La Nuova Sardegna

Olbia

«Villette costruite nella legalità»

di Tiziana Simula
«Villette costruite nella legalità»

Parlano i proprietari delle case di via Levante accusati di aver trasformato le cantine in locali abitabili

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OLBIA. Dicono di aver agito nella legalità, eseguendo i lavori solo dopo avere ottenuto tutte le autorizzazioni. E di essersi improvvisamente ritrovati nell’illegalità dopo che il Comune, reinterpretando le norme, ha revocato in autotutela l’autorizzazione rilasciata in precedenza. Sono i proprietari delle sei villette a schiera di via Levante, nella spiaggia dello Squalo, le cui cantine sono state messe sotto sequestro preventivo dalla polizia locale su ordine del procuratore Gregorio Capasso. Provvedimento convalidato dal gip del tribunale Marco Contu. Stando alle accuse, avrebbero proceduto al cambio della destinazione d’uso abusiva dei locali cantina, trasformati in ambienti residenziali anche tramite l’utilizzo dei cavedi. Il tutto finalizzato ad affittare per l’estate le stesse abitazioni. Sei le persone denunciate, coinvolte a vario titolo nella vicenda: i proprietari delle case Tonino Uggias, 60 anni, che è anche progettista e direttore dei lavori, Natalino Uggias, 65 anni, Laura Uggias, 48 anni, Gian Mario Uggias, 62 anni, Anna Uggias, 56 anni e il titolare dell’impresa esecutrice, e Mario Ponti, 52 anni. A carico del direttore dei lavori si ipotizza inoltre il reato di falsità ideologica in certificati commessa da persone esercenti un servizio di pubblica necessità, in quanto avrebbe falsamente attestato al Comune di Olbia la possibilità di procedere alla trasformazione per uso residenziale dei piani interrati, raffigurandoli come seminterrati, al fine di aggirare le prescrizioni delle norme di attuazione del piano di risanamento di Pittulongu, che escludono la possibilità di trasformazione per questa tipologia di immobili. Tutto questo nonostante il lotto non avesse cubatura residuale. «Noi siamo imprenditori seri – dice Tonino Uggias, anche a nome degli altri proprietari – . Abbiamo presentato un progetto per la realizzazione di sei abitazioni che ci è stato approvato. Abbiamo iniziato un’esperienza edilizia molto faticosa nel rispetto delle regole e delle norme. Nel corso di questa attività abbiamo presentato richiesta al Comune per il recupero a fini abitativi dei locali cantine. Non abbiamo eseguito alcun intervento speculativo e mai abbiamo reso dichiarazioni o prodotto elaborati grafici infedeli al fine di ottenere il rilascio del provvedimento. Dopo tre mesi la richiesta è stata archiviata dal Suape con esito positivo. La successiva reinterpretazione delle norme (5 mesi dopo la presentazione della richiesta), molto fumose relativamente al concetto di interrato e di seminterrato, ha causato la revoca in autotutela da parte del Comune dell’autorizzazione. Ma noi nel frattempo, perché bastavano 30 giorni di attesa per l'avvio dei lavori, abbiamo parzialmente arredato i locali oggetto del sequestro preventivo. In seguito alla revoca dell’autorizzazione da parte del Comune – prosegue il direttore dei lavori – abbiamo ripristinato lo stato dei luoghi, rimuovendo i pochi arredi e impianti presenti. Abbiamo quindi presentato una variante in accertamento di conformità per essere autorizzati a mantenere una doccia realizzata nel cavedio adiacente al bagno già autorizzato nella concessione originaria».

Ma qualche giorno fa, in seguito al sopralluogo eseguito dalla polizia locale insieme al personale tecnico comunale del Servizio controllo in materia edilizia e prevenzione abusi, sono scattati i sigilli nelle cantine.

«La pubblica amministrazione, con un dubbio provvedimento – rimarca l’avvocato Giampaolo Murrighile, difensore dei proprietari delle case – ha da prima autorizzato le opere sulla base dei progetti presentati e solo successivamente ad opere eseguite, ha inteso revocare in autotutela la precedente propria autorizzazione. Daremo corso a tutte le più opportune azioni giudiziarie per ottenere la tutela e il riconoscimento dei propri diritti, certi di non avere compiuto nessuna azione in violazione di legge».

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