La Nuova Sardegna

Olbia

Niente guardie turistiche solo due medici disponibili

di Antonello Sechi
Niente guardie turistiche solo due medici disponibili

Chiusi tutti 14 ambulatori della costa da Badesi a Budoni passando per Olbia  L’Assl 2: «Allo stato attuale non siamo in grado di attivare il servizio» 

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OLBIA. Se la sanità è uno dei requisiti ai quali guardano i turisti quando scelgono i luoghi dove andare in vacanza, nella costa nordorientale della Sardegna c’è poco da essere allegri. Né saranno felici al pronto soccorso dell’ospedale Giovanni Paolo II, dove rischiano di ritrovarsi sommersi da una valanga di codici bianchi, dalle ginocchia sbucciate alle punture di insetti, a qualunque piccolo inconveniente che richieda la verifica di un medico. Non ci sono guardie mediche turistiche, quest’anno. Tutte chiuse. Nessuno dei quattordici ambulatori in funzione fino a due anni fa nelle località costiere del territorio dell’Assl gallurese è stato aperto. All’azienda sociosanitaria di Olbia hanno gettato definitivamente la spugna l’altro ieri, giorno in cui il servizio sarebbe dovuto entrare in funzione. Servirebbero un centinaio di medici, ma tra i pochi che avevano dato la disponibilità dopo aver risposto al bando per il reclutamento, solo due hanno accettato l’incarico. Dall’Assl guidata dal commissario Franco Logias non ci sono dichiarazioni ufficiali. «Allo stato attuale – è l’unico commento – l’Assl non è in grado di attivare le guardie turistiche».

Dopo l’anno cupo del Covid, le località di vacanza del nordest, da Badesi a Budoni passando per le maggiori realtà dell’industria turistica dell’isola, si stanno finalmente popolando. Una stagione quasi “normale”, ossigeno per l’economia messa in ginocchio dal virus. La mancata apertura delle guardie mediche turistiche diventa perciò un problema serissimo. Ma non è il classico fulmine a ciel sereno. Durante le conferenze socio-sanitarie tenute nell’ultimo periodo, Logias aveva manifestato ai sindaci le difficoltà incontrate nel reclutamento dei medici.

Lo si può definire un effetto collaterale del Covid, che oltre a uccidere troppi sfortunati e cambiare la vita di tutti, ha prosciugato le liste dei giovani medici che fino all’estate 2019 erano pronti ad andare negli ambulatori della guardia turistica. Molti sono impegnati nelle Usca, le unità speciali di continuità assistenziali istituite per assistere a domicilio le persone contagiate dal virus. Altri sono stati ingaggiati dai centri dove si effettuano tamponi ecc. Nell’estate 2019, a rispondere al bando dell’Assl e a dare la disponibilità per le guardie turistiche erano stati oltre 200 medici. Novanta avevano accettato la sede proposta. Erano stati così aperti gli ambulatori dedicati di Aglientu (Vignola Mare), Badesi e Trinità d’Agultu nel Distretto sanitario di Tempio, Budoni, Cannigione, Golfo Aranci, La Maddalena, Olbia, Palau, Porto Cervo, Porto Rotondo, Porto San Paolo, San Teodoro e Santa Teresa Gallura nel Distretto sanitario di Olbia. Nell’estate 2020, quella del Covid, le prime difficoltà: una sessantina di medici reclutati, undici ambulatori aperti su 14, alcuni per sole 12 ore anziché 24. Chiusi La Maddalena, che può contare sul pronto soccorso dell’ospedale Paolo Merlo, Porto Cervo e Porto Rotondo, dove sono attivi servizi sanitari privati. Ma il peggio doveva arrivare. Il servizio, in genere attivo da metà luglio ai primi di settembre, al momento non c’è e tutto lasciare che non ci sarà per tutta l’estate 2021. A rispondere al bando sarebbero stati una cinquantina di medici, scesi a sette al momento di dare la disponibilità, confermata infine da soli due sanitari. Impossibile organizzare alcunché. Dunque, tutti gli ambulatori restano chiusi. Con conseguenze facili da immaginare: anche per problemi lievissimi, molta dell’utenza turistica si riverserà sul pronto soccorso che vive già una situazione di grande difficoltà. Salvo soluzioni di emergenza, non sarà un’estate facile: né per turisti né per i medici.

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