Lite con katana e pistola una condanna per lesioni
di Tiziana Simula
Il regolamento di conti tra un autotrasportatore di Loiri e due portoricani Fabrizio Luciano aveva ferito alla spalla uno dei rivali armato di spada
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OLBIA. Si erano guardati a lungo in cagnesco quando si erano incontrati per caso in un bar, in zona Bandinu, c’era stata pure qualche parola di troppo tra loro. Motivo delle ostilità tra i due giovani, uno di Loiri e l’altro portoricano, una ragazza. Ma la discussione, quella pesante, era esplosa poco dopo, fuori dal bar. Quando Victor Josè Garcia Quiroz era andato a casa, aveva afferrato una katana, una spada giapponese simile a una scimitarra, ed era ritornato davanti al bar per affrontare il suo rivale, come nel sanguinoso film di Quentin Tarantino, “Kill Bill”. Lui, Fabrizio Luciano, autotrasportatore di Loiri, era andato in auto, aveva preso una pistola, una Beretta 7.65, e aveva sparato. Il proiettile aveva ferito al braccio Victor Josè Garcia Quiroz che nel frattempo era stato raggiunto da suo fratello.
L’autotrasportatore era stato rinviato a giudizio con l’accusa di tentato omicidio e detenzione illegale di arma. Ma nel corso del processo le contestazioni a suo carico si sono alleggerite. Tanto che lo stesso pubblico ministero Ilaria Corbelli ha ritenuto che non fosse configurabile il reato di tentato omicidio, chiedendo nella sua requisitoria che l’accusa venisse derubricata in lesioni. Luciano, insomma, non aveva sparato per uccidere, ma solo a scopo intimidatorio, per spaventare i due fratelli, uno dei quali aveva in mano una spada. Richiesta accolta ieri dal collegio, presieduto dal giudice Marco Contu, che ha derubricato il reato e condannato Luciano a un anno e 8 mesi (pena sospesa) per lesioni e detenzione illegale di arma.
Il suo difensore, l’avvocato Pasquale Ramazzotti, ha evidenziato come sia stato trovato un solo bossolo a dimostrazione che il colpo esploso sia stato solo uno, e non più colpi come sostenuto dalla Procura, e che la reazione del giovane «evento eccezionale di un bravo ragazzo», fosse stata dettata dall’intento di difendersi, spaventandoli e facendoli scappare. Era stato lui stesso tra l’altro, ad autodenunciarsi in commissariato e a indicare ai poliziotti dove aveva messo la pistola, nascosta all’interno di una macchina, in un cortile.
La vicenda risale al 18 dicembre 2016. È una domenica pomeriggio. Ad agitare gli animi dei due uomini, è una ragazza. Ora fidanzata col portoricano ma che prima stava con l’autotrasportatore di Loiri. Si incontrano casualmente allo stesso bar, in via Vicenza. C’è tensione, si guardano in malo modo, forse la discussione comincia già all’interno del locale. Poi, la coppia va via. Ma il portoricano ritorna sul posto, portandosi appresso la micidiale katana giapponese. Lungo la strada, i poliziotti avevano trovato il fodero. In via Vicenza esplode la discussione. Luciano va in macchina e prende la pistola e spara. Per l’accusa, più colpi. Per la difesa solo uno, e a scopo intimidatorio. Victor Josè Garcia Quiroz rimane ferito. Lui e il fratello sono stati poi denunciati per il possesso della scimitarra. Luciano viene ricercato da polizia e carabinieri: sospettano che ad aver sparato sia lui Dopo neanche un giorno, è lo stesso autotrasportatore, accompagnato dal suo avvocato, a presentarsi in commissariato e a indicare agli agenti dove trovare la pistola. Ieri la sentenza.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
L’autotrasportatore era stato rinviato a giudizio con l’accusa di tentato omicidio e detenzione illegale di arma. Ma nel corso del processo le contestazioni a suo carico si sono alleggerite. Tanto che lo stesso pubblico ministero Ilaria Corbelli ha ritenuto che non fosse configurabile il reato di tentato omicidio, chiedendo nella sua requisitoria che l’accusa venisse derubricata in lesioni. Luciano, insomma, non aveva sparato per uccidere, ma solo a scopo intimidatorio, per spaventare i due fratelli, uno dei quali aveva in mano una spada. Richiesta accolta ieri dal collegio, presieduto dal giudice Marco Contu, che ha derubricato il reato e condannato Luciano a un anno e 8 mesi (pena sospesa) per lesioni e detenzione illegale di arma.
Il suo difensore, l’avvocato Pasquale Ramazzotti, ha evidenziato come sia stato trovato un solo bossolo a dimostrazione che il colpo esploso sia stato solo uno, e non più colpi come sostenuto dalla Procura, e che la reazione del giovane «evento eccezionale di un bravo ragazzo», fosse stata dettata dall’intento di difendersi, spaventandoli e facendoli scappare. Era stato lui stesso tra l’altro, ad autodenunciarsi in commissariato e a indicare ai poliziotti dove aveva messo la pistola, nascosta all’interno di una macchina, in un cortile.
La vicenda risale al 18 dicembre 2016. È una domenica pomeriggio. Ad agitare gli animi dei due uomini, è una ragazza. Ora fidanzata col portoricano ma che prima stava con l’autotrasportatore di Loiri. Si incontrano casualmente allo stesso bar, in via Vicenza. C’è tensione, si guardano in malo modo, forse la discussione comincia già all’interno del locale. Poi, la coppia va via. Ma il portoricano ritorna sul posto, portandosi appresso la micidiale katana giapponese. Lungo la strada, i poliziotti avevano trovato il fodero. In via Vicenza esplode la discussione. Luciano va in macchina e prende la pistola e spara. Per l’accusa, più colpi. Per la difesa solo uno, e a scopo intimidatorio. Victor Josè Garcia Quiroz rimane ferito. Lui e il fratello sono stati poi denunciati per il possesso della scimitarra. Luciano viene ricercato da polizia e carabinieri: sospettano che ad aver sparato sia lui Dopo neanche un giorno, è lo stesso autotrasportatore, accompagnato dal suo avvocato, a presentarsi in commissariato e a indicare agli agenti dove trovare la pistola. Ieri la sentenza.
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