Le chiese campestri aperte ai turisti
di Sebastiano Depperu
Il Comune di Trinità le ha inserite tra le mete da visitare indicando i percorsi
2 MINUTI DI LETTURA
TRINITÀ. Nella promozione del territorio e la valorizzazione delle sue risorse, sia della costa che dell’entroterra, l’amministrazione comunale di Trinità ha inserito le chiese campestri. Ha disposto, infatti, il posizionamento di un leggio/teca all’esterno, vicino alle porte d’ingresso, dove si riportano, in italiano e inglese, le notizie delle chiese. Unitamente a una breve storia dei santi, tra le righe, si ricordano eventi accaduti nei pressi delle stesse chiese che, per molto tempo, hanno caratterizzato la realtà socio culturale del contesto campagnolo, condizionando il carattere e il comportamento degli antenati tra santità e banditismo. Antonella Prunas (consigliere capogruppo di maggioranza) e Nardo Ugnutu (assessore alla Cultura), non hanno dubbi che «se la storia è maestra di vita, a noi compete l’onere e l’onore di non perdere le radici che ci appartengono».
Prunas e Ugnutu continuano affermando che «è evidente l’indissolubile legame che da sempre ci unisce alla chiesa di campagna: non solo per la manifestazione della fede popolare secondo la tradizione e la nostra cultura, ma come occasione d’incontro e socializzazione». A parte i ruderi delle chiese medievali di sant’Orsola e di Santa Barbara, la chiesa campestre più vicina al centro abitato è quella di san Pietro martire. Nella zona di Lu Colbu invece, tra i secolari alberi di leccio e olivastro, fu costruita la chiesa di san Giovanni. Nel territorio della medievale villa di Vinjolas, si trova la chiesa di santa Maria di Vignola. Nella Sarra di Cugurenza, il 19 marzo si celebra san Giuseppe. Una delle chiese campestri più frequentate, anche dai turisti, è quella di sant’Antonio in località Li Colti. Mentre tra quelle più antiche c’è quella di san Michele, in località Tarrapadeddha». Per l’acquisizione delle conoscenze sul ruolo delle chiese campestri e la loro valorizzazione i due amministratori ringraziano, a nome dell’amministrazione, chi ha collaborato a vario titolo, dal parroco don Santino Cimino alla professoressa Maria Addis, a Tonuccio Prunas che ha curato la sintesi dell’opera attingendo a diversi testi. «Il prossimo obiettivo sarà quello di creare un percorso culturale con indicazioni stradali, fotografie e descrizione delle chiese campestri non solo per i turisti ma anche per la realizzazione di attività didattiche in collaborazione con la scuola».
Prunas e Ugnutu continuano affermando che «è evidente l’indissolubile legame che da sempre ci unisce alla chiesa di campagna: non solo per la manifestazione della fede popolare secondo la tradizione e la nostra cultura, ma come occasione d’incontro e socializzazione». A parte i ruderi delle chiese medievali di sant’Orsola e di Santa Barbara, la chiesa campestre più vicina al centro abitato è quella di san Pietro martire. Nella zona di Lu Colbu invece, tra i secolari alberi di leccio e olivastro, fu costruita la chiesa di san Giovanni. Nel territorio della medievale villa di Vinjolas, si trova la chiesa di santa Maria di Vignola. Nella Sarra di Cugurenza, il 19 marzo si celebra san Giuseppe. Una delle chiese campestri più frequentate, anche dai turisti, è quella di sant’Antonio in località Li Colti. Mentre tra quelle più antiche c’è quella di san Michele, in località Tarrapadeddha». Per l’acquisizione delle conoscenze sul ruolo delle chiese campestri e la loro valorizzazione i due amministratori ringraziano, a nome dell’amministrazione, chi ha collaborato a vario titolo, dal parroco don Santino Cimino alla professoressa Maria Addis, a Tonuccio Prunas che ha curato la sintesi dell’opera attingendo a diversi testi. «Il prossimo obiettivo sarà quello di creare un percorso culturale con indicazioni stradali, fotografie e descrizione delle chiese campestri non solo per i turisti ma anche per la realizzazione di attività didattiche in collaborazione con la scuola».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
