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Una pièce dedicata a Steve Jobs apre stasera la stagione teatrale

TEMPIO. Dopo l’elegante anteprima di fine agosto con la “Cenerentola” di Jiří Bubeníček, stasera (ore 21) il teatro del Carmine potrà celebrare l’inizio ufficiale della nuova stagione. Non un...

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TEMPIO. Dopo l’elegante anteprima di fine agosto con la “Cenerentola” di Jiří Bubeníček, stasera (ore 21) il teatro del Carmine potrà celebrare l’inizio ufficiale della nuova stagione. Non un balletto, come quello della festosa e benaugurale anteprima, e nemmeno un concerto, ma una pièce teatrale di forte impatto. Sarà questo lo spettacolo di apertura del nuovo cartellone del Carmine, che riserverà sorprese e rappresentazioni di qualità sino a fine primavera. A essere messa in scena giovedì prossimo sarà “Stay Hungry - Indagine di un affamato”, spettacolo scritto e interpretato da Angelo Campolo, vincitore di premi prestigiosi come il Nolo Fringe Festival 2019 e l’In-Box 2020, spaccato di un'Italia che ha spesso dimostrato di non saper comprendere il fenomeno della migrazione. Da questo è venuto fuori il racconto di tre anni di esistenze private e di storia nazionale, tra il 2015 e il 2018, in cui le porte dell'accoglienza si sono prima aperte e poi improvvisamente chiuse, facendo naufragare sogni, speranze e uomini in mare aperto.

L’indagine di un affamato s’ispira all’ormai epocale esortazione che Steve Jobs rivolse nel giugno del 2005 agli studenti dell’Università di Stanford. Il padre di Apple, icona della cultura hi-tech, si rivolse in quell’occasione ai giovani perché coltivassero insaziabilmente il sogno visionario di un futuro migliore, superando gli ostacoli che inevitabilmente avrebbero incontrato per mettersi sempre in gioco. Nello spettacolo di Campolo l’esortazione di Jobs diventa metafora delle storie dei migranti contemporanei, giovani che fuggono dalla fame e dalla miseria, spesso vittime di guerre e persecuzioni, che, non diversamente dai loro coetanei occidentali (ma con meno chance di successo), aspirano a una vita migliore. Formatosi alla scuola di Luca Ronconi al Piccolo Teatro, Angelo Campolo ha fatto tesoro nella stesura del suo lavoro teatrale delle verità amare e sconvolgenti emerse durante i laboratori per l’integrazione degli stranieri. Esperienza che gli ha rivelato in misura maggiore la forza catartica e svelante del teatro. (g.pu.)



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