Invia foto intime della ex il pm: «Due anni e mezzo»
di Tiziana Simula
Chiesta la condanna (rito abbreviato) per l’imprenditore olbiese Giacomo Carlini È accusato di stalking, lesioni, calunnia e di aver diffuso immagini della donna
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OLBIA. Due anni e mezzo. È la condanna chiesta ieri dal pubblico ministero Maria Beatrice Zanotti per l’imprenditore Giacomo Carlini, 50 anni, finito a processo con le accuse di atti persecutori, lesioni personali, diffamazione, molestie e calunnia (per l’episodio della sua auto incendiata) nei confronti della sua ex compagna. L’imprenditore, difeso dall’avvocato Daniela Ponsano, ha scelto di essere giudicato con rito abbreviato. Nell’udienza di ieri, la difesa ha sollecitato l’assoluzione del suo assistito.
Il gup Marco Contu emetterà la sentenza nella prossima udienza fissata il 2 dicembre.
La notte del 26 marzo 2019 la Mercedes classe A di Carlini era stata distrutta da un incendio mentre era parcheggiata nei pressi della sua abitazione. Di quel rogo, aveva incolpato il figlio della sua ex compagna. Aveva presentato querela ai carabinieri di Olbia sostenendo che il responsabile dell’incendio fosse il ragazzo, ma gli accertamenti eseguiti dalla polizia giudiziaria, anche attraverso la visione delle immagini delle telecamere di videosorveglianza, avevano smentito la sua versione dei fatti. Da lì, l’accusa nei suoi confronti di calunnia.
Ma l’uomo deve difendersi anche da una lunga serie di altri reati che vedono come vittima sempre la sua ex. Stando alle contestazioni del pubblico ministero, Carlini l’avrebbe perseguitata soprattutto dopo che lei aveva interrotto la loro relazione, molestandola e minacciandola, e diffondendo foto che la ritraevano nuda in momenti di intimità. Immagini che avrebbe inviato attraverso il cellulare ai due figli di lei con l’intento di screditare la madre ai loro occhi, ma anche a una terza persona.
Lei dopo aver subito per un periodo gli atteggiamenti aggressivi del suo ex compagno che, stando sempre alle accuse del pubblico ministero, in un’occasione le avrebbe anche sferrato un pugno in faccia, lo aveva denunciato per stalking.
Dalle indagini era emerso che l’uomo l’avrebbe insultata e minacciata, anche di morte, più volte. E un giorno, durante un incontro nel quale lei le aveva chiesto di smetterla con quel suo atteggiamento aggressivo, sarebbe stata colpita con un pugno sulla guancia, che le aveva provocato lesioni tra lo zigomo e l’occhio destro.
La donna si è costituita parte civile con gli avvocati Angelo Merlini e Rosalia Deiana.
Il gup Marco Contu emetterà la sentenza nella prossima udienza fissata il 2 dicembre.
La notte del 26 marzo 2019 la Mercedes classe A di Carlini era stata distrutta da un incendio mentre era parcheggiata nei pressi della sua abitazione. Di quel rogo, aveva incolpato il figlio della sua ex compagna. Aveva presentato querela ai carabinieri di Olbia sostenendo che il responsabile dell’incendio fosse il ragazzo, ma gli accertamenti eseguiti dalla polizia giudiziaria, anche attraverso la visione delle immagini delle telecamere di videosorveglianza, avevano smentito la sua versione dei fatti. Da lì, l’accusa nei suoi confronti di calunnia.
Ma l’uomo deve difendersi anche da una lunga serie di altri reati che vedono come vittima sempre la sua ex. Stando alle contestazioni del pubblico ministero, Carlini l’avrebbe perseguitata soprattutto dopo che lei aveva interrotto la loro relazione, molestandola e minacciandola, e diffondendo foto che la ritraevano nuda in momenti di intimità. Immagini che avrebbe inviato attraverso il cellulare ai due figli di lei con l’intento di screditare la madre ai loro occhi, ma anche a una terza persona.
Lei dopo aver subito per un periodo gli atteggiamenti aggressivi del suo ex compagno che, stando sempre alle accuse del pubblico ministero, in un’occasione le avrebbe anche sferrato un pugno in faccia, lo aveva denunciato per stalking.
Dalle indagini era emerso che l’uomo l’avrebbe insultata e minacciata, anche di morte, più volte. E un giorno, durante un incontro nel quale lei le aveva chiesto di smetterla con quel suo atteggiamento aggressivo, sarebbe stata colpita con un pugno sulla guancia, che le aveva provocato lesioni tra lo zigomo e l’occhio destro.
La donna si è costituita parte civile con gli avvocati Angelo Merlini e Rosalia Deiana.
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