Evasione fiscale per gli yacht di lusso: a processo
Anche Domenico Fresi Roglia è coinvolto nell’inchiesta per frode che riguarda Oberdan Chimenti
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OLBIA. Un anno fa Domenico Fresi Roglia era rimasto coinvolto in un’inchiesta su una presunta frode fiscale internazionale per la quale è stato già rinviato a giudizio l’imprenditore Oberdan Chimenti, di origine livornese, 51 anni, che opera in città nel settore della produzione e commercializzazione di yacht di lusso a marchio Maori. Ora anche Fresi Roglia – la cui posizione era stata stralciata per problemi di notifica – è stato rinviato a giudizio.
Lo ha deciso il gup Caterina Interlandi – pubblico ministero Rossella Spano –, il processo comincerà a dicembre 2021. A Fresi Roglia, difeso dagli avvocati Giampaolo Murrighile e Giuseppe Farris, viene contestato un solo capo d’imputazione in concorso con Chimenti relativo all’omessa dichiarazione fiscale e versamento dell’Iva per l’anno di imposta 2015 per circa 195mila euro.
«Siamo certi che nel processo emergerà l’estraneità del nostro assistito ai fatti contestati», dice l’avvocato Murrighile. Il Riesame aveva revocato le misure disposte dal gip del tribunale di Tempio, dissequestrando i beni e riabilitandolo all’attività imprenditoriale.
Secondo la ricostruzione fatta dagli inquirenti – l’inchiesta era stata condotta dalla guardia di finanza di Olbia e coordinata dal procuratore Gregorio Capasso – attraverso indagini bancarie, accessi fiscali, perquisizioni, intercettazioni e accertamenti tecnici irripetibili sugli strumenti informatici di Chimenti, l’imprenditore livornese, avrebbe creato un complesso schema societario con un processo di internazionalizzazione fittizia, avvalendosi di un altrettanto complesso modello di evasione fiscale elaborato da consulenti esteri. Stando alle accuse, aveva creato due società esterovestite, cioè con sede legale fittizia in Paesi a fiscalità privilegiata, la Maori yacht world ltd con sede a Malta e la Gagu ltd con sede negli Emirati Arabi, ma di fatto gestite da lui stesso, utilizzate per evadere le imposte sui redditi in Italia, in quanto i proventi venivano dichiarati all’estero dalle due società secondo i meccanismi di tassazione agevolata propri di quei Paesi. La Procura contesta una maxi evasione pari a 3 milioni di euro. (t.s.)
Lo ha deciso il gup Caterina Interlandi – pubblico ministero Rossella Spano –, il processo comincerà a dicembre 2021. A Fresi Roglia, difeso dagli avvocati Giampaolo Murrighile e Giuseppe Farris, viene contestato un solo capo d’imputazione in concorso con Chimenti relativo all’omessa dichiarazione fiscale e versamento dell’Iva per l’anno di imposta 2015 per circa 195mila euro.
«Siamo certi che nel processo emergerà l’estraneità del nostro assistito ai fatti contestati», dice l’avvocato Murrighile. Il Riesame aveva revocato le misure disposte dal gip del tribunale di Tempio, dissequestrando i beni e riabilitandolo all’attività imprenditoriale.
Secondo la ricostruzione fatta dagli inquirenti – l’inchiesta era stata condotta dalla guardia di finanza di Olbia e coordinata dal procuratore Gregorio Capasso – attraverso indagini bancarie, accessi fiscali, perquisizioni, intercettazioni e accertamenti tecnici irripetibili sugli strumenti informatici di Chimenti, l’imprenditore livornese, avrebbe creato un complesso schema societario con un processo di internazionalizzazione fittizia, avvalendosi di un altrettanto complesso modello di evasione fiscale elaborato da consulenti esteri. Stando alle accuse, aveva creato due società esterovestite, cioè con sede legale fittizia in Paesi a fiscalità privilegiata, la Maori yacht world ltd con sede a Malta e la Gagu ltd con sede negli Emirati Arabi, ma di fatto gestite da lui stesso, utilizzate per evadere le imposte sui redditi in Italia, in quanto i proventi venivano dichiarati all’estero dalle due società secondo i meccanismi di tassazione agevolata propri di quei Paesi. La Procura contesta una maxi evasione pari a 3 milioni di euro. (t.s.)
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