La Nuova Sardegna

Olbia

«Dateci tempo con la cig Air Italy non può sparire»

di Antonello Sechi
«Dateci tempo con la cig Air Italy non può sparire»

I lavoratori tra ansia, incredulità e speranza mentre il 30 giugno si avvicina Attesa per le decisioni del governo che possono impedire la fine della compagnia

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OLBIA. «Vogliamo ancora guardare negli occhi i passeggeri», dice Tamara Di Iorio, assistente di volo di Air Italy, che nell’ultimo anno ha passato molto tempo a sostenere il morale di colleghe e colleghi meno positivi di lei. Come tutti i lavoratori dell’ex Meridiana e tutti gli olbiesi che con la compagnia sono nati e cresciuti, non può credere che il 30 giugno finisca tutto: posti di lavoro, economia, prestigio, quell’identità di avamposto sardo aperto al mondo, sottolineato anche da quegli uomini e donne con la divisa della compagnia aerea creata da Karim Aga Khan che a Olbia incontravi in aeroporto, in città, nell’appartamento di fronte al tuo nel condominio. Ma il calendario è inesorabile: tra cinque settimane finirà la cassa integrazione e scatteranno i licenziamenti. Se accadrà davvero sarà la fine di tutto. «Abbiamo una sola possibilità – dice Antonello Sanna, 60 anni, olbiese, quadro aziendale, anche lui in cassa integrazione –: un tavolo ministeriale bipartisan, con i ministri Orlando e Giorgetti e i sindacati. Serve il prolungamento degli ammortizzatori, un altro anno che tenga viva la compagnia in attesa di una soluzione industriale che non disperda tutto questo. Ho una certa età e presto potrò andare in pensione, ma i colleghi più giovani che prospettive hanno? La città verrà messa in ginocchio».

La risposta deve arrivare da Roma, dove oggi c’è la manifestazione promossa da Usb, Ap e Cobas e il 3 giugno quella di Cgil, Cisl, Uil e Ugl. Ad attenderla ci sono i 1483 lavoratori – dal personale di terra a quello di volo – che l’11 febbraio 2020, mentre il pianeta cominciava a capire che il Covid era una faccenda serissima, hanno trovato nelle loro mail il brutale benservito: compagnia in liquidazione, Air Italy chiude. Uno choc che a Olbia ha lasciato incredule 500 persone e il resto a Malpensa. «Siamo rimasti immobili – ricorda Tamara Di Iorio, che ha 45 anni e tre figli – abbiamo pensato a un errore. Impensabile che cambiasse tutto dall’oggi al domani, dai progetti di nuove rotte internazionali al niente. I sindacati erano più sgomenti di noi lavoratori, avevamo aerei fermi in tutte le parti del mondo, Africa, Stati Uniti, gli equipaggi sono tornati con le altre compagnie». Tutti a casa: piloti, assistenti di volo, terra, manutenzioni, quadri. «Come abbiamo vissuto quest’anno? Male – dice Antonello Sanna, che è stato responsabile della gestione dei naviganti e che nell’ultimo periodo seguiva il cargo – se ti tagliano di colpo lo stipendio di 500 euro e poi te lo tolgono del tutto non paghi il mutuo, le bollette, non mandi i figli all’università, le banche ti chiedono il rientro dal fido. I soldi messi da parte sono serviti in questi mesi. Ma ci sono situazioni di grave difficoltà».

Il Covid e il lockdown non hanno aiutato. «Sarebbe stato importante confrontarsi. La perdita di contatto in molti ha generato depressione», spiega Tamara Di Iorio, appena tornata da Fiumicino dove ha fatto l’addestramento annuale per fumo o fuoco a bordo, «pagato dalla Regione» per mantenere le certificazioni. Un breve ritorno alla normalità del lavoro cancellata da quella maledetta mail che ha mandato tutti a casa: «Le colleghe avevano le lacrime agli occhi».

Estendere la cassa integrazione per avere uno stipendio, certo. Ma anche per mantenere in piedi un’azienda con le certificazioni, il suo know how, la professionalità dei suoi lavoratori per il tempo necessario a riaprire una prospettiva industriale. Chi ha lavorato per Air Italy, Meridiana, Alisarda porta con sé la convinzione di far parte di una delle migliori compagnie aeree del mondo. «Non siamo di serie B, una compagnia minore o una low cost – dice Antonello Sanna, pensando alle scelte che sta per fare il governo sul futuro del trasporto aereo nazionale –, in Italia siamo il secondo vettore, non possono abbandonarci». «Per noi – riflette Tamara Di Iorio – salire sull’aereo è sempre stato come andare a casa di qualcuno. Esprimiamo uno dei più alti livelli di professionalità del mondo. La gente ci riconosce negli aeroporti, ci dice: siete quelli di Air Italy. Siamo diventati parte delle comunità che abbiamo servito. Anche a Lampedusa, dove magari è capitato che il comandante dell’aereo si sia fatto carico del biglietto di chi doveva spostarsi e non aveva i soldi per pagarlo. Siamo la compagnia aerea della Sardegna, che ha sempre garantito il servizio. Non si può cancellare tutto questo». Non si può. Ma il 30 giugno si avvicina e i liquidatori vanno avanti secondo le indicazioni ferree degli azionisti (Aga Khan e Qatar Airways): chiuderanno. Tocca al governo agire perché non succeda.

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