«A Cala di Faa solo in elicottero»
La denuncia di una sassarese che ha casa ad Aglientu:un cancello impedisce l’ingresso alla spiaggia
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AGLIENTU. «Non è possibile che l’accesso a Cala di Faa, dove c’è una delle spiagge più belle della Gallura, sia sbarrato da un cancello e che la gente non possa andarci se non in barca o in elicottero». La denuncia arriva da Rita Sieni, sassarese, che insieme al marito argentino, ha preso casa in Gallura, tra Vignola e Portobello, per scoprire che la strada di accesso a Cala di Faa è sbarrata sia ai mezzi che ai pedoni. «Assurdo – dice – vedo davanti a casa la gente che prova ad andare a Cala di Faa e poi deve subito tornare indietro. Mi dicono che è stata chiusa da un paio d’anni e mi chiedo come sia possibile».
Rita Sieni non è una che si rassegna. È stata testimone e vittima delle brutalità delle forze dell’ordine al G8 di Genova, dove era andata per manifestare pacificamente e dove, senza colpe, ha subito pesanti conseguenze fisiche, come ha raccontato di recente alla “Nuova” nel ventennale di quella tragedia. Di fronte allo sbarramento sulla strada per Cala di Faa, non accetta di restarsene senza far niente. Si è rivolta a diverse autorità ed è andata alla capitaneria di porto competente, quella di Porto Torres, per presentare un esposto.
Cala di Faa è un angolo di paradiso semisconosciuto, un paio di chilometri a nord di Cala Sarraina, esattamente al confine tra i territori comunali di Aglientu e Trinità d’Agultu. Basta cercare le recensioni degli appassionati sul web per capire che chi ha provato ad arrivarci si è arreso davanti al cancello, su cui un cartello indica la presenza di un’azienda agricola e impone il “divieto di accesso a persone e mezzi non autorizzati”.
«Abito a due chilometri dalla spiaggia e vedo la gente arrivare e tornare indietro delusa – dice Rita Sieni – chiedo come sia possibile che non venga garantito l’accesso al mare previsto dalla legge. Mi dicono che c’è una causa in corso con i vecchi proprietari, che i terreni sono stati acquistati da uno straniero e che a un certo punto è comparso quel cancello. La spiaggia è di fatto privatizzata. Mi dicono anche che qualcuno ci arriva addirittura in elicottero che, peraltro, in un caso, forse per un’avaria, è rimasto lì per giorni e infatti ci sono le fotografie. Non credo che questa situazione possa essere lasciata così. C’è anche una evidente questione di sicurezza. Siamo in campagna, se qui davanti dovesse capitare un incendio saremmo costretti a correre verso il mare per salvarci. Peccato che quel cancello lo impedisca».
Rita Sieni è decisa a dare battaglia. Chiede al comune di Aglientu, sul cui territorio passa la strada, e alle forze dell’ordine di verificare se lo sbarramento sia regolare. Ha anche lanciato una petizione online, una raccolta firme su Change.org con la richiesta che la strada venga aperta.
Chi proverà ad andare a Cala di Faa, in ogni caso, d’ora in avanti potrà conoscere a che cosa va incontro. «I bambini che abitano nello stazzo di cui siamo ospiti – spiega Rita Sieni– hanno preparato uno striscione di “benvenuto” per chiunque venga a trovarci e ad ascoltare con le proprie orecchie la storia di questo splendido angolo di Sardegna che oggi è impossibile vedere». (a.se.)
Rita Sieni non è una che si rassegna. È stata testimone e vittima delle brutalità delle forze dell’ordine al G8 di Genova, dove era andata per manifestare pacificamente e dove, senza colpe, ha subito pesanti conseguenze fisiche, come ha raccontato di recente alla “Nuova” nel ventennale di quella tragedia. Di fronte allo sbarramento sulla strada per Cala di Faa, non accetta di restarsene senza far niente. Si è rivolta a diverse autorità ed è andata alla capitaneria di porto competente, quella di Porto Torres, per presentare un esposto.
Cala di Faa è un angolo di paradiso semisconosciuto, un paio di chilometri a nord di Cala Sarraina, esattamente al confine tra i territori comunali di Aglientu e Trinità d’Agultu. Basta cercare le recensioni degli appassionati sul web per capire che chi ha provato ad arrivarci si è arreso davanti al cancello, su cui un cartello indica la presenza di un’azienda agricola e impone il “divieto di accesso a persone e mezzi non autorizzati”.
«Abito a due chilometri dalla spiaggia e vedo la gente arrivare e tornare indietro delusa – dice Rita Sieni – chiedo come sia possibile che non venga garantito l’accesso al mare previsto dalla legge. Mi dicono che c’è una causa in corso con i vecchi proprietari, che i terreni sono stati acquistati da uno straniero e che a un certo punto è comparso quel cancello. La spiaggia è di fatto privatizzata. Mi dicono anche che qualcuno ci arriva addirittura in elicottero che, peraltro, in un caso, forse per un’avaria, è rimasto lì per giorni e infatti ci sono le fotografie. Non credo che questa situazione possa essere lasciata così. C’è anche una evidente questione di sicurezza. Siamo in campagna, se qui davanti dovesse capitare un incendio saremmo costretti a correre verso il mare per salvarci. Peccato che quel cancello lo impedisca».
Rita Sieni è decisa a dare battaglia. Chiede al comune di Aglientu, sul cui territorio passa la strada, e alle forze dell’ordine di verificare se lo sbarramento sia regolare. Ha anche lanciato una petizione online, una raccolta firme su Change.org con la richiesta che la strada venga aperta.
Chi proverà ad andare a Cala di Faa, in ogni caso, d’ora in avanti potrà conoscere a che cosa va incontro. «I bambini che abitano nello stazzo di cui siamo ospiti – spiega Rita Sieni– hanno preparato uno striscione di “benvenuto” per chiunque venga a trovarci e ad ascoltare con le proprie orecchie la storia di questo splendido angolo di Sardegna che oggi è impossibile vedere». (a.se.)
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