Soldi ai terroristi, tre condanne
di Tiziana Simula
I siriani con base in città sostenevano la formazione jihadista Al Nusra. La difesa: faremo appello
3 MINUTI DI LETTURA
OLBIA. Tre condanne e un’assoluzione. Per la Corte d’Assise di Sassari, i siriani Daadoue Anwar, Chadad Mustafa e Abdulkarim Osman Haj, fanno parte di un’organizzazione che operava anche a Olbia volta a finanziare le attività militari della formazione jihadista Al Nusra, considerata la ramificazione siriana di Al Qaeda. Con queste accuse erano stati arrestati, nel 2018, insieme al marocchino Wahmane Lahoucine, dalla Digos di Sassari, allora guidata dal dirigente Mario Carta, sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Cagliari. L’impianto accusatorio dei pm Danilo Tronci e Rossana Allieri è stato condiviso dalla Corte, presieduta da Massimo Zaniboni. Che ieri, al termine di una lunga camera di consiglio, ha condannato a 8 anni di reclusione Daadoue Anwar, personaggio di spicco, ritenuto il promotore dell’associazione, tuttora latitante dopo essere riuscito a evadere dal carcere di Copenaghen, e a 5 anni e mezzo i due connazionali Chadad Mustafa e Abdulkarim Osman Haj. Tutti e tre sono stati condannati per entrambi i capi d’imputazione di cui erano accusati: associazione con finalità di terrorismo per aver finanziato Al-Nusra, e abusiva attività di prestazione di servizi di pagamento realizzata mediante il sistema “hawala”.
Assolto invece il marocchino Wahmane Lahoucine.
L’accusa aveva chiesto dieci anni di reclusione per Anwar e 7 anni per gli altri imputati.
Dunque, per la Corte d’Assise, i tre siriani facevano parte di un’organizzazione che, attraverso il sistema denominato in arabo “hawala”, movimentava soldi che servivano a finanziare le attività militari della formazione jihadista Al Nusra. La cellula di supporto avrebbe operato anche in Gallura. A lungo Daadoue Anwar ha vissuto a Olbia dove aveva un’impresa edile di cui era socio anche Ait Wahmane Lahoucine. L’attività era particolarmente operosa: aveva lavorato nei cantieri del G8 che si sarebbe dovuto tenere alla Maddalena nel 2009 e che poi era stato spostato all’Aquila, ma anche nei cantieri del nuovo ospedale Mater Olbia ai tempi di Don Verzé, e aveva svolto lavori all’aeroporto Costa Smeralda.
I difensori degli imputati – gli avvocati Donatella Corronciu e Angelo Merlini per Anwar, Osman Haj e il marocchino Lahoucine, e l’avvocato Salvatore Arcadipane per Mustafa – nelle numerose udienze che hanno scandito il processo hanno cercato di smontare le accuse, evidenziando come non ci fosse prova, neanche a livello indiziario, che gli imputati si occupassero di raccogliere soldi per finanziare il terrorismo. «Siamo sconcertati per questa sentenza: non c’è prova del finanziamento – hanno ribadito dopo la lettura del dispositivo gli avvocati Merlini e Corronciu –. Col solito rispetto aspettiamo i 90 giorni per conoscere le motivazioni, dopo di che è certo che faremo appello». I quattro erano stati arrestati nel corso di una vasta operazione che aveva riguardato anche Emilia Romagna, Lombardia e Veneto, col coinvolgimento della Guardia di finanza di Roma e Brescia. Era stata presentata dal procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, Federico Cafiero De Raho. A Olbia erano stati arrestati Chadad Mustafa e Ait Wahmane Lahoucine, entrambi prelevati da una palazzina di via Campidano. Ad Anwar, l’ordinanza di custodia cautelare era stata notificata in cella, a Copenaghen, da dove poi era evaso. Era riuscito a fuggire dopo uno scambio col fratello, evidentemente molto simile a lui, col quale si erano scambiati gli abiti. Il fratello era entrato in cella e c’era rimasto per tutta la notte per confessare poi il giorno dopo che lui non era Daadoue Anwar. Da allora se ne sono perse le tracce.
Assolto invece il marocchino Wahmane Lahoucine.
L’accusa aveva chiesto dieci anni di reclusione per Anwar e 7 anni per gli altri imputati.
Dunque, per la Corte d’Assise, i tre siriani facevano parte di un’organizzazione che, attraverso il sistema denominato in arabo “hawala”, movimentava soldi che servivano a finanziare le attività militari della formazione jihadista Al Nusra. La cellula di supporto avrebbe operato anche in Gallura. A lungo Daadoue Anwar ha vissuto a Olbia dove aveva un’impresa edile di cui era socio anche Ait Wahmane Lahoucine. L’attività era particolarmente operosa: aveva lavorato nei cantieri del G8 che si sarebbe dovuto tenere alla Maddalena nel 2009 e che poi era stato spostato all’Aquila, ma anche nei cantieri del nuovo ospedale Mater Olbia ai tempi di Don Verzé, e aveva svolto lavori all’aeroporto Costa Smeralda.
I difensori degli imputati – gli avvocati Donatella Corronciu e Angelo Merlini per Anwar, Osman Haj e il marocchino Lahoucine, e l’avvocato Salvatore Arcadipane per Mustafa – nelle numerose udienze che hanno scandito il processo hanno cercato di smontare le accuse, evidenziando come non ci fosse prova, neanche a livello indiziario, che gli imputati si occupassero di raccogliere soldi per finanziare il terrorismo. «Siamo sconcertati per questa sentenza: non c’è prova del finanziamento – hanno ribadito dopo la lettura del dispositivo gli avvocati Merlini e Corronciu –. Col solito rispetto aspettiamo i 90 giorni per conoscere le motivazioni, dopo di che è certo che faremo appello». I quattro erano stati arrestati nel corso di una vasta operazione che aveva riguardato anche Emilia Romagna, Lombardia e Veneto, col coinvolgimento della Guardia di finanza di Roma e Brescia. Era stata presentata dal procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, Federico Cafiero De Raho. A Olbia erano stati arrestati Chadad Mustafa e Ait Wahmane Lahoucine, entrambi prelevati da una palazzina di via Campidano. Ad Anwar, l’ordinanza di custodia cautelare era stata notificata in cella, a Copenaghen, da dove poi era evaso. Era riuscito a fuggire dopo uno scambio col fratello, evidentemente molto simile a lui, col quale si erano scambiati gli abiti. Il fratello era entrato in cella e c’era rimasto per tutta la notte per confessare poi il giorno dopo che lui non era Daadoue Anwar. Da allora se ne sono perse le tracce.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
