Olbia, alluvione del 2013. Il perito: «Disastro annunciato»

Un'immagine dei danni dell'alluvione del 2013

La relazione del geologo Alfonso Bellini: «C’era un piano di emergenza ma non è stato attivato»

OLBIA. «Le azioni previste nel Pec, il Piano di emergenza comunale, se attivate, avrebbero potuto sviluppare quelle indispensabili attività di prevenzione che avrebbero senza dubbio ridotto il numero delle vittime e l’entità dei danni. Invece tutti, quel giorno, si sono dimenticati che Olbia aveva un Pec. L’amministrazione non ha fatto niente dopo aver ricevuto il messaggio della Regione di allerta di criticità elevata».

Lo ha scritto nella sua perizia il geologo Alfonso Bellini e lo ha ribadito più volte in aula dove ha parlato per oltre quattro ore illustrando alla Corte d’appello di Sassari il contenuto del voluminoso carteggio prodotto. Circa 200 pagine nelle quali risponde a una serie di quesiti sul ciclone Cleopatra, sull’origine e sull’evoluzione di quell’onda di piena assassina, come lui stesso l’ha definita, che il 18 novembre 2013 devastò la città provocando la morte di sei persone.

Una perizia che demolisce la sentenza di primo grado con cui sono stati mandati assolti dal tribunale di Tempio l’ex sindaco Gianni Giovannelli e altri tre imputati, il dirigente comunale Antonello Zanda, l’ex dirigente Gabriella Palermo e il funzionario Giuseppe Budroni, nella parte in cui affermava che si era trattato di un evento eccezionale e imprevedibile.

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