La Procura “libera” il Geovillage
di Marco Bittau
Dissequestrati l’albergo e gli impianti sportivi. I curatori fallimentari cercheranno un nuovo gestore
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OLBIA. Ancora una svolta nella maxi inchiesta sul crac Geovillage. La Procura di Tempio ha ordinato il dissequestro del complesso immobiliare – albergo, impianti sportivi e uffici – e la restituzione in blocco alla curatela del fallimento. La stessa Procura ha indicato anche un chiaro obiettivo da perseguire: un contratto di affitto temporaneo e poi la cessione definitiva dei beni per consentire la ripresa delle attività turistiche e sportive, ma anche di salvaguardare l’occupazione del personale nei vari servizi.
«Quest'ufficio – spiega il procuratore di Tempio, Gregorio Capasso – valutati gli interessi economico-sociali sottesi a una proficua e corretta gestione del vasto complesso immobiliare Geovillage e dopo una meditata analisi dell'istanza proveniente dai curatori fallimentari della Sviluppo Olbia spa, ha proceduto al dissequestro dei beni facenti parti del complesso immobiliare e alla restituzione degli stessi beni alla curatela del fallimento, delegando per l'esecuzione il comando della Guardia di finanza di Olbia che ha svolto le indagini». «Si ritiene – aggiunge il procuratore Capasso – che la finalità che ha giustificato l'emissione della misura cautelare reale abbia trovato concreta attenuazione con l'esecuzione delle misure cautelari personali a carico degli indagati a cui, in tal modo, è stata sottratta la facoltà di interferire in ordine alla gestione del complesso Geovillage». «Inoltre – conclude la Procura di Tempio – l'attuale sinergia tra la curatela e il giudice delegato al fallimento assicura una corretta gestione del compendio fallimentare attraverso la conclusione di un contratto di affitto temporaneo e, successivamente, di cessione dei beni del fallimento al fine di consentire, in particolare, la ripresa delle attività sportive e di quelle ricettive all'interno del Geovillage e di garantire l'occupazione del personale addetto».
Naturalmente, la mossa della Procura di Tempio non sposta di una virgola la direzione dell’inchiesta né allegerisce il peso delle accuse nei confonti delle quattro persone indagate. Si tratta dell’imprenditore e patron del Geovillage Gavino Docche; del figlio Fabio, imprenditore e ultimo gestore del complesso immobiliare con la società Real Effegi; del direttore del Consorzio industriale Cipnes; del notaio romano Vittorio Occorsio. I primi due si trovano agli arresti domiciliari, mentre il direttore del Cipnes è stato sospeso per un anno dalle sue funzioni di servizio. Secondo la Procura, tutti sono accusati di turbativa d’asta, cioè di aver in qualche modo ostacolato la regolare vendita all’asta fallimentare del Geovillage per favorire comunque la gestione da parte di società della galassia Docche. L’inchiesta – complicata come lo sono sempre quelle in materia finanziaria e fallimentare – nelle ultime settimane ha accelerato vistosamente portando alla disposizione di clamorose misure cautelari, ma i magistrati e gli investigatori stanno ancora lavorando. La turbativa d’asta è una delle vie d’indagine, l’altra è la bancarotta fraudolenta. Nel frattempo, la Procura di Tempio ha deciso di reimmettere sul mercato turistico e sportivo il Geovillage, anche per evitare, che – fermo, chiuso e impolverato – il complesso immobiliare perda rapidamente valore e interesse per i possibili soggetti interessati alla gestione futura.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
«Quest'ufficio – spiega il procuratore di Tempio, Gregorio Capasso – valutati gli interessi economico-sociali sottesi a una proficua e corretta gestione del vasto complesso immobiliare Geovillage e dopo una meditata analisi dell'istanza proveniente dai curatori fallimentari della Sviluppo Olbia spa, ha proceduto al dissequestro dei beni facenti parti del complesso immobiliare e alla restituzione degli stessi beni alla curatela del fallimento, delegando per l'esecuzione il comando della Guardia di finanza di Olbia che ha svolto le indagini». «Si ritiene – aggiunge il procuratore Capasso – che la finalità che ha giustificato l'emissione della misura cautelare reale abbia trovato concreta attenuazione con l'esecuzione delle misure cautelari personali a carico degli indagati a cui, in tal modo, è stata sottratta la facoltà di interferire in ordine alla gestione del complesso Geovillage». «Inoltre – conclude la Procura di Tempio – l'attuale sinergia tra la curatela e il giudice delegato al fallimento assicura una corretta gestione del compendio fallimentare attraverso la conclusione di un contratto di affitto temporaneo e, successivamente, di cessione dei beni del fallimento al fine di consentire, in particolare, la ripresa delle attività sportive e di quelle ricettive all'interno del Geovillage e di garantire l'occupazione del personale addetto».
Naturalmente, la mossa della Procura di Tempio non sposta di una virgola la direzione dell’inchiesta né allegerisce il peso delle accuse nei confonti delle quattro persone indagate. Si tratta dell’imprenditore e patron del Geovillage Gavino Docche; del figlio Fabio, imprenditore e ultimo gestore del complesso immobiliare con la società Real Effegi; del direttore del Consorzio industriale Cipnes; del notaio romano Vittorio Occorsio. I primi due si trovano agli arresti domiciliari, mentre il direttore del Cipnes è stato sospeso per un anno dalle sue funzioni di servizio. Secondo la Procura, tutti sono accusati di turbativa d’asta, cioè di aver in qualche modo ostacolato la regolare vendita all’asta fallimentare del Geovillage per favorire comunque la gestione da parte di società della galassia Docche. L’inchiesta – complicata come lo sono sempre quelle in materia finanziaria e fallimentare – nelle ultime settimane ha accelerato vistosamente portando alla disposizione di clamorose misure cautelari, ma i magistrati e gli investigatori stanno ancora lavorando. La turbativa d’asta è una delle vie d’indagine, l’altra è la bancarotta fraudolenta. Nel frattempo, la Procura di Tempio ha deciso di reimmettere sul mercato turistico e sportivo il Geovillage, anche per evitare, che – fermo, chiuso e impolverato – il complesso immobiliare perda rapidamente valore e interesse per i possibili soggetti interessati alla gestione futura.
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