Olbia, sulla casa famiglia cala il sipario
di Marco Bittau
Nell’indifferenza generale i 15 lavoratori sono stati sospesi e i pazienti psichiatrici trasferiti a Ploaghe
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OLBIA. È una storia triste e misteriosa quella della casa famiglia di via Tre Venezie. Il servizio da una decina di giorni è a tutti gli effetti congelato, gli otto pazienti psichiatrici trasferiti in una struttura privata a Ploaghe, i 15 dipendenti sospesi e senza lavoro. Tutto nel silenzio generale, fuori dai radar della politica che pure, in campagna elettorale, mai risparmia sorrisi e promesse.
La mobilitazione. Dimenticati dal mondo, i dipendenti della cooperativa sociale Codess, che gestisce il servizio per conto dell’Ats sono stato di agitazione permanente e, con una copertura sindacale ridotta ai minimi termini, hanno allestito un sit in di protesta con uno striscione appeso alla parete della casa famiglia in via Tre Venezie. Il quartier generale della Assl è lì, a due passi, ma sembra distante anni luce perché nessuno vede e nessuno sente.
Il trasferimento. Alla chiusura virtuale (sì, perché nessun documento dell’Ats parla di soppressione del servizio o della struttura) si è giunti dopo un progressivo trasferimento degli ospiti (tutti pazienti psichiatrici) da Olbia al Centro Ulivi di Ploaghe, ex San Giovanni Battista, dove da poco tempo la Regione ha accreditato una residenza psichiatrica privata con 19 posti letto. Otto di questi sono occupati da pazienti che arrivano da Olbia, con disagi per le famiglie che hanno perso il servizio in città e che ora devono viaggiare per visitare i loro cari.
Il personale. Il trasferimento dei pazienti da Olbia a Ploaghe è stato giustificato dall’Ats con le onnipresenti carenze di personale, in questo caso infermieristico. In pratica, a Olbia ci saranno pure 15 dipendenti della Codess, ma mancherebbero comunque gli infermieri. Per l’Ats è un problema insormontabile, al punto da richiedere il trasferimento degli ospiti e sospendere i lavoratori rimasti soli a presidiare la casa famiglia vuota. «La struttura al momento ha cinque infermieri su sei, 5 Oss, un coordinatore, un educatore per assistere otto pazienti – aveva protestato nel corso del sit in uno dei lavoratori, Giovanni Muretti – Ci sono le condizioni perché tutto funzioni alla perfezione anche perché in altre strutture come la nostra non c’è tutto questo personale, ma restano aperte. Una scelta che subiamo nell’indifferenza generale».
Ploaghe batte Olbia. A parte le misteriose alchimie sanitarie che fanno scomparire infermieri a Olbia per farli riapparire a Ploaghe, resta il fatto che il capoluogo gallurese ha di fatto perso un servizio importante e rischia ora di perdere altri posti di lavoro. In tutto sono quindici le persone che lavorano in questa struttura chi da 20, chi da 15, chi da 6 anni. Altri sono stati assunti recentemente.
Il sindacato. «È incredibile quanto sta succedendo – dice Giovanni Piras della Cisal, che da qualche giorno si sta occupando della vertenza dimenticata –. Chi ha deciso il trasloco dei pazienti? Quale sorte attende i lavoratori? Sinora nessuna risposta, perché non ci sono interlocutori. Eppure siamo in contatto con l’Ats e presto ci sarà un incontro con la coop Codess. Di sicuro per i lavoratori si apre la porta del Fondo integrativo salariale, ma è appunto solo una integrazione allo stipendio che non c’è più. Per questo serve un’intesa con la cooperativa. Al momento questi lavoratori e le loro famiglie non hanno certezze sul loro futuro».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La mobilitazione. Dimenticati dal mondo, i dipendenti della cooperativa sociale Codess, che gestisce il servizio per conto dell’Ats sono stato di agitazione permanente e, con una copertura sindacale ridotta ai minimi termini, hanno allestito un sit in di protesta con uno striscione appeso alla parete della casa famiglia in via Tre Venezie. Il quartier generale della Assl è lì, a due passi, ma sembra distante anni luce perché nessuno vede e nessuno sente.
Il trasferimento. Alla chiusura virtuale (sì, perché nessun documento dell’Ats parla di soppressione del servizio o della struttura) si è giunti dopo un progressivo trasferimento degli ospiti (tutti pazienti psichiatrici) da Olbia al Centro Ulivi di Ploaghe, ex San Giovanni Battista, dove da poco tempo la Regione ha accreditato una residenza psichiatrica privata con 19 posti letto. Otto di questi sono occupati da pazienti che arrivano da Olbia, con disagi per le famiglie che hanno perso il servizio in città e che ora devono viaggiare per visitare i loro cari.
Il personale. Il trasferimento dei pazienti da Olbia a Ploaghe è stato giustificato dall’Ats con le onnipresenti carenze di personale, in questo caso infermieristico. In pratica, a Olbia ci saranno pure 15 dipendenti della Codess, ma mancherebbero comunque gli infermieri. Per l’Ats è un problema insormontabile, al punto da richiedere il trasferimento degli ospiti e sospendere i lavoratori rimasti soli a presidiare la casa famiglia vuota. «La struttura al momento ha cinque infermieri su sei, 5 Oss, un coordinatore, un educatore per assistere otto pazienti – aveva protestato nel corso del sit in uno dei lavoratori, Giovanni Muretti – Ci sono le condizioni perché tutto funzioni alla perfezione anche perché in altre strutture come la nostra non c’è tutto questo personale, ma restano aperte. Una scelta che subiamo nell’indifferenza generale».
Ploaghe batte Olbia. A parte le misteriose alchimie sanitarie che fanno scomparire infermieri a Olbia per farli riapparire a Ploaghe, resta il fatto che il capoluogo gallurese ha di fatto perso un servizio importante e rischia ora di perdere altri posti di lavoro. In tutto sono quindici le persone che lavorano in questa struttura chi da 20, chi da 15, chi da 6 anni. Altri sono stati assunti recentemente.
Il sindacato. «È incredibile quanto sta succedendo – dice Giovanni Piras della Cisal, che da qualche giorno si sta occupando della vertenza dimenticata –. Chi ha deciso il trasloco dei pazienti? Quale sorte attende i lavoratori? Sinora nessuna risposta, perché non ci sono interlocutori. Eppure siamo in contatto con l’Ats e presto ci sarà un incontro con la coop Codess. Di sicuro per i lavoratori si apre la porta del Fondo integrativo salariale, ma è appunto solo una integrazione allo stipendio che non c’è più. Per questo serve un’intesa con la cooperativa. Al momento questi lavoratori e le loro famiglie non hanno certezze sul loro futuro».
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