Tragico incidente a Suiles il giudice riapre l’indagine
di Marco Bittau
Rigettata l’istanza di archiviazione per la morte del motociclista Gianluca Carta La lunga battaglia giudiziaria dei familiari per accertare le condizioni della strada
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OLBIA. Rigettata la richiesta di archiviazione e riaperte le indagini con la nomina di un consulente tecnico. Il gip del tribunale di Tempio, Camilla Tesi, ha deciso di fare chiarezza una volta per tutte sulla morte di Gianluca Carta, 34enne olbiese, sbalzato dalla sua moto quasi tre anni fa mentre percorreva la strada per Golfo Aranci, all’altezza di Suiles. Il fascicolo ora passa nuovamente alla Procura e il perito dovrà stabilire l’esatta dinamica dell’incidente stradale e, soprattutto, indicare se sulle cause hanno inciso eventuali anomalie ravvisabili nel tratto di strada, imputabili o no a difetti di progettazione o a carenze di manutenzione.
Esattamente quanto chiedeva la famigia del giovane che per arrivare a questo risultato ha vissuto tre anni di vera e propria odissea giudiziaria con ben due richieste di archiviazione, un reclamo e addirittura l’istanza di ricusazione di un giudice. Alla fine, la decisione del gip premia proprio la perseveranza dei familiari e la determinazione del loro difensore, l’avvocato Abele Cherchi.
Infatti, il papà, la mamma, la moglie, i due figli e la sorella di Gianluca Carta non si sono mai arresi alle richieste di archiviazione e alla banalizzazione di un incidente stradale dove – secondo la Procura – il motociclista avrebbe perso da solo il controllo del proprio mezzo.
L’incidente risale al 16 settembre 2018. Il motociclista olbiese si era schiantato con la sua Kawasaki contro un guard rail della panoramica Olbia-Golfo Aranci. La Procura di Tempio da subito aveva liquidato l’indagine sostenendo che il centauro aveva perso il controllo della moto ed era finito fuori strada. Fascicolo da archiviare, insomma. I familiari di Gianluca Carta, invece, sollecitavano accertamenti più approfonditi, magari una perizia sulle condizioni di pericolosità della strada teatro dell’incidente e anche sullo stato delle manutenzioni a cura dell’ente gestore, il Consorzio industriale Cipnes. Un vuoto d’indagine colmato dalla difesa che, legittimamente, proprio su una perizia tecnica - l’unica esistente, eseguita da Giovanni Battista Lippi, ingegnere tra i esperto di infortunistica stradale, - ha sempre fondato la sua richiesta di prosecuzione delle indagini.
La relazione del perito, allegata all’atto di opposizione all’archiviazione, infatti, racconta una verità diversa dalla fatalità. Raccoglie testimonianze fotografiche su una strada malconcia con l’asfalto percorso da un dosso che sembra “un insidioso gradino trasversale”. Così si legge nella relazione del perito, per il quale non ci sono dubbi: le cause dell’incidente sarebbero riconducibili all’instabilità della moto, soprattutto la ruota anteriore, per l’impatto con le anomalie del terreno. Argomenti più che solidi, che adesso hanno convinto il giudice a riaprire l’indagine.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Esattamente quanto chiedeva la famigia del giovane che per arrivare a questo risultato ha vissuto tre anni di vera e propria odissea giudiziaria con ben due richieste di archiviazione, un reclamo e addirittura l’istanza di ricusazione di un giudice. Alla fine, la decisione del gip premia proprio la perseveranza dei familiari e la determinazione del loro difensore, l’avvocato Abele Cherchi.
Infatti, il papà, la mamma, la moglie, i due figli e la sorella di Gianluca Carta non si sono mai arresi alle richieste di archiviazione e alla banalizzazione di un incidente stradale dove – secondo la Procura – il motociclista avrebbe perso da solo il controllo del proprio mezzo.
L’incidente risale al 16 settembre 2018. Il motociclista olbiese si era schiantato con la sua Kawasaki contro un guard rail della panoramica Olbia-Golfo Aranci. La Procura di Tempio da subito aveva liquidato l’indagine sostenendo che il centauro aveva perso il controllo della moto ed era finito fuori strada. Fascicolo da archiviare, insomma. I familiari di Gianluca Carta, invece, sollecitavano accertamenti più approfonditi, magari una perizia sulle condizioni di pericolosità della strada teatro dell’incidente e anche sullo stato delle manutenzioni a cura dell’ente gestore, il Consorzio industriale Cipnes. Un vuoto d’indagine colmato dalla difesa che, legittimamente, proprio su una perizia tecnica - l’unica esistente, eseguita da Giovanni Battista Lippi, ingegnere tra i esperto di infortunistica stradale, - ha sempre fondato la sua richiesta di prosecuzione delle indagini.
La relazione del perito, allegata all’atto di opposizione all’archiviazione, infatti, racconta una verità diversa dalla fatalità. Raccoglie testimonianze fotografiche su una strada malconcia con l’asfalto percorso da un dosso che sembra “un insidioso gradino trasversale”. Così si legge nella relazione del perito, per il quale non ci sono dubbi: le cause dell’incidente sarebbero riconducibili all’instabilità della moto, soprattutto la ruota anteriore, per l’impatto con le anomalie del terreno. Argomenti più che solidi, che adesso hanno convinto il giudice a riaprire l’indagine.
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