La Nuova Sardegna

Olbia

Canile Europa, a Olbia indagati i veterinari Asl

Tiziana Simula
Canile Europa, a Olbia indagati i veterinari Asl

Per la Procura non avrebbero segnalato le irregolarità riscontrate negli anni durante le ispezioni nella struttura finita sotto sequestro

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OLBIA. Sotto i riflettori della Procura che indagava sul canile Europa – sotto sequestro dall’aprile 2019 – sono finiti anche quattro veterinari dell’Asl di Olbia e il responsabile (fino al 2018) del servizio veterinario. Tutti e cinque sono stati indagati nell’ambito di un’inchiesta parallela a quella che ha interessato il canile col suo direttore sanitario Quinto Puddu e sua moglie Pina Murru, presidente dell’associazione di volontariato “Movimento per la biodiversità” che gestiva la struttura, a Pedres. L’accusa per i veterinari e per il responsabile del servizio è omissione di atti d’ufficio. Secondo la Procura, pur avendo rilevato irregolarità e violazioni all’interno del canile durante le ispezioni, nel corso degli anni, non le avrebbero denunciate. L’avviso di conclusione delle indagini preliminari è stato notificato ad Antonio Mura, in qualità di responsabile del servizio veterinario fino al 2018 e ai veterinari Walter Mario Gaetani, Massimiliano Picoi, Riccardo Diana e Giuseppe Leotta.

Il procuratore Gregorio Capasso contesta a Mura, difeso dagli avvocati Guido Da Tome e Piero Sanna, e a Gaetani, assistito dall’avvocato Mario Delitala, una serie di omissioni nel corso delle ispezioni svolte dal 2014 al 2019 al fine di rilevare l’anagrafe canina e il benessere dei cani presenti nel canile: l’assenza di protocolli sanitari, l’assenza o l’inadeguata compilazione delle schede cliniche con i dati sanitari degli animali, il sovraffollamento della struttura con una media di 700 cani, oltre il doppio del numero consentito dall’autorizzazione (massimo 300), la presenza di farmaci scaduti. Anche a Diana, difeso dall’avvocato Stefano Azara, la Procura contesta di non aver denunciato il sovraffollamento del canile durante le ispezioni eseguite dal 2017 al 2018. Gaetani e Diana sono accusati inoltre di uso di atto falso: nominati ausiliari di polizia giudiziaria avrebbero consegnato alle guardie zoofile dell’Enpa che avevano eseguito le indagini, schede cliniche dei cani controllati che, secondo le accuse, sarebbero state falsificate da Puddu. Ai quattro veterinari (Picoi e Leotta sono difesi rispettivamente dagli avvocati Stefano Azara e Giuseppe Sechi), il procuratore contesta infine di non aver prestato cura a due cani che versavano in pessime condizioni di salute nonostante la richiesta, fatta durante il sequestro del canile, di intervenire tempestivamente. Tutte le accuse vengono respinte dagli indagati.

La Procura ha recentemente chiuso le indagini anche per Quinto Puddu e sua moglie. Sono accusati di truffa ai danni di quaranta comuni sardi con i quali venivano stipulate le convenzioni per accogliere i randagi, maltrattamento di animali, e al solo Puddu anche violazioni fiscali. Per gli inquirenti il “Movimento per la biodiversità”si presentava con la veste giuridica fittizia di associazione di volontariato per partecipare ai bandi dei comuni con cui stipulava le convenzioni, percependo indebitamente i contributi pubblici e usufruendo di un regime fiscale agevolato, ma era a tutti gli effetti una società commerciale.

La lunga attività investigativa condotta dalla guardia di finanza e dall’Enpa aveva fatto scattare nell’aprile 2019 il sequestro del canile. Il tribunale del Riesame, accogliendo le argomentazioni dei difensori, gli avvocati Nicola Di Benedetto e Michele Ponsano, aveva poi annullato, con riferimento al reato di truffa, le misure interdittive emesse nei confronti degli indagati e disposto il dissequestro dei beni. Aveva inoltre ridotto drasticamente, da un milione e 200mila euro a 58mila euro l’importo del sequestro dei beni.

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