Sul crac Cavallino bianco processo per bancarotta
di Tiziana Simula
L’imputata è Patricia Gomez, vedova dell’imprenditore Sebastiano Ragnedda È accusata insieme alla commercialista di aver fatto sparire documenti contabili
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TEMPIO. È accusata, insieme alla sua commercialista, di aver portato via dalla cassaforte della società parte dei documenti della Cavallino Bianco fallita «utili alla ricostruzione del patrimonio e del movimento degli affari, con danno per i creditori». Si è aperto ieri il processo nei confronti di Patricia Alejandra Gomez, 49 anni, argentina, vedova dell’imprenditore di Arzachena Sebastiano Ragnedda. Nome noto alle cronache in quanto fu la sua denuncia su presunte anomalie nella vendita all’asta della villa di Baia Sardinia appartenuta all’imprenditore gallurese, a dare il via all’inchiesta sfociata in un processo in parte ancora in corso nel tribunale di Roma (cinque imputati sono stati già assolti). Imputata insieme a lei, davanti al collegio del tribunale di Tempio presieduto dal giudice Marco Contu, la sua commercialista, Stefania Ciudino, 41 anni, di Arzachena. L’accusa, in concorso tra loro, è di bancarotta fraudolenta.
La vicenda è quella relativa ai documenti “spariti” della società Cavallino Bianco srl, fallita il 5 novembre 2015. Società proprietaria, tra l’altro, del terreno sul quale sorge la villa venduta all’asta, al centro del processo romano. Stando alle contestazioni del procuratore Gregorio Capasso, titolare del fascicolo, la Gomez, in qualità di legale rappresentante della Cavallino bianco, ruolo assunto dopo la morte del marito, avrebbe sottratto insieme alla commercialista parte dei documenti della società.
In seguito alla dichiarazione di fallimento della Cavallino bianco, le due imputate sarebbero entrate negli uffici della società di Baia Sardinia, nel Residence Rena Bianca, e avrebbero portato via dalla cassaforte la documentazione: il registro vendite dal 2012 al 2015, il libro cespiti 2015, il libro giornale 2015, il libro vidimato delle assemblee e il libro inventari, questi ultimi due documenti sarebbero stati poi ritrovati nello studio della Ciudino durante una perquisizione della guardia di finanza che si occupò delle indagini. Sarebbe “sparita” anche la documentazione contabile, e cioè fatture emesse, ricevute ed estratti conto bancari che, secondo l’accusa, avrebbero consentito di accertare lo stato dei rapporti tra la società fallita e terze persone.
A Patricia Alejandra Gomez viene contestata anche la bancarotta semplice in merito al fallimento di un’altra società, la Ragnotel srl dichiarata fallita dal tribunale di Tempio nel settembre 2016. È accusata di aver tenuto in modo irregolare e incompleto i libri e le scritture contabili nel periodo antecedente alla dichiarazione di fallimento. Queste le accuse mosse dalla Procura nei confronti delle due imputate. Accuse respinte dal loro difensore, l’avvocato Damaso Ragnedda. Che ieri in apertura del processo ha sollevato un’eccezione in merito al capo d’imputazione. «La mia assistita al momento del fatto contestato, non aveva alcun titolo nella società Cavallino Bianco», ha detto l’avvocato.
Per la difesa, insomma, lPatricia Alejandra Gomez è stata accusata di sottrazione della documentazione quando ancora non era amministratrice della società e il capo d’imputazione sarebbe quindi errato. Il collegio ha rigettato l’eccezione della difesa e ha aperto il processo. Si prosegue a dicembre.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La vicenda è quella relativa ai documenti “spariti” della società Cavallino Bianco srl, fallita il 5 novembre 2015. Società proprietaria, tra l’altro, del terreno sul quale sorge la villa venduta all’asta, al centro del processo romano. Stando alle contestazioni del procuratore Gregorio Capasso, titolare del fascicolo, la Gomez, in qualità di legale rappresentante della Cavallino bianco, ruolo assunto dopo la morte del marito, avrebbe sottratto insieme alla commercialista parte dei documenti della società.
In seguito alla dichiarazione di fallimento della Cavallino bianco, le due imputate sarebbero entrate negli uffici della società di Baia Sardinia, nel Residence Rena Bianca, e avrebbero portato via dalla cassaforte la documentazione: il registro vendite dal 2012 al 2015, il libro cespiti 2015, il libro giornale 2015, il libro vidimato delle assemblee e il libro inventari, questi ultimi due documenti sarebbero stati poi ritrovati nello studio della Ciudino durante una perquisizione della guardia di finanza che si occupò delle indagini. Sarebbe “sparita” anche la documentazione contabile, e cioè fatture emesse, ricevute ed estratti conto bancari che, secondo l’accusa, avrebbero consentito di accertare lo stato dei rapporti tra la società fallita e terze persone.
A Patricia Alejandra Gomez viene contestata anche la bancarotta semplice in merito al fallimento di un’altra società, la Ragnotel srl dichiarata fallita dal tribunale di Tempio nel settembre 2016. È accusata di aver tenuto in modo irregolare e incompleto i libri e le scritture contabili nel periodo antecedente alla dichiarazione di fallimento. Queste le accuse mosse dalla Procura nei confronti delle due imputate. Accuse respinte dal loro difensore, l’avvocato Damaso Ragnedda. Che ieri in apertura del processo ha sollevato un’eccezione in merito al capo d’imputazione. «La mia assistita al momento del fatto contestato, non aveva alcun titolo nella società Cavallino Bianco», ha detto l’avvocato.
Per la difesa, insomma, lPatricia Alejandra Gomez è stata accusata di sottrazione della documentazione quando ancora non era amministratrice della società e il capo d’imputazione sarebbe quindi errato. Il collegio ha rigettato l’eccezione della difesa e ha aperto il processo. Si prosegue a dicembre.
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