, alla fine venne scoperto, arrestato, torturato e ucciso. Per cancellarne la memoria i suoi aguzzini ne resero introvabile il corpo. Non sono, comunque, riusciti a cancellarne la memoria, grazie alla tenacia della nipote Gavina Cherchi e alle tante iniziative (pubblicazioni, spettacoli teatrali, convegni) dedicate alla figura del partigiano sardo il cui nome di battaglia era Stella. A ricordarlo alla nipote è stato un altro partigiano sardo oggi scomparso, il tempiese Fausto Cossu, che, a proposito del dolore di chi non può seppellire i propri cari, disse che un nome così grande non poteva essere adatto per essere cercato e ricordato in modo riduttivo solo in una tomba.

A 76 anni dalla Liberazione non poteva esserci lezione più istruttiva di quella di Gavina Cherchi su una delle tante figure purtroppo poco conosciute del movimento resistenziale. «Ma questa - ha ricordato la filosofa - appartiene alla serie di quelle microstorie che spesso vengono oscurate dal cono d’ombra degli eventi straordinari registrati dalla macrostoria». Storie personali, vicende private, troppo di frequente trascurate dalla storia “ufficiale”. È stato anche osservato come non ci sia una vera alternativa etica alla memoria.

«Le ferite della storia - ha dichiarato Gavina Cherchi - non vanno cicatrizzate, devono rimanere aperte. A voi ragazze e ragazzi chiedo di ricordare i sogni di quegli italiani che più di 70 anni fa hanno lottato per costruire un futuro migliore nel quale credevano, così da scongiurare nel ricordo la memoria omologante, perché la memoria capace di riaprire le ferite del passato è l’unico modo per guardare con onestà al futuro».

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