Il “villaggio fantasma” nella morsa del degrado
di Tiziana Simula
Il complesso turistico sportivo chiuso da sei mesi versa nel totale abbandono La riapertura slitta ancora ed è legata a un nuovo bando di gara del tribunale
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OLBIA. Hotel sbarrato, strutture sportive deserte, impianti spenti, niente luce, acqua e fogne. Il silenzio avvolge il Geovillage, a cui sei mesi fa è stata staccata la spina dopo il fallimento della Real Effegì di Fabio Docche, figlio del creatore del complesso immobiliare di zona industriale, Gavino Docche, che l’ha gestito fino al 31 dicembre 2020. Da allora sulla mega struttura si è abbattuta un’inchiesta giudiziaria con quattro indagati per presunta turbativa d’asta, a cominciare da padre e figlio Docche, il sequestro e il successivo dissequestro da parte della Procura, e un bando di gara per rimettere in moto il compendio con un affitto transitorio di 18 mesi che si è concluso con un nulla di fatto. L’unica offerta presentata da un imprenditore romano, Giovanni Maugeri, è stata rigettata dal tribunale per mancanza di requisiti.
“Villaggio fantasma”. Da struttura turistico sportiva prestigiosa, punto di riferimento per le società sportive locali ma anche nazionali, nei cui impianti hanno gareggiato tanti big dello sport, il Geovillage si è trasformato in un “villaggio fantasma”. Silenzioso, vuoto, desolato. In preda agli effetti deleteri dell’abbandono, di cui porta già evidenti i segni. L’incuria avanza nel complesso immobiliare messo sotto sequestro dalla Procura nell’ambito dell’inchiesta e liberato dai sigilli una ventina di giorni dopo per essere restituito in blocco alla curatela del fallimento «col fine di consentire la ripresa delle attività sportive e di quelle ricettive e di garantire l'occupazione del personale addetto».
Il degrado avanza. L’acqua verde e stagnante, della piscina dell’albergo, è l’emblema dello stato di abbandono e del degrado in cui versa la struttura. Zero manutenzione da quando ha chiuso i battenti, e zero servizio di guardiania. Nessuno si occupa più di dello stato degli immobili e degli impianti, in preda all’usura e alle intemperie. Dieci persone – che durante l’estate diventavano quindici – si occupavano quotidianamente, quando era in funzione, della manutenzione del verde e degli impianti dell’intero compendio. Un’imponente realtà che si estende per diciotto ettari, di cui sei di verde attrezzato, con una superficie coperta di 26mila metri quadri per una volumetria edificata complessiva di circa 147mila metri cubi e che conta un hotel 4 stelle, campi da tennis, basket e volley, un centro benessere, bar e ristorante. Ora le erbacce proliferano ovunque. Spuntano perfino dal cemento, invadono le aiuole, la terra è secca, piante e alberi si stanno ingiallendo e seccando. Anche gli impianti sportivi cominciano a risentire dell’abbandono: l’acqua delle piscine è sporca, il livello si è abbassato, il degrado s’insinua tra i campi da tennis e di calcio, ma anche nelle piazzette, lungo i corridoi esterni e le scale che collegano tutte le aree del Geovillage. Un imponente patrimonio che rischia di perdere il suo valore se non si farà in fretta a trovare un altro gestore o un nuovo acquirente che lo riapra e lo rilanci.
Il super condominio. L’unica isola per così dire felice, nel senso che si salva dall’incuria, è quella attorno alle quattro torri, sede di un’ottantina di studi commerciali e professionali. Anni fa, i condomini avevano dato vita al super condominio Geocity e proprio grazie a questa realtà nel momento in cui è scattata l’emergenza – col distacco delle utenze – sono corsi ai ripari attivando contratti autonomi. Per mesi hanno dovuto ricorrere al gruppo elettrogeno per poter continuare a lavorare, successivamente hanno stipulato di tasca propria i contratti per riattivare tutti i servizi: idrico, fognario, nettezza urbana. Così come sempre a proprie spese curano la manutenzione degli spazi verdi attorno alle Torri.
“Villaggio fantasma”. Da struttura turistico sportiva prestigiosa, punto di riferimento per le società sportive locali ma anche nazionali, nei cui impianti hanno gareggiato tanti big dello sport, il Geovillage si è trasformato in un “villaggio fantasma”. Silenzioso, vuoto, desolato. In preda agli effetti deleteri dell’abbandono, di cui porta già evidenti i segni. L’incuria avanza nel complesso immobiliare messo sotto sequestro dalla Procura nell’ambito dell’inchiesta e liberato dai sigilli una ventina di giorni dopo per essere restituito in blocco alla curatela del fallimento «col fine di consentire la ripresa delle attività sportive e di quelle ricettive e di garantire l'occupazione del personale addetto».
Il degrado avanza. L’acqua verde e stagnante, della piscina dell’albergo, è l’emblema dello stato di abbandono e del degrado in cui versa la struttura. Zero manutenzione da quando ha chiuso i battenti, e zero servizio di guardiania. Nessuno si occupa più di dello stato degli immobili e degli impianti, in preda all’usura e alle intemperie. Dieci persone – che durante l’estate diventavano quindici – si occupavano quotidianamente, quando era in funzione, della manutenzione del verde e degli impianti dell’intero compendio. Un’imponente realtà che si estende per diciotto ettari, di cui sei di verde attrezzato, con una superficie coperta di 26mila metri quadri per una volumetria edificata complessiva di circa 147mila metri cubi e che conta un hotel 4 stelle, campi da tennis, basket e volley, un centro benessere, bar e ristorante. Ora le erbacce proliferano ovunque. Spuntano perfino dal cemento, invadono le aiuole, la terra è secca, piante e alberi si stanno ingiallendo e seccando. Anche gli impianti sportivi cominciano a risentire dell’abbandono: l’acqua delle piscine è sporca, il livello si è abbassato, il degrado s’insinua tra i campi da tennis e di calcio, ma anche nelle piazzette, lungo i corridoi esterni e le scale che collegano tutte le aree del Geovillage. Un imponente patrimonio che rischia di perdere il suo valore se non si farà in fretta a trovare un altro gestore o un nuovo acquirente che lo riapra e lo rilanci.
Il super condominio. L’unica isola per così dire felice, nel senso che si salva dall’incuria, è quella attorno alle quattro torri, sede di un’ottantina di studi commerciali e professionali. Anni fa, i condomini avevano dato vita al super condominio Geocity e proprio grazie a questa realtà nel momento in cui è scattata l’emergenza – col distacco delle utenze – sono corsi ai ripari attivando contratti autonomi. Per mesi hanno dovuto ricorrere al gruppo elettrogeno per poter continuare a lavorare, successivamente hanno stipulato di tasca propria i contratti per riattivare tutti i servizi: idrico, fognario, nettezza urbana. Così come sempre a proprie spese curano la manutenzione degli spazi verdi attorno alle Torri.
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