Bufera Cipnes, sospeso il direttore
di Tiziana Simula
Turbativa d’asta, Aldo Carta non potrà esercitare le sue funzioni per un anno. La difesa: «È ingiusto»
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OLBIA. «È un provvedimento abnorme e ingiusto. Comunque sono sereno, ritengo di aver fatto il mio dovere e porterò le mie ragioni al tribunale del Riesame». Per un anno Aldo Carta, coinvolto nell’inchiesta sulla presunta turbativa d’asta del Geovillage che vede tuttora agli arresti domiciliari il patron della mega struttura di zona industriale Gavino Docche e suo figlio Fabio, non potrà esercitare le sue funzioni di direttore del Consorzio industriale che ha guidato per 29 anni. La sospensione è stata decisa ieri dal gip del tribunale di Tempio Caterina Interlandi a due settimane dal lungo interrogatorio nel corso del quale il direttore del Cipnes ha cercato di chiarire la posizione dell’ente consortile e i rapporti con la famiglia Docche. Ma tanto non è bastato a scongiurare il provvedimento del gip. Che, condividendo la richiesta del procuratore Gregorio Capasso e del sostituto Mauro Lavra, ha sospeso il direttore dall’esercizio di pubblico ufficio per un anno. «Ho già dato mandato ai miei avvocati, Marzio Altana e Alessandro Gentiloni, di presentare ricorso al Riesame», commenta Carta qualche ora dopo aver lasciato gli uffici di zona industriale, dove i finanzieri, al comando del capitano Carlo Lazzari, gli hanno notificato l’ordinanza del gip.
Il giudice per le indagini preliminari ritiene che il direttore del Cipnes e Gavino Docche abbiano interferito con una serie di condotte nella procedura fallimentare, impedendo di attivare il bando di gara per la vendita del Geovillage, a danno dei creditori. La curatela sarebbe stata sistematicamente condizionata dall’esercizio scorretto dei poteri del Cipnes diretti – questa l’accusa – ad avvantaggiare l’interesse privato dei Docche.
Una visione diametralmente opposta a quella dell’indagato che ritiene «di avere sempre agito nell’interesse pubblico e di avere negli anni sempre interloquito con la curatela per concertare percorsi giuridici e condividere soluzioni che salvaguardassero tutti gli interessi in gioco, compreso il recupero dei contributi erariali». Ma quello che il Consorzio definisce come l’esercizio delle proprie prerogative, per l’accusa rappresenta un’interferenza nella procedura fallimentare.
A Carta vengono contestate anche le relazioni e le frequentazioni con la famiglia Docche. «Vorrei precisare, così come ho fatto anche nel corso dell’interrogatorio, che dopo il fallimento della Sviluppo Olbia, nel 2016, i Docche hanno continuato a gestire il Geovillage e non per volontà di Aldo Carta ma dello stesso tribunale, con un decreto del giudice e il consenso dei creditori», rimarca il direttore del Cipnes.
Il creatore del mega complesso turistico alberghiero e sportivo, l’ingegnere-imprenditore Gavino Docche, e suo figlio Fabio che attraverso la Real Effegì aveva gestito la struttura fino al 31 dicembre 2020, sono finiti agli arresti domiciliari con l’accusa di turbativa d’asta, il 10 maggio scorso. Nello stesso giorno, il Geovillage – già nelle mani della curatela fallimentare e quindi del tribunale – è stato messo sotto sequestro. Indagati con la stessa accusa, in concorso con i due arrestati, anche il direttore del Cipnes e il notaio romano Vittorio Occorsio coinvolto in rappresentanza di un Fondo interessato all’acquisto. La tesi della Procura è che dal 2016, anno in cui il tribunale decretò il fallimento della Sviluppo Olbia, presieduta da Gavino Docche, l’asta giudiziaria del Geovillage sia stata rallentata e condizionata dallo stesso Docche – definito nelle carte dell’inchiesta il “vero dominus” – in concorso con gli altri indagati, attraverso una serie di azioni e operazioni finalizzate ad assicurare la sua permanenza alla guida della struttura.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Il giudice per le indagini preliminari ritiene che il direttore del Cipnes e Gavino Docche abbiano interferito con una serie di condotte nella procedura fallimentare, impedendo di attivare il bando di gara per la vendita del Geovillage, a danno dei creditori. La curatela sarebbe stata sistematicamente condizionata dall’esercizio scorretto dei poteri del Cipnes diretti – questa l’accusa – ad avvantaggiare l’interesse privato dei Docche.
Una visione diametralmente opposta a quella dell’indagato che ritiene «di avere sempre agito nell’interesse pubblico e di avere negli anni sempre interloquito con la curatela per concertare percorsi giuridici e condividere soluzioni che salvaguardassero tutti gli interessi in gioco, compreso il recupero dei contributi erariali». Ma quello che il Consorzio definisce come l’esercizio delle proprie prerogative, per l’accusa rappresenta un’interferenza nella procedura fallimentare.
A Carta vengono contestate anche le relazioni e le frequentazioni con la famiglia Docche. «Vorrei precisare, così come ho fatto anche nel corso dell’interrogatorio, che dopo il fallimento della Sviluppo Olbia, nel 2016, i Docche hanno continuato a gestire il Geovillage e non per volontà di Aldo Carta ma dello stesso tribunale, con un decreto del giudice e il consenso dei creditori», rimarca il direttore del Cipnes.
Il creatore del mega complesso turistico alberghiero e sportivo, l’ingegnere-imprenditore Gavino Docche, e suo figlio Fabio che attraverso la Real Effegì aveva gestito la struttura fino al 31 dicembre 2020, sono finiti agli arresti domiciliari con l’accusa di turbativa d’asta, il 10 maggio scorso. Nello stesso giorno, il Geovillage – già nelle mani della curatela fallimentare e quindi del tribunale – è stato messo sotto sequestro. Indagati con la stessa accusa, in concorso con i due arrestati, anche il direttore del Cipnes e il notaio romano Vittorio Occorsio coinvolto in rappresentanza di un Fondo interessato all’acquisto. La tesi della Procura è che dal 2016, anno in cui il tribunale decretò il fallimento della Sviluppo Olbia, presieduta da Gavino Docche, l’asta giudiziaria del Geovillage sia stata rallentata e condizionata dallo stesso Docche – definito nelle carte dell’inchiesta il “vero dominus” – in concorso con gli altri indagati, attraverso una serie di azioni e operazioni finalizzate ad assicurare la sua permanenza alla guida della struttura.
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