No ai campi golf a Sa Testa hotel sul mare da rivedere
di Serena Lullia
Da Cagliari i tecnici inviano al Comune 167 pagine tra correzioni e osservazioni Bocciato l’albergo a Capo Ceraso: è stato previsto in zona boschiva inedificabile
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OLBIA. Una lenzuolata di 167 pagine fitte fitte. Dentro ci sono le prescrizioni che la Regione ha fatto al Puc firmato dalla giunta Nizzi, ossia tutto ciò che non va bene nel piano urbanistico adottato dal consiglio comunale a gennaio di quest’anno, con i soli voti della maggioranza. Si va da semplici richieste di integrazioni, tecniche o cartografiche, a correzioni di errori veniali fino alla richiesta di un cambio di visione dello sviluppo urbanistico di domani. I problemi più impegnativi da risolvere riguardano le zone F turistiche, per intenderci quelle pregiate che guardano il mare, su cui l’amministrazione intende realizzare hotel di lusso. Su alcuni punti delicati del territorio, come Capo Ceraso, ci sono due prescrizioni da superare prima che Cagliari possa anche solo pensare di dare l’ok ai metri cubi alberghieri. E la soluzione dovrà passare dalla mediazione tra politica e ufficio tecnico. Tra norma vigente, su cui la Regione rinfresca la memoria in modo puntuale, e la filosofia di sviluppo che è in capo alla politica. In sintesi tra ciò che si può fare per legge e ciò che si vorrebbe fare.
Costa Turchese. L’hotel di Capo Ceraso, per i nostalgici la berlusconiana Costa Turchese, come pensato nel Puc è destinato a non vedere la luce. Viene inserito in una zona che le cartografie indicano come boschiva e quindi intoccabile. Inoltre i nuovi mattoni sarebbero una costruzione ex novo all’interno degli ettari del promontorio, staccati cioè dall’insediamento turistico esistente. Il Ppr prevede invece che ci sia continuità tra nuovi e vecchi mattoni.
Adieu campi da golf. Escluso a priori con prescrizione di stralcio, il campo da golf arrampicato sul promontorio di Sa Testa con annesso hotel a Pittulongu. È contrario alla legge secondo gli uffici regionali.
No al raddoppio del porto. Tramonta anche l’ipotesi del raddoppio della Marina di Olbia, a Olbiamare, dell’imprenditore Sergio Zuncheddu. Da Cagliari ricordano che nello spazio di mare su cui il Puc prevede l’estensione di banchine per maxi yacht esistono delle concessioni demaniali per la mitilicoltura regolarmente autorizzate fino al 2032. Impensabile che gli allevatori di oro nero, finalmente in regola con le autorizzazioni regionali, vogliano fare le valigie.
Benedetto bosco. La Regione contesta alcuni hotel in zona F perché il cemento viene inserito in ambiti che le cartografie indicano come bosco, quindi con vincolo di inedificabilità. Vale per Capo Ceraso come per Sa Testa-Pittulongu e Porto Rotondo. Il termine con cui nelle carte viene genericamente indicato il bosco, nella pratica si declina in vari modi e livelli di valore e tutela. Per fare un esempio ci sono piante considerate “sacrificabili”, altre intoccabili come i ginepri. Ma a stabilirlo può essere solo la Forestale con cui il Comune dovrà redigere uno studio di dettaglio sul patrimonio boschivo dell’intero territorio. Insieme dovranno disegnare una mappa puntuale delle aree verdi, con i vari livelli di tutela in base al tipo di piante presenti. Senza questa radiografia del bosco non sarà possibile risolvere l’altro problema. I nuovi metri cubi insediamenti vanno inseriti in modo preciso nei comparti e non con una localizzazione generica, e vicini agli insediamenti esistenti.
Il compromesso. Il futuro di alcuni hotel, accorgimenti normativi permettendo, dipenderà dal compromesso tra privato, Comune e uffici tecnici. I privati dovranno decidere se l’albergo, in una posizione differente da quella inizialmente ipotizzata perché non compatibile con le aree boschive tutelate o più vicino agli insediamenti esistenti, possa valere comunque il loro investimento.
Costa Turchese. L’hotel di Capo Ceraso, per i nostalgici la berlusconiana Costa Turchese, come pensato nel Puc è destinato a non vedere la luce. Viene inserito in una zona che le cartografie indicano come boschiva e quindi intoccabile. Inoltre i nuovi mattoni sarebbero una costruzione ex novo all’interno degli ettari del promontorio, staccati cioè dall’insediamento turistico esistente. Il Ppr prevede invece che ci sia continuità tra nuovi e vecchi mattoni.
Adieu campi da golf. Escluso a priori con prescrizione di stralcio, il campo da golf arrampicato sul promontorio di Sa Testa con annesso hotel a Pittulongu. È contrario alla legge secondo gli uffici regionali.
No al raddoppio del porto. Tramonta anche l’ipotesi del raddoppio della Marina di Olbia, a Olbiamare, dell’imprenditore Sergio Zuncheddu. Da Cagliari ricordano che nello spazio di mare su cui il Puc prevede l’estensione di banchine per maxi yacht esistono delle concessioni demaniali per la mitilicoltura regolarmente autorizzate fino al 2032. Impensabile che gli allevatori di oro nero, finalmente in regola con le autorizzazioni regionali, vogliano fare le valigie.
Benedetto bosco. La Regione contesta alcuni hotel in zona F perché il cemento viene inserito in ambiti che le cartografie indicano come bosco, quindi con vincolo di inedificabilità. Vale per Capo Ceraso come per Sa Testa-Pittulongu e Porto Rotondo. Il termine con cui nelle carte viene genericamente indicato il bosco, nella pratica si declina in vari modi e livelli di valore e tutela. Per fare un esempio ci sono piante considerate “sacrificabili”, altre intoccabili come i ginepri. Ma a stabilirlo può essere solo la Forestale con cui il Comune dovrà redigere uno studio di dettaglio sul patrimonio boschivo dell’intero territorio. Insieme dovranno disegnare una mappa puntuale delle aree verdi, con i vari livelli di tutela in base al tipo di piante presenti. Senza questa radiografia del bosco non sarà possibile risolvere l’altro problema. I nuovi metri cubi insediamenti vanno inseriti in modo preciso nei comparti e non con una localizzazione generica, e vicini agli insediamenti esistenti.
Il compromesso. Il futuro di alcuni hotel, accorgimenti normativi permettendo, dipenderà dal compromesso tra privato, Comune e uffici tecnici. I privati dovranno decidere se l’albergo, in una posizione differente da quella inizialmente ipotizzata perché non compatibile con le aree boschive tutelate o più vicino agli insediamenti esistenti, possa valere comunque il loro investimento.
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