La Nuova Sardegna

Olbia

Rinascerà presto a Tempio un’antica confraternita

di Giuseppe Pulina
Rinascerà presto a Tempio un’antica confraternita

L’annuncio di don Diana durante la messa per la Madonna di Buoncammino E don Francesco Tanponi rivela il ritrovamento di atti notarili di due secoli fa

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TEMPIO. Presto Tempio potrà riavere una delle sue antiche confraternite. Lo ha annunciato il parroco della cattedrale, don Giorgio Diana, in occasione della celebrazione liturgica di ieri in onore della Madonna di Buoncammino. Il giovane canonico ha fatto suo l’invito rivolto da un altro religioso della diocesi, don Francesco Tamponi, direttore dell’Ufficio dei Beni culturali, che ha presieduto la messa solenne svoltasi all’aperto, nel parco delle Rimembranze. Durante la liturgia, don Tamponi aveva infatti ricordato il ruolo storico che le confraternite hanno sempre svolto nella formazione di uno spirito comunitario, diventando custodi di storia e tradizioni. Lo ha sostenuto don Tamponi rievocando la storia della confraternita che per tanti anni ha curato l’organizzazione della festa. Un pezzo di storia tempiese nota forse al solo don Tamponi che, da acuto studioso qual è, ha trovato tra i documenti di due secoli fa un atto notarile che attesta l’esistenza in città di una Confraternita dell’Orazione e morte. Quindi, una volta, erano tre le confraternite presenti a Tempio: Santa Croce, Rosario e quella, appunto, dell’Orazione e morte. Negli anni sono venute meno, ma, a quanto pare, non sarà così ancora per molto tempo. «C’è chi – ha dichiarato don Diana – sta lavorando alla rifondazione della confraternita di Santa Croce; i semi sono stati già gettati e presto se ne vedranno i primi germogli». «Della confraternita dell’Orazione e morte, grazie a don Tamponi e alle sue rivelazioni, si sa che l’ultima notizia ufficiale risale al 1813. Il documento che la contiene è un atto notarile che ha in calce anche la firma del vescovo Stanislao Paradiso. È stato redatto con un italiano fluido e chiaro, come devono essere d’altronde i lasciti notarili. Si tratta, per essere più precisi, del testamento di un pastore di nome Pasquale Azara, che si raccomanda alla Chiesa del territorio e alla confraternita Orazione e morte perché qualcuno si prenda cura della sua anima. Il lascito consiste in una elargizione di 700 scudi sardi, 100 dei quali da utilizzare per l’anniversario della celebrazione da parte della Confraternita che diventa, di fatto, beneficiaria di parte dell’eredità. Gli altri 600 scudi vengono, infatti, assegnati ai guardiani pro tempore della Confraternita perché provvedano a far dire regolarmente messa. Il proposito del facoltoso pastore gallurese (tale per l’indicazione di altre cifre di denaro che doveva riscuotere) era quello di assicurarsi la celebrazione dell’anniversario con tanto di vespri e messa solenne celebrata dal canonico. Un desiderio che negli anni è poi diventato consuetudine.

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