«Docche dominus del Geovillage»
di Tiziana Simula
Secondo l’inchiesta, dopo il fallimento non sarebbe mai uscito di scena. Venerdì gli interrogatori
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OLBIA. L’interrogatorio di garanzia è fissato per venerdì. Il creatore del Geovillage, l’ingegnere-imprenditore Gavino Docche e suo figlio Fabio potrebbero scegliere la linea del silenzio o al contrario decidere di rispondere alle domande del gip Caterina Interlandi che ha firmato l’ordinanza con cui due giorni fa, accogliendo la richiesta della Procura, li ha mandati entrambi agli arresti domiciliari, mettendo i sigilli alla mega struttura di zona industriale. Nella stessa giornata è previsto l’interrogatorio anche del direttore del Cipnes, Aldo Carta: il gip dovrà decidere sulla richiesta del pubblico ministero di sospensione del direttore dall’esercizio di pubblico ufficio. Con loro è indagato un professionista romano, Vittorio Occorsio, coinvolto in rappresentanza di un Fondo interessato all’acquisto del Geovillage. Nessuna misura è stata disposta nei suoi confronti dal gip. La Procura aveva chiesto la sospensione dall’esercizio della professione (e non gli arresto domiciliari): la richiesta è stata rigettata. Sono tutti accusati, in concorso tra loro, di turbativa d’asta nella vendita del compendio: la tesi della Procura di Tempio è che dal 2016, anno in cui l tribunale decretò il fallimento della Sviluppo Olbia spa, presieduta da Gavino Docche, l’asta giudiziaria del Geovillage sia stata rallentata e condizionata dallo stesso Docche, in concorso con gli altri indagati, attraverso una serie di azioni e operazioni finalizzate ad assicurare la permanenza del patron alla guida della struttura.
Nell’ordinanza del gip si richiamano gli accertamenti svolti nella lunga e complessa attività investigativa condotta dalla guardia di finanza, coordinata dal procuratore Gregorio Capasso e dal sostituto Mauro Lavra, da cui emergerebbe come il “vero dominus” – così viene definito nelle carte dell’inchiesta – della società Sviluppo Olbia, della Real Effegì del figlio Fabio e delle altre società del gruppo, sarebbe sempre stato Gavino Docche, 68 anni. Colui che agli inizi del 2000 realizzò in città una mega struttura polifunzionale dedicata allo sport, al turismo e al benessere, fino a quel momento unica nell’isola. Una realtà d’eccellenza, diventata punto di riferimento per i big dello sport con i suoi campi e i suoi impianti, la piscina semiolimpionica e olimpionica. Dalle intercettazioni, emerge che il patron del Geovillage si è sempre occupato della sua creatura anche dopo il fallimento della Sviluppo Olbia: della quotidiana conduzione della Real Effegi che ha gestito l’intera struttura fino al 31 dicembre 2020, della gestione del personale dell’albergo e della compravendita e gestione degli appartamenti destinati a Cav, case vacanza, costruite all’interno del compendio.
Stando all’ipotesi accusatoria, i Docche, attraverso accordi col direttore del Cipnes e la mediazione del professionista romano, avrebbero cercato di riappropriarsi del patrimonio delle società fallite. Avrebbero azzerato la platea dei possibili concorrenti, attraverso contatti clandestini e accordi che gli avrebbero consentito, con la costituzione di una new company con sede in un paese extra Unione Europea, di continuare a gestire le attività del compendio. La newco che avrebbe dovuto sostituire la Real Effegi nella gestione del Geovillage – come emerge dall’attività investigativa – sarebbe stata una nuova struttura societaria incardinata in una holding, con sede a Dubai. Le difese degli indagati sono già al lavoro: c’è una grossa mole di atti da studiare, risultato della lunga inchiesta che ha passato al setaccio la vita del Geovillage, a partire dal 2012, e il complesso assetto societario. L’inchiesta ora prosegue su altri fronti e potrebbe portare a nuove contestazioni.
Nell’ordinanza del gip si richiamano gli accertamenti svolti nella lunga e complessa attività investigativa condotta dalla guardia di finanza, coordinata dal procuratore Gregorio Capasso e dal sostituto Mauro Lavra, da cui emergerebbe come il “vero dominus” – così viene definito nelle carte dell’inchiesta – della società Sviluppo Olbia, della Real Effegì del figlio Fabio e delle altre società del gruppo, sarebbe sempre stato Gavino Docche, 68 anni. Colui che agli inizi del 2000 realizzò in città una mega struttura polifunzionale dedicata allo sport, al turismo e al benessere, fino a quel momento unica nell’isola. Una realtà d’eccellenza, diventata punto di riferimento per i big dello sport con i suoi campi e i suoi impianti, la piscina semiolimpionica e olimpionica. Dalle intercettazioni, emerge che il patron del Geovillage si è sempre occupato della sua creatura anche dopo il fallimento della Sviluppo Olbia: della quotidiana conduzione della Real Effegi che ha gestito l’intera struttura fino al 31 dicembre 2020, della gestione del personale dell’albergo e della compravendita e gestione degli appartamenti destinati a Cav, case vacanza, costruite all’interno del compendio.
Stando all’ipotesi accusatoria, i Docche, attraverso accordi col direttore del Cipnes e la mediazione del professionista romano, avrebbero cercato di riappropriarsi del patrimonio delle società fallite. Avrebbero azzerato la platea dei possibili concorrenti, attraverso contatti clandestini e accordi che gli avrebbero consentito, con la costituzione di una new company con sede in un paese extra Unione Europea, di continuare a gestire le attività del compendio. La newco che avrebbe dovuto sostituire la Real Effegi nella gestione del Geovillage – come emerge dall’attività investigativa – sarebbe stata una nuova struttura societaria incardinata in una holding, con sede a Dubai. Le difese degli indagati sono già al lavoro: c’è una grossa mole di atti da studiare, risultato della lunga inchiesta che ha passato al setaccio la vita del Geovillage, a partire dal 2012, e il complesso assetto societario. L’inchiesta ora prosegue su altri fronti e potrebbe portare a nuove contestazioni.
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