Nuchis, battezzato in carcere detenuto albanese

È sempre un evento straordinario la cerimonia di un battesimo in carcere. Eppure, per quanto non frequente sia, accade e, quando viene reso pubblico, richiama l’attenzione generale. Così è anche per...

È sempre un evento straordinario la cerimonia di un battesimo in carcere. Eppure, per quanto non frequente sia, accade e, quando viene reso pubblico, richiama l’attenzione generale. Così è anche per il battesimo somministrato sabato a un detenuto dell’istituto penitenziario di Nuchis. Il suo percorso di conversione e maturazione religiosa guidato dal cappellano del carcere, don Umberto Deriu, lo ha preparato per ricevere il primo dei sacramenti cristiani. Un fatto eccezionale, accolto festosamente da tutti. «È stata – dichiara don Umberto – una cerimonia gioiosa ed emozionante, con la presenza di tanti compagni del detenuto albanese e della comandante della polizia penitenziaria, Mariaelena Mariotti, a dimostrazione del fatto che dove c’è l’uomo, la Chiesa annuncia da sempre il Vangelo dell’amore e della misericordia». La foto che ritrae il detenuto che riceve il battesimo dalle mani di don Umberto Deriu, assistito da don Cesare Nicolai, altro sacerdote della diocesi di Tempio-Ampurias, immortala il momento più significativo della cerimonia. E lo è perché la missione di un cappellano che opera in un carcere è quella di «incontrare il dolore dell’altro, farsi carico di una storia di sofferenza e credere nel cambiamento dei fratelli e delle sorelle che si ritrovano condannati alla giustizia umana, tentati a perdere la fiducia in sé stessi, quasi considerati perduti agli occhi di troppa gente». Parole che trovano sostegno in quelle più volte pronunciate da Papa Francesco che ha spesso esortato quella parte di umanità che vive in un luogo di detenzione a non lasciarsi “mai imprigionare nella cella buia di un cuore senza speranza nel cedere alla rassegnazione”. Episodi di vita carceraria rari come la conversione e il battesimo di un detenuto possono, in effetti, diventare meno infrequenti in strutture come quella di Nuchis in cui, come dice don Umberto, «c’è chi svolge il proprio compito con serietà e dedizione: direzione, polizia penitenziaria, area educativa e medica, tutti impegnati a infondere sempre la speranza nelle persone che il Signore ha messo sul loro cammino». La notizia del battesimo in carcere è stata accolta con favore anche dai tanti che hanno aderito al progetto della giustizia riparativa. (g.pu.)

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