Street art quel filo rosso che unisce Olbia a Londra
di Paolo Ardovino
Alessandra Tortone colora muri e strade: «Rendiamo la nostra città migliore» Le sue opere: i tre asini nel piazzale Bardanzellu e l’omaggio al Filippo Tortu
2 MINUTI DI LETTURA
OLBIA. Più o meno è andata così: lei si guarda attorno e attraverso i suoi occhi tutto prende forma e colore diversi. Le strade non sono semplici strade, marciapiedi, muri e cartelli vanno oltre la loro ordinaria funzione e costituiscono tele perfette per essere dipinte. Alessandra Tortone da Olbia è partita via per inseguire la passione per l’arte, ma a Olbia lascia i suoi colori e i suoi personaggi ogni volta che torna. E dice: «rendiamo la città più colorata».
Da Olbia a Londra. L’ultima opera recente è stata svelata in occasione della serata organizzata dall’atletica Olbia per Filippo Tortu. Alcuni giorni fa, sulla pista del Caocci, il velocista medaglia d’oro a Tokyo è stato omaggiato dagli amici storici di Olbia. E per l’occasione Alessandra ha realizzato un’opera su supporto di legno che ritrae il corridore nel momento in cui taglia il traguardo. L’associazione olbiese ha deciso che verrà esposta in occasione di ogni manifestazione. «L’idea è nata in poco tempo», qualche giorno, dice l’artista, perché le piace pensare, cominciare e completare i dipinti in poco tempo, al di là della portata del lavoro. Le sue tele non hanno mai una consistenza e una dimensione precisa. Talvolta sono vetrine di negozi, o pareti, la più grande opera mai realizzata, dice, ha toccato i cinque metri di altezza. Nata a Torino, cresciuta a Olbia e da 15 anni trasferita a Londra, Alessandra Tortone ha fatto diventare il mondo dei colori il suo lavoro principale. «Ma torno a Olbia ogni anno, e ogni volta lascio qualcosa di mio». Nel parcheggio di piazzale Bardanzellu spiccano i suoi tre asini e il lungo murale azzurro con due bambini con gli aquiloni e il faro dell’isola Bocca sullo sfondo.
La street art. I suoi soggetti «a volte strappano una risata, altre cercano di invogliare alla riflessione – poi suggerisce –. A Olbia ci sono diversi scorci degradati, nel centro storico e in altre zone, che con poco si possono trasformare in angoli colorati e che attirano l’attenzione e le foto». La chiave potrebbe essere creare progetti coinvolgendo le scuole, «individuare un’area da riqualificare e rendere partecipi tanti bambini», o partire dalla raccolta dei rifiuti per ridare vita a oggetti, elettrodomestici e utensili in disuso. Un tipo di arte che si sta sviluppando ormai anche nell’isola. Basterebbe poco, suggerisce, per rendere anche la street art un elemento caratteristico e rigeneratore della città.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Da Olbia a Londra. L’ultima opera recente è stata svelata in occasione della serata organizzata dall’atletica Olbia per Filippo Tortu. Alcuni giorni fa, sulla pista del Caocci, il velocista medaglia d’oro a Tokyo è stato omaggiato dagli amici storici di Olbia. E per l’occasione Alessandra ha realizzato un’opera su supporto di legno che ritrae il corridore nel momento in cui taglia il traguardo. L’associazione olbiese ha deciso che verrà esposta in occasione di ogni manifestazione. «L’idea è nata in poco tempo», qualche giorno, dice l’artista, perché le piace pensare, cominciare e completare i dipinti in poco tempo, al di là della portata del lavoro. Le sue tele non hanno mai una consistenza e una dimensione precisa. Talvolta sono vetrine di negozi, o pareti, la più grande opera mai realizzata, dice, ha toccato i cinque metri di altezza. Nata a Torino, cresciuta a Olbia e da 15 anni trasferita a Londra, Alessandra Tortone ha fatto diventare il mondo dei colori il suo lavoro principale. «Ma torno a Olbia ogni anno, e ogni volta lascio qualcosa di mio». Nel parcheggio di piazzale Bardanzellu spiccano i suoi tre asini e il lungo murale azzurro con due bambini con gli aquiloni e il faro dell’isola Bocca sullo sfondo.
La street art. I suoi soggetti «a volte strappano una risata, altre cercano di invogliare alla riflessione – poi suggerisce –. A Olbia ci sono diversi scorci degradati, nel centro storico e in altre zone, che con poco si possono trasformare in angoli colorati e che attirano l’attenzione e le foto». La chiave potrebbe essere creare progetti coinvolgendo le scuole, «individuare un’area da riqualificare e rendere partecipi tanti bambini», o partire dalla raccolta dei rifiuti per ridare vita a oggetti, elettrodomestici e utensili in disuso. Un tipo di arte che si sta sviluppando ormai anche nell’isola. Basterebbe poco, suggerisce, per rendere anche la street art un elemento caratteristico e rigeneratore della città.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
