“Paesitudine”, tributo ad Aggius e alla sua gente
di Giuseppe Pulina
Il nuovo libro illustrato di Simone Sanna. Ritratti, soprannomi e aneddoti di quaranta personaggi
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AGGIUS. Uno stato dell’anima, un’impronta dello spirito, un sentire fortemente sintomatico che fa comunità. Se un giorno il termine “Paesitudine” che fa da titolo al nuovo libro illustrato di Simone Sanna dovesse finire in un vocabolario, questo potrebbe essere uno dei suoi significati meno infedeli. “Paesitudine” è soprattutto il racconto della vita di una comunità che si rivela attraverso il ritratto delle sue personalità più conosciute e amate. Quelle che tutti ad Aggius hanno imparato a conoscere sin da bambini, sin da quando ne hanno sentito parlare da nonni e adulti. Il “campionario” di Simone Sanna è un tributo alla storia comunitaria della sua Aggius costruito con piccoli inserti biografici che ricordano la prosa poetica e lo stile epigrafico della Spoon River dell’americano Lee Masters. Gli aggesi ospitati in “Paesitudine” (volume pubblicato dall’editore olbiese Taphros andato a ruba in pochi giorni nelle librerie galluresi) sono in tutto quaranta. Di questi, 33 sono i personaggi che Sanna aveva già pubblicato sui social durante la quarantena. La rifinitura del lavoro, fatto di illustrazioni e brevi testi, ha portato alla pubblicazione di un libro di 60 pagine ricco di illustrazioni e dalla copertina accattivante.
Il libro contiene anche la storia illustrata di preti Migalandrìa, «personaggio chiave di Aggius - precisa Sanna – che raccoglie in sé gioia e disillusione di appartenenza alla comunità aggese, un’anima, insomma, amata e poco compresa». Chi, fra i tanti, ha dimostrato di comprendere e apprezzare il libro di Sanna è Emiliano Deiana, autore di un’introduzione ricca di suggestioni e passaggi ispirati. I 40 personaggi di “Paesitudine” diventano gli “angeli dell’assenza”, vale a dire presenze garbate e discrete che chiedono alla memoria comunitaria di vivere più intensamente. Sono presenti e assenti e, quindi, a modo loro, contumaci.
«In questo camposanto della contumacia - si legge nell’Introduzione di Deiana - le persone vengono riconosciute per il soprannome, per un difetto fisico, per un inciampo morale, per il mestiere ricavato dalle fatiche della miseria: la maestra, il sagrestano, il professore, il ciarlatano, il segretario comunale, il banconiere, la catechista, il filosofo, il poeta, la guaritrice, il pazzo, il calzolaio, la disinibita, il fiore più bello andato via troppo presto».
In ogni figura, raccontata e illustrata da Simone Sanna con il suo inconfondibile stile, si leggono e indovinano “sguardi, inquietudini, opalescenze, parole in bilico sulle labbra”, come se gli angeli dell’assenza volessero sussurrare parole mai dette o forse mai pienamente intese.
Il libro contiene anche la storia illustrata di preti Migalandrìa, «personaggio chiave di Aggius - precisa Sanna – che raccoglie in sé gioia e disillusione di appartenenza alla comunità aggese, un’anima, insomma, amata e poco compresa». Chi, fra i tanti, ha dimostrato di comprendere e apprezzare il libro di Sanna è Emiliano Deiana, autore di un’introduzione ricca di suggestioni e passaggi ispirati. I 40 personaggi di “Paesitudine” diventano gli “angeli dell’assenza”, vale a dire presenze garbate e discrete che chiedono alla memoria comunitaria di vivere più intensamente. Sono presenti e assenti e, quindi, a modo loro, contumaci.
«In questo camposanto della contumacia - si legge nell’Introduzione di Deiana - le persone vengono riconosciute per il soprannome, per un difetto fisico, per un inciampo morale, per il mestiere ricavato dalle fatiche della miseria: la maestra, il sagrestano, il professore, il ciarlatano, il segretario comunale, il banconiere, la catechista, il filosofo, il poeta, la guaritrice, il pazzo, il calzolaio, la disinibita, il fiore più bello andato via troppo presto».
In ogni figura, raccontata e illustrata da Simone Sanna con il suo inconfondibile stile, si leggono e indovinano “sguardi, inquietudini, opalescenze, parole in bilico sulle labbra”, come se gli angeli dell’assenza volessero sussurrare parole mai dette o forse mai pienamente intese.
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