Olbia, le grandi manovre dietro il flop della Grande Coalizione
I retroscena della campagna elettorale che ha portato alla vittoria di Settimo Nizzi su Augusto Navone con 1200 voti di scarto
OLBIA. Pensato come progetto nobile di governo della città ma percepito da molti come un Frankenstein della politica. Una gestazione lunga due anni e un certificato di nascita con padri dalla nota multiculturalità politica. Il Partito democratico, Fratelli d’Italia, Italia Viva, ex Forza Italia, Movimento cinque stelle, Indipendentisti e Udc.
L’esperimento della Grande coalizione, affidato nelle mani del civico Augusto Navone, è crollato sotto 1200 voti sparati dai cannoni del centrodestra semiunito di Settimo Nizzi. Non solo l’affermazione di una superiorità numerica di una Forza Italia che solo a Olbia vive ancora i fasti berlusconiani di venti anni fa, ma la sentenza di morte di un progetto costruito nel tempo, mattone dopo mattone, per spaccare il fronte nizziano e conquistare il municipio.
I numeri, depurati dall’alta percentuale di astensione, quasi 20 mila hanno disertato le urne, certificano che l’idea di aver nascosto le insegne di partiti così diversi dietro il simbolo del civismo non ha funzionato come nel 2011, quando lo stesso laboratorio portò Gianni Giovannelli, unico nella storia cittadina, a battere Nizzi con otto punti e mezzo di vantaggio.
La Grande coalizione era stata pensata sulla base di quel modello vincente già due anni fa. Solo nell’estate del 2020 si mostra alla luce del sole. Non riunioni carbonare, ma incontri a viso aperto nella sala riunioni di uno dei centri della zona industriale più frequentati di Olbia. Al tavolo i padri fondatori: Fedele Sanciu, ex senatore di Forza Italia, ex presidente della provincia Olbia-Tempio, amico-nemico del sindaco Nizzi che lui stesso aveva contribuito a eleggere nel 2016 per poi consumare un irrecuperabile strappo al curaro. L’ex senatore del Partito democratico, Gian Piero Scanu, e ancora esponenti dell’Udc, il coordinatore cittadino di Italia Viva Andrea Viola, il segretario nazionale dell’Upc, Antonio Satta.
Tavoli settimanali a cui di volta in volta viene aggiunta una sedia. Per il Movimento 5 stelle, il partito dei sardi, gli indipendentisti. Solo nel gennaio 2021, e non senza momenti di tensione, l’arlecchino di partiti trova l’alchimia miracolosa su un progetto di governo della città condiviso e declinato in più punti. Viene quindi stabilito che i simboli dei partiti dovranno sparire, privilegio concesso solo al Movimento 5 stelle che difende con le unghie il suo dna civico.
Anche il candidato sindaco dovrà essere un civico. Sparisce l’ipotesi di ricorrere al sondaggio per scegliere il papabile. Gli esponenti del Pd e degli altri partiti che ambivano all’investitura diretta dagli olbiesi devono fare un passo indietro. Alcuni lo fanno con il sorriso, in nome di un progetto comune. Qualcun altro lo fa a denti stretti.
Il nome del direttore dell’Area marina protetta di Tavolara, Augusto Navone, un passato remoto vicino al partito socialista, una esperienza da assessore al Bilancio, dirigente dalle inequivocabili capacità manageriali, piace un po’ a tutti. A metà gennaio viene formalizzata la solenne proposta a Navone di guidare la Grande coalizione. A fine mese l’accettazione della nomination. Il giorno dopo è già campagna elettorale e la contrapposizione si avvelena.
Il gruppo Liberi, in cui confluiscono le anime di centrodestra guidate dall’ex senatore Sanciu e dal coordinatore di Fdi, Gigi Carbini, parte con una campagna mediatica aggressiva. Grandi cartelli murari che giocano sulle parole. Dallo slogan mutuato dalla campagna di Gavino Sanna per Soru “Non è tutto loro quel che luccica” a “Il Settimo comandamento”. Una scelta che inasprisce i toni del confronto tra Grande coalizione e centrodestra e che viene utilizzato dagli avversari contro i suoi stessi autori.
Navone prova a virare sui temi del progetto civico che è stato chiamato a guidare, inizia un tour tra la gente, in particolare tra le frazioni a suo avviso dimenticate dall’amministrazione uscente. Punta tutto sulle periferie che sembrano rispondere bene proponendo tra i punti principali del programma un master plan a loro dedicato. C’è anche un sondaggio che dà Navone avanti di due punti rispetto a Nizzi che spinge il listone a osare con lo slogan “Andiamo a vincere”. Il risveglio amaro nella notte dell’11 ottobre.
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