Scuola l’incognita dei “no green pass”
L’assessora Serra: «Dopo chiusure e quarantene questa non è la sfida più dura»
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OLBIA. Oggi è il giorno x, il via al nuovo anno. Gli sciami di studenti varcheranno i cancelli più in là ma da oggi le scuole riaprono ufficialmente per i primi adempimenti dei docenti. Collegi, consigli di istituto, poi tocca agli esami di riparazione. E tra poco meno di due settimane sarà la volta di zaini e alunni in classe.
Dopo grandi eventi e ristoranti, compare anche a scuola il green pass. Non c'è grossa preoccupazione tra i giovani, che hanno fatto registrare numeri positivi di adesione ai vaccini. Potrebbero diventare un problema, semmai, professori e professoresse in disaccordo con la certificazione.
L'assessora comunale alla Pubblica istruzione, Sabrina Serra, viene dall'incontro svolto proprio ieri mattina con tutti i presidi e dirigenti delle scuole di competenza, quindi primaria, infanzia e nido. «Preoccupati? Vengono da un anno e mezzo di chiusure, quarantene, positività, questa non è la sfida più dura. Ma è comunque un ulteriore onere».
Naturalmente l’assessora si riferisce al green pass. I protocolli di sicurezza, con misurazione di temperatura, mascherine, distanziamento, sono praticamente gli stessi dell'ultimo anno scolastico. La certificazione verde invece è una novità assoluta che adesso rischia di mettere in crisi gli equilibri all'interno delle scuole. Se fino a poco fa erano i ristoratori a lamentarsi di dover fare i controllori, ora Qr code alla mano sono i dirigenti a dover presidiare gli ingressi con il loro personale e consentire o meno l'entrata. Professori e il resto del personale potranno fare parte delle attività solo con il green pass o un tampone negativo entro le ultime 48 ore.
«Tengo a sottolineare – così ancora l’assessora Sabrina Serra - che finalmente si è capita l'importanza della scuola in presenza. Vivere la quotidianità, le relazioni tra studenti e con i docenti». Certo, ci sarà da fare i conti con una parte (bisognerà capire quanto consistente) di prof che non sono ancora vaccinati o, peggio, che non intendono vaccinarsi. Perché il problema dei no vax a partire da oggi arriva ufficialmente anche tra le aule di scuola. «Sì tratta di avere a cura la propria salute e quella degli altri, di compiere un gesto di responsabilità», conclude l’assessora. (p.a.)
Dopo grandi eventi e ristoranti, compare anche a scuola il green pass. Non c'è grossa preoccupazione tra i giovani, che hanno fatto registrare numeri positivi di adesione ai vaccini. Potrebbero diventare un problema, semmai, professori e professoresse in disaccordo con la certificazione.
L'assessora comunale alla Pubblica istruzione, Sabrina Serra, viene dall'incontro svolto proprio ieri mattina con tutti i presidi e dirigenti delle scuole di competenza, quindi primaria, infanzia e nido. «Preoccupati? Vengono da un anno e mezzo di chiusure, quarantene, positività, questa non è la sfida più dura. Ma è comunque un ulteriore onere».
Naturalmente l’assessora si riferisce al green pass. I protocolli di sicurezza, con misurazione di temperatura, mascherine, distanziamento, sono praticamente gli stessi dell'ultimo anno scolastico. La certificazione verde invece è una novità assoluta che adesso rischia di mettere in crisi gli equilibri all'interno delle scuole. Se fino a poco fa erano i ristoratori a lamentarsi di dover fare i controllori, ora Qr code alla mano sono i dirigenti a dover presidiare gli ingressi con il loro personale e consentire o meno l'entrata. Professori e il resto del personale potranno fare parte delle attività solo con il green pass o un tampone negativo entro le ultime 48 ore.
«Tengo a sottolineare – così ancora l’assessora Sabrina Serra - che finalmente si è capita l'importanza della scuola in presenza. Vivere la quotidianità, le relazioni tra studenti e con i docenti». Certo, ci sarà da fare i conti con una parte (bisognerà capire quanto consistente) di prof che non sono ancora vaccinati o, peggio, che non intendono vaccinarsi. Perché il problema dei no vax a partire da oggi arriva ufficialmente anche tra le aule di scuola. «Sì tratta di avere a cura la propria salute e quella degli altri, di compiere un gesto di responsabilità», conclude l’assessora. (p.a.)
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