«Un altro mese in giallo salviamo estate e lavoro»
Appello Cgil alla prudenza dopo l’annuncio del prossimo ritorno in zona bianca «Troppi rischi, non dimentichiamo ciò che è accaduto l’anno scorso e a marzo»
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OLBIA. Zona bianca? Non ancora. Meglio di no a giugno: teniamoci la zona gialla, così a luglio e agosto, ma anche a settembre e ottobre, siamo sicuri di non compromettere la stagione turistica, ovvero il 16 per cento del Pil regionale. La Cgil non ha timore di frenare e invitare a ragionare con calma dopo l’annuncio del ministro della Salute Roberto Speranza, secondo il quale dal prossimo primo giugno la Sardegna (insieme ad altre regioni) potrebbe diventare zona bianca per il Covid-19.
Danilo Deiana, della segretaria confederale gallurese e segretario provinciale della Filcams, la categoria che segue il settore turistico, affida l’appello a mantenere un altro mese di zona gialla a un video pubblicato sui social. Considerati i buoni rapporti tra sindacati del settore e aziende, è assai probabile che la richiesta di prudenza sia ben vista anche dai maggiori protagonisti dell’industria turistica gallurese.
«Nell’ottica della programmazione delle strutture ricettive – spiega Danilo Deiana – è meglio puntare sui mesi di luglio, agosto e quelli successivi puntando alla destagionalizzazione. Insomma: stringiamo i denti un altro po’ per avere così la certezza di salvaguardare questa stagione, che è di transizione ma che ha un grande valore per la nostra economia. Non deve ripetersi quello che è successo lo scorso anno, né possiamo correre il rischio di rivedere quanto accaduto con la prima zona bianca. Abbiamo il dovere di tutelare la nostra principale industria, perciò servono scelte lungimiranti da parte delle istituzioni e della Regione».
I riferimenti sono chiari. A cominciare dalla stagione turistica 2020, partita in grave ritardo a causa della pandemia e strozzata più o meno nella culla dall’esplosione dei focolai di coronavirus in locali come il Billionaire di Flavio Briatore e in altre note strutture turistiche. Contagi che hanno bruscamente interrotto la stagione a metà agosto, quando finalmente sembrava che potesse decollare. Spingendo alla fuga chi in Sardegna c’era già arrivato o facendo cambiare idea, con una valanga di disdette, a chi aveva programmato nell’isola le sue vacanze a fine agosto, settembre e oltre. Quanto alla “zona bianca”, l’unica che si sia vista in Italia da inizio pandemia, il ricordo è ancora fresco e doloroso. La classificazione in bianco dal 1° marzo aveva avuto un’eco almeno europea tingendo di rosa le prospettive turistiche dell’isola. Ma in breve si è rivelata un boomerang: caduta in zona arancione dopo tre settimane e sprofondo in zona rossa dopo altri 15 giorni. Con un danno economico e di immagine incalcolabile e una lezione. Quella, appunto, che adesso spinge la Cgil a dire che non è il caso di farsi ancora del male. «Qualche azienda, che magari lavora sulla massa – spiega Deiana – forse vorrà il via libera alla zona bianca da subito. Altri, e noi tra questi, riteniamo che sia preferibile essere cauti, così da poter ottenere il massimo da questa stagione. Con la zona bianca, lo si è visto, la gente perde la percezione del rischio, vengono meno le regole di sicurezza e non ci sono controlli sufficienti. Mantenere la zona gialla a giugno è un sacrificio ma ci permette di salvaguardare il resto, anche perché nel frattempo la campagna vaccinale sarà andata avanti. In questo modo salvaguarderemo la nostra economia e i posti di lavoro. Non deve ripetersi quanto è accaduto l’anno scorso, quando le aziende facevano contratti di mese in mese, creando incertezza nel lavoratore». (a.se.)
Danilo Deiana, della segretaria confederale gallurese e segretario provinciale della Filcams, la categoria che segue il settore turistico, affida l’appello a mantenere un altro mese di zona gialla a un video pubblicato sui social. Considerati i buoni rapporti tra sindacati del settore e aziende, è assai probabile che la richiesta di prudenza sia ben vista anche dai maggiori protagonisti dell’industria turistica gallurese.
«Nell’ottica della programmazione delle strutture ricettive – spiega Danilo Deiana – è meglio puntare sui mesi di luglio, agosto e quelli successivi puntando alla destagionalizzazione. Insomma: stringiamo i denti un altro po’ per avere così la certezza di salvaguardare questa stagione, che è di transizione ma che ha un grande valore per la nostra economia. Non deve ripetersi quello che è successo lo scorso anno, né possiamo correre il rischio di rivedere quanto accaduto con la prima zona bianca. Abbiamo il dovere di tutelare la nostra principale industria, perciò servono scelte lungimiranti da parte delle istituzioni e della Regione».
I riferimenti sono chiari. A cominciare dalla stagione turistica 2020, partita in grave ritardo a causa della pandemia e strozzata più o meno nella culla dall’esplosione dei focolai di coronavirus in locali come il Billionaire di Flavio Briatore e in altre note strutture turistiche. Contagi che hanno bruscamente interrotto la stagione a metà agosto, quando finalmente sembrava che potesse decollare. Spingendo alla fuga chi in Sardegna c’era già arrivato o facendo cambiare idea, con una valanga di disdette, a chi aveva programmato nell’isola le sue vacanze a fine agosto, settembre e oltre. Quanto alla “zona bianca”, l’unica che si sia vista in Italia da inizio pandemia, il ricordo è ancora fresco e doloroso. La classificazione in bianco dal 1° marzo aveva avuto un’eco almeno europea tingendo di rosa le prospettive turistiche dell’isola. Ma in breve si è rivelata un boomerang: caduta in zona arancione dopo tre settimane e sprofondo in zona rossa dopo altri 15 giorni. Con un danno economico e di immagine incalcolabile e una lezione. Quella, appunto, che adesso spinge la Cgil a dire che non è il caso di farsi ancora del male. «Qualche azienda, che magari lavora sulla massa – spiega Deiana – forse vorrà il via libera alla zona bianca da subito. Altri, e noi tra questi, riteniamo che sia preferibile essere cauti, così da poter ottenere il massimo da questa stagione. Con la zona bianca, lo si è visto, la gente perde la percezione del rischio, vengono meno le regole di sicurezza e non ci sono controlli sufficienti. Mantenere la zona gialla a giugno è un sacrificio ma ci permette di salvaguardare il resto, anche perché nel frattempo la campagna vaccinale sarà andata avanti. In questo modo salvaguarderemo la nostra economia e i posti di lavoro. Non deve ripetersi quanto è accaduto l’anno scorso, quando le aziende facevano contratti di mese in mese, creando incertezza nel lavoratore». (a.se.)
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