Pochi studenti in classe, i più disertano
di Paolo Ardovino
Solo il 34% degli alunni al Classico, defezioni anche negli altri istituti per paura dei contagi. I presidi: «Rispettate le regole»
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OLBIA. La protesta non si placa e nel primo giorno di riapertura delle scuole si è tramutata in un grande sciopero di studenti. Diverse classi di licei e istituti tecnici di Olbia non si sono presentate in aula, come annunciato nei giorni scorsi. La paura di contagiarsi tra banchi e corridoi ha coinvolto centinaia di alunni, che tuonano: «Dati gli eccessivi contagi in città non ci sentiamo tutelati a tornare in presenza». L’amministrazione comunale fa sapere di non poter intervenire sulle disposizioni del governo con una chiusura totale. E i dirigenti reagiscono: «Le scuole sono ambienti sanificati e controllati, non si cerchino qui le cause dei contagi».
Continuare in dad. La protesta è partita dagli studenti del liceo classico linguistico Gramsci, con una petizione che si è allargata agli altri istituti cittadini. Dall’ufficio della scuola, la dirigente Elisa Mantovani commenta con un sorriso amaro un primo giorno di riapertura «tranquillo, perché a scuola sono venuti in pochi. Alcune classi del tutto assenti, altre dimezzate». Con una circolare di domenica era andata incontro agli alunni diminuendo la percentuale di presenza dal 75% al 60%. «Ma ho capito – prosegue – che per loro era una questione di principio, questa mattina è venuto a scuola solo il 34% degli studenti». Non ha numeri alla mano il dirigente Luigi Antolini che però conferma che «anche al liceo Mossa e al tecnico Panedda ci sono state molte assenze». Stessa situazione nel resto delle scuole superiori. La richiesta dei giovani era chiara: tenendo conto delle lungaggini dei vaccini e dell’aumento di positivi a Olbia, posticipare il ritorno in classe e riattivare la didattica a distanza. «Ma non è possibile – dice Mantovani –, per disposizioni ministeriali può essere attivata solo in situazioni particolari, e quindi chi non si presenta risulta semplicemente assente. Dobbiamo educare i ragazzi al rispetto delle regole». La tanto discussa Dad, commenta Antolini, «è un diritto sacrosanto per chi ha motivi oggettivi per non andare a scuola. Chi è in quarantena, chi è nella categoria fragile. Dal punto di vista etico ed educativo, non possiamo concederla agli studenti che hanno paura, si creano delle disparità». «È uno strumento utile in emergenza e come integrazione al percorso in presenza, ma non può sostituirsi appieno – afferma Mantovani – specie date le carenze di strumenti e connessioni che rendono la dad una discriminante per qualcuno».
Scuole sicure. La scuola, spiega la dirigente del Gramsci, è tra i luoghi più protetti, «dove si tengono le distanze, si indossano le mascherine, si tengono le finestre aperte». Prosegue sulla stessa linea Antolini: «Ora tutta le responsabilità della situazione sembrano ricadere sui nostri istituti, rifiuto questa idea. Non è giusto scaricare la colpa verso le istituzioni scolastiche». Gli studenti non sembrano però convinti e lo sciopero di protesta continuerà oggi e nei prossimi giorni.
Continuare in dad. La protesta è partita dagli studenti del liceo classico linguistico Gramsci, con una petizione che si è allargata agli altri istituti cittadini. Dall’ufficio della scuola, la dirigente Elisa Mantovani commenta con un sorriso amaro un primo giorno di riapertura «tranquillo, perché a scuola sono venuti in pochi. Alcune classi del tutto assenti, altre dimezzate». Con una circolare di domenica era andata incontro agli alunni diminuendo la percentuale di presenza dal 75% al 60%. «Ma ho capito – prosegue – che per loro era una questione di principio, questa mattina è venuto a scuola solo il 34% degli studenti». Non ha numeri alla mano il dirigente Luigi Antolini che però conferma che «anche al liceo Mossa e al tecnico Panedda ci sono state molte assenze». Stessa situazione nel resto delle scuole superiori. La richiesta dei giovani era chiara: tenendo conto delle lungaggini dei vaccini e dell’aumento di positivi a Olbia, posticipare il ritorno in classe e riattivare la didattica a distanza. «Ma non è possibile – dice Mantovani –, per disposizioni ministeriali può essere attivata solo in situazioni particolari, e quindi chi non si presenta risulta semplicemente assente. Dobbiamo educare i ragazzi al rispetto delle regole». La tanto discussa Dad, commenta Antolini, «è un diritto sacrosanto per chi ha motivi oggettivi per non andare a scuola. Chi è in quarantena, chi è nella categoria fragile. Dal punto di vista etico ed educativo, non possiamo concederla agli studenti che hanno paura, si creano delle disparità». «È uno strumento utile in emergenza e come integrazione al percorso in presenza, ma non può sostituirsi appieno – afferma Mantovani – specie date le carenze di strumenti e connessioni che rendono la dad una discriminante per qualcuno».
Scuole sicure. La scuola, spiega la dirigente del Gramsci, è tra i luoghi più protetti, «dove si tengono le distanze, si indossano le mascherine, si tengono le finestre aperte». Prosegue sulla stessa linea Antolini: «Ora tutta le responsabilità della situazione sembrano ricadere sui nostri istituti, rifiuto questa idea. Non è giusto scaricare la colpa verso le istituzioni scolastiche». Gli studenti non sembrano però convinti e lo sciopero di protesta continuerà oggi e nei prossimi giorni.
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