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Olbia

«Basta contratti brevi e paghe da fame»

«Basta contratti brevi e paghe da fame»

Turismo. La denuncia della Cgil gallurese: segnali di miglioramento dopo la crisi del Covid, ma troppe cose non vanno

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OLBIA. A guardare il ritorno in massa dei turisti e i numeri dei nuovi contratti di lavoro nel settore stipulati questa estate a Olbia e in Gallura, ci si può convincere che la crisi del Covid sia passata o stia per farlo. Ma non è esattamente così, dice Luisa Di Lorenzo, segretario generale della Cgil della Gallura: molti di quei contratti sono stati attivati dagli stessi lavoratori o perché la loro durata è brevissima o perché si dimettono da un lavoro a causa degli stipendi da fame e devono cercarne un altro.

Un quadro che mostra una faccia assai meno gradevole dell’altrimenti luccicante economia turistica e di quella del nord est sardo in particolare.

Luisa Di Lorenzo parte dai dati dell’ultimo report dell’Osservatorio dell’Aspal Sardegna, quelli di luglio 2021. «I primi sei mesi dell’anno – spiega – evidenziano segnali di ripresa, con assunzioni in aumento: in Sardegna a giugno del 2021 le attivazioni nette cumulate di posti di lavoro sono state il solo 6,5% in meno rispetto allo stesso periodo del 2019, mentre nel 2020 il calo era del 63%. Sono stati attivati 38mila contratti, di cui 23mila netti». Numeri superiori a quelli del 2019 e che confortano, certo. Ma fino a un certo punto, perché la crisi provocata dal Covid è ancora profonda, in particolare «nei servizi che si basano sulla presenza fisica del cliente: spettacoli, commercio, bar e ristoranti». In ogni caso – sottolinea la segretaria della Cgil gallurese – «pensiamo che i dati relativi all’aumento delle assunzioni vada analizzato in maniera più approfondita, soprattutto nelle aree turistiche, poiché il dato si riferisce alle attivazioni di contratti: una stessa persona può attivare anche tre contratti in un mese, se passa da un’azienda all’altra; resta dunque un solo vero occupato e non tre occupati. Sosteniamo questo poiché nei nostri uffici stiamo registrando una mole notevole di lavoratori che si dimettono stremati fisicamente e psicologicamente e che lamentano condizioni inaccettabili al limite della dignità della persona. Ma incontriamo anche tantissimi lavoratori ai quali vengono proposti contratti di un solo mese e ai quali viene chiesto di svolgere lavoro extra non retribuito per conquistarsi la proroga del contratto stesso di mese in mese». Non solo contratti brevi o brevissimi, ma anche sfruttamento e stipendi da fame. «Si diffonde il lavoro grigio – prosegue Di Lorenzo – ovvero contratti di lavoro parziali per 20 ore settimanali ma che poi diventano 70-80, 7 giorni su 7, senza riposo, 12 ore al giorno. E per tutto questo lavoro vengono corrisposti stipendi da fame: 900-1200 euro al mese spesso comprensivi di tredicesima, quattordicesima e Tfr. Poi gli imprenditori si chiedono anche perché non trovano lavoratori stagionali. La risposta è banale: i contratti che vengono proposti sono inaccettabili. Lo diciamo forte e chiaro: il lavoro – conclude la numero uno della Cgil Gallura – va pagato dignitosamente e nel rispetto della professionalità di chi lo presta, senza schiavismi e irregolarità». (a.se.)

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