Molestie sulla giudice chiesta l’archiviazione
di Tiziana Simula
Per la Procura di Roma l’accusa contro il presidente Magliulo è infondata La difesa: «Era il naturale epilogo». La presunta vittima: «Non sappiamo nulla»
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TEMPIO. Per la Procura di Roma il presidente del tribunale di Tempio, Giuseppe Magliulo, non ha commesso alcuna molestia sessuale nei confronti della collega giudice che lo aveva accusato, e il procedimento dev’essere quindi archiviato.
A dare notizia della richiesta di archiviazione presentata dal pubblico ministero Pantaleo Polifemo, titolare dell’inchiesta aperta dalla procura capitolina competente per i procedimenti che riguardano i magistrati, è il difensore di Magliulo, l’avvocato Valerio Spigarelli. Che, in realtà, aveva già anticipato la decisione della Procura la settimana scorsa, quando si era diffusa la notizia dell’inchiesta che vedeva indagato per molestie sessuali il presidente del tribunale. «Diamo atto di questa decisione – dice l’avvocato Spigarelli – al fine di porre freno alla indecorosa e diffamatoria pubblicazione di notizie e prese di posizioni da parte di alcuni organi di stampa e commentatori televisivi che hanno richiamato la vicenda, del tutto inconsistente e già da tempo avviata verso il naturale epilogo processuale, distorcendola, condendola di notizie non vere e accostandola in maniera strumentale al procedimento penale del cosiddetto caso Grillo».
La magistrata, 49 anni, del sud Italia, giudice nel settore civile nello stesso tribunale di Tempio, ha accusato Magliulo di averla palpeggiata. L’inchiesta è stata condotta con grande riserbo e solo qualche giorno fa, il caso giudiziario è esploso travolgendo il palazzo di giustizia gallurese, rimbalzato nelle cronache nazionali. Magliulo respinge le accuse della magistrata (che risulta a sua volta indagata per falso, abuso d’ufficio, induzione in errore con l’inganno e calunnia per altre vicende che riguardano le cancellerie e qualche avvocato). Entrambi mesi fa sono stati sentiti dal pubblico ministero ribadendo ognuno le proprie posizioni. «La notizia è venuta fuori proprio quando si era in attesa della scontata richiesta di archiviazione, che riteniamo sarà formalizzata in questi giorni, in ordine a fatti totalmente inconsistenti e smentiti dagli accertamenti svolti nelle sedi competenti», aveva detto l’avvocato Spigarelli, annunciando, di fatto, la decisione che sarebbe stata presa dal pubblico ministero. Ma la giudice, attraverso i suoi avvocati, dice di non sapere niente della richiesta di archiviazione. «Per noi non esiste nulla perché nulla ci è stato notificato – spiega l’avvocato Ivano Iai – La mia assistita non è stata informata, neppure in modo non ufficiale, di alcuna richiesta di archiviazione che, com’è previsto dalla legge processuale, deve essere notificata alla persona offesa. Per quanto ci riguarda, apprendiamo la circostanza da fonte giornalistica che, essendo inidonea a supplire a una formale comunicazione del pubblico ministero, non può di conseguenza dimostrarne l’esistenza. Se e quando la mia assistita riceverà formali comunicazioni da parte dell’autorità giudiziaria, valuteremo insieme al collega Gustavo Pansini le iniziative necessarie a tutelare i diritti della magistrata vittima del reato».
A dare notizia della richiesta di archiviazione presentata dal pubblico ministero Pantaleo Polifemo, titolare dell’inchiesta aperta dalla procura capitolina competente per i procedimenti che riguardano i magistrati, è il difensore di Magliulo, l’avvocato Valerio Spigarelli. Che, in realtà, aveva già anticipato la decisione della Procura la settimana scorsa, quando si era diffusa la notizia dell’inchiesta che vedeva indagato per molestie sessuali il presidente del tribunale. «Diamo atto di questa decisione – dice l’avvocato Spigarelli – al fine di porre freno alla indecorosa e diffamatoria pubblicazione di notizie e prese di posizioni da parte di alcuni organi di stampa e commentatori televisivi che hanno richiamato la vicenda, del tutto inconsistente e già da tempo avviata verso il naturale epilogo processuale, distorcendola, condendola di notizie non vere e accostandola in maniera strumentale al procedimento penale del cosiddetto caso Grillo».
La magistrata, 49 anni, del sud Italia, giudice nel settore civile nello stesso tribunale di Tempio, ha accusato Magliulo di averla palpeggiata. L’inchiesta è stata condotta con grande riserbo e solo qualche giorno fa, il caso giudiziario è esploso travolgendo il palazzo di giustizia gallurese, rimbalzato nelle cronache nazionali. Magliulo respinge le accuse della magistrata (che risulta a sua volta indagata per falso, abuso d’ufficio, induzione in errore con l’inganno e calunnia per altre vicende che riguardano le cancellerie e qualche avvocato). Entrambi mesi fa sono stati sentiti dal pubblico ministero ribadendo ognuno le proprie posizioni. «La notizia è venuta fuori proprio quando si era in attesa della scontata richiesta di archiviazione, che riteniamo sarà formalizzata in questi giorni, in ordine a fatti totalmente inconsistenti e smentiti dagli accertamenti svolti nelle sedi competenti», aveva detto l’avvocato Spigarelli, annunciando, di fatto, la decisione che sarebbe stata presa dal pubblico ministero. Ma la giudice, attraverso i suoi avvocati, dice di non sapere niente della richiesta di archiviazione. «Per noi non esiste nulla perché nulla ci è stato notificato – spiega l’avvocato Ivano Iai – La mia assistita non è stata informata, neppure in modo non ufficiale, di alcuna richiesta di archiviazione che, com’è previsto dalla legge processuale, deve essere notificata alla persona offesa. Per quanto ci riguarda, apprendiamo la circostanza da fonte giornalistica che, essendo inidonea a supplire a una formale comunicazione del pubblico ministero, non può di conseguenza dimostrarne l’esistenza. Se e quando la mia assistita riceverà formali comunicazioni da parte dell’autorità giudiziaria, valuteremo insieme al collega Gustavo Pansini le iniziative necessarie a tutelare i diritti della magistrata vittima del reato».
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