Travi sul complesso trent’anni di accuse e leggi cambiate
Il tema è sempre stato scottante. Il motivo è evidente: una circonvallazione che passa sopra un nuraghe è un qualcosa che scandalizza. Ma la vicenda è particolarmente complessa e per questo il...
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Il tema è sempre stato scottante. Il motivo è evidente: una circonvallazione che passa sopra un nuraghe è un qualcosa che scandalizza. Ma la vicenda è particolarmente complessa e per questo il Segretariato regionale ha diffuso un documento che punta a ricostruire la storia recente del Belveghile. «Nel 1987 non esisteva ancora una norma che imponeva agli enti promotori di grandi opere pubbliche di sottoporre i progetti anche alle Soprintendenze archeologiche – si legge in una nota tratta da un testo dell’archeologo Rubens D’Oriano, funzionario della Soprintendenza in pensione –. Il nuraghe era completamente interrato e la sua ubicazione era ignota quando i lavori andarono a lambire le strutture più esterne. La Soprintendenza impose un blocco dei lavori, salvando di fatto il nuraghe. Il Consorzio industriale finanziò lo scavo archeologico nel 1987. Alla fine dei lavori si presentava il dilemma se far costruire la strada al di sopra oppure no. La seconda ipotesi comportava la realizzazione di un nuovo svincolo, con conseguente cospicuo aggravio di tempi e di spesa di denaro pubblico, senza contare la vanificazione di quanto costruito per centinaia di metri prima e dopo il nuraghe». La delicatissima scelta fu poi affidata al ministero e al direttore generale per i beni archeologici. Si decise quindi di realizzare un viadotto sulla testa del nuraghe Belveghile, che fu così almeno salvato dalla distruzione. Un risultato non poi così scontato, per i tempi di allora. (d.b.)
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