Successo per la riapertura del teatro
Arzachena la ripartenza della stagione Cedac con “Mimì” convince il pubblico
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ARZACHENA. Chiuso il sipario, tutti d’accordo: era il miglior spettacolo possibile per una ripartenza dei teatri. Dopo quasi dieci giorni e altrettante repliche nell’isola targate Cedac, si è chiusa all’Ama auditorium in collaborazione con Deamater la tournée di “Mimì. Da sud a sud sulle note di Domenico Modugno”, spettacolo dell’attore-mattatore Mario Incudine con la sua ensemble. Il racconto del grande cantautore pugliese non contiene nessun riferimento didascalico, si muove per istantanee allucinate e tra le tante canzoni in siciliano diventate popolari. Grande prova da showman di Incudine, a cui non basta far battere le mani al pubblico per il ritmo ma spesso e volentieri rompe la quarta parete, gioca con gli spettatori, si esalta per il ritorno al contatto con gli spettatori. Il pubblico apprezza, ad Arzachena si chiude con una lunga e sentita standing ovation. Sul palco anche Antonio Vasta con pianoforte, fisarmonica e organetto, Manfredi Tumminello alle chitarre e al bouzouki e Pino Ricosta al contrabbasso e alle percussioni. Regia di Modi Ovadia e Giuseppe Cutino.
Lo show, quasi un musical, attinge da canzoni e ballate dal gusto popolaresco che – dopo i primi minuti di timidezza – divertono e rendono gli spettatori partecipi. Pensando infatti all’atmosfera scanzonata forse stride un po’ la scelta di optare per una versione di “Volare” a cappella e solenne al buio, che comunque ne esalta la grandezza. «Tutti ci siamo organizzati con streaming e telefoni, ma non c’è niente da fare: è questo il teatro – dice Incudine nel suo monologo finale –. Iil teatro esiste solo in questo modo». Prossimo appuntamento il 7 giugno. (p.a.)
Lo show, quasi un musical, attinge da canzoni e ballate dal gusto popolaresco che – dopo i primi minuti di timidezza – divertono e rendono gli spettatori partecipi. Pensando infatti all’atmosfera scanzonata forse stride un po’ la scelta di optare per una versione di “Volare” a cappella e solenne al buio, che comunque ne esalta la grandezza. «Tutti ci siamo organizzati con streaming e telefoni, ma non c’è niente da fare: è questo il teatro – dice Incudine nel suo monologo finale –. Iil teatro esiste solo in questo modo». Prossimo appuntamento il 7 giugno. (p.a.)
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