La Maddalena, il laboratorio di analisi declassato a Punto prelievi
Le minoranze consiliari denunciano il tradimento delle promesse della Regione. E attaccano il sindaco Lai: «Silenzio complice, le sue interlocuzioni a Cagliari un fallimento»
LA MADDALENA. Il reparto di Medicina generale è chiuso da quasi 40 giorni. Il Pronto soccorso dell'ospedale Paolo Merlo rischia la chiusura. E adesso il Laboratorio di analisi viene declassato a Punto prelievi.
Le minoranze consiliari formate dai consiglieri Rosanna Giudice, Annalisa Gulino, Manila Salvati e Alberto Mureddu denunciano la situazione. «Questo ulteriore disservizio sta creando grande difficoltà nella gestione delle urgenze che arrivano al Pronto Soccorso. L’ultima spallata, dopo la chiusura del reparto di medicina, è stata messa a segno. Chi ne paga le conseguenze? Ovviamente noi maddalenini, oltre che i vacanzieri che spesso, messi a conoscenza della mancanza di un Ospedale che possa garantire un’adeguata assistenza sanitaria, preferiscono dirottare le loro vacanze in altri luoghi».
Le minoranze fanno l'elenco delle gravi mancanze del nosocomio isolano. «Il Pronto soccorso, seppur recentemente ma provvisoriamente rimpinguato di due medici militari, non sembra comunque reggere l’urto della disorganizzazione e della pressione estiva, nonostante il grande impegno di medici e infermieri. Il personale sanitario in servizio al Paolo Merlo, ormai da troppo tempo, non è messo nelle condizioni di operare in serenità, sottoposto a turni estenuanti, sballottati da un reparto all’altro, ridotto all’osso. Pensiamo sia più che comprensibile che, molti, vogliano fuggire da una condizione non più sostenibile, da quello che considerano l’inferno e, per questo, tacciati di mancanza di amore e dedizione per il proprio paese o per la città che gli ha garantito un posto di lavoro. Strumentalmente, viene data a loro la responsabilità della chiusura dei reparti da chi, in realtà , dovrebbe garantire il buon funzionamento della sanità locale e regionale tutta».
C'è poi il servizio di assistenza domiciliare integrata, «già ridotta ai minimi termini per la mancanza di personale, che deve garantire il servizio anche ai comune di Palau e Santa Teresa, sguarnendo ulteriormente il nostro territorio, del servizio, per alcuni giorni della settimana. Non possiamo trascurare anche un altro aspetto importante: la perdita di tanti posti di lavoro che ruotano attorno al Paolo Merlo. E ancora, un’assistenza oncologica per le cure palliative e i Cdi di 3° livello ormai assenti da anni: ciò’ significa che i nostri pazienti oncologici sono, per la Regione Sardegna, cittadini di serie B, sono gli unici a non godere di tale servizio rispetto al resto della ASS di Olbia; questo perché, i fondi destinati a questo territorio, sono utilizzati in altri distretti. E, infine, un’altra insopportabile ingiustizia: l'impossibilità di garantire in loco, ai pazienti in assistenza Domiciliare, prestazioni dedicate per pazienti terminali, obbligando gli stessi, e i familiari, ad affrontare i costi e i disagi di una trasferta ad Olbia».
Le minoranze puntano il dito contro la Regione e contro il silenzio del sindaco, Fabio Lai. «Da mesi, come gruppi di opposizione, in tutti i consigli comunali, abbiamo cercato di aprire un dibattito che fosse produttivo, abbiamo fatto comunicati stampa di denuncia, abbiamo dato collaborazione all’amministrazione comunale, abbiamo richiamato la Regione Sardegna al rispetto delle leggi che garantiscono il diritto alla salute alle comunità disagiate come la nostra, gravate dall’insularità. Abbiamo più volte chiesto al aindaco Lai e al presidente del consiglio comunale, Giovanna Scotto, la convocazione di un consiglio comunale aperto ai politici ed alle associazioni impegnate per salvare il nostro ospedale, per discutere della sanità che ci spetta, delle possibili soluzioni ed alternative, alla indispensabile presenza dei rappresentanti della politica regionale, unici nostri interlocutori, l’ultima richiesta fatta il 21 luglio. Ebbene, sono passati più di 20 giorni e, in barba al regolamento nessun Consiglio è stato convocato dall’amministrazione comunale. Un’assoluta mancanza di rispetto, non solo del Regolamento e dei gruppi di opposizione che, in questi mesi, hanno prestato la propria disponibilità e collaborazione ma, soprattutto, verso i cittadini che si sono visti privati di un diritto ineludibile, sancito dalle leggi ma non rispettate da chi le leggi le dovrebbe applicare o far rispettare».
L'attacco poi diretto al sindaco, sostenuto da tutti i partiti di centrodestra che governano la Regione a eccezione della Lega. «Il suo è un silenzio assordante: da lei nessuna notizia confortante sul nostro ospedale, nessuna proposta da mettere in campo sui tavoli regionali su un progetto di sanità che funzioni. Non è più tempo delle manifestazioni di piazza, non è più tempo di mediazione. Sindaco, la sua azione politica sui tavoli regionali, se c’è stata, non ha sortito alcun positivo effetto. Può tuonare quanto vuole contro le opposizioni ma non servirà a nulla, non è contro di noi che la sua voce deve tuonare ma contro una Regione matrigna che ha fatto figli e figliastri: la sua comunità è stata tradita. E’ mancata la determinazione, la volontà di dire basta. Lei, sindaco, e chi le stava accanto quando era di fatto in opposizione, si è dimenticato delle battaglie portate avanti per l’ospedale, vi siete dimenticati di essere sempre padri, madri, figli di qualcuno. Nel suo programma elettorale, di cui riportiamo un estratto, ha fatto tante promesse, troppo presto disattese, troppo presto si e’ dimenticato di combattere per la sua comunità» .
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