Navone: «Attacco politico non sono incompatibile»
di Dario Budroni
Il consigliere di minoranza e direttore dell’Amp presenta le sue osservazioni «Le norme mi danno ragione». E come esempio porta il caso Nizzi del 2011
3 MINUTI DI LETTURA
OLBIA. Lui è sicuro. Il posto da consigliere comunale non può essere messo in discussione. «Nessuna incompatibilità dal punto di vista giuridico» ribadisce ancora una volta Augusto Navone. Ma il leader della minoranza, e anche direttore dell’Area marina protetta di Tavolara, va subito oltre gli articoli della normativa. Il punto, per lui, è un altro: «È un caso politico, mi vogliono escludere». Poi, per dare forza alla sua tesi, rispolvera una storia molto simile che riguarda direttamente Settimo Nizzi. L’attuale sindaco, nel 2011, era infatti sia presidente del Cipnes che consigliere comunale di minoranza. «Difese il suo ruolo. E aveva tanta ragione allora quanta ne ho io oggi» dice Navone. Tutte osservazioni messe nero su bianco e consegnate ieri mattina al presidente del Consiglio comunale, Marzio Altana, in risposta al presunto caso di incompatibilità, poi arrivato direttamente in aula, che era stato sollevato da due cittadini, uno dei quali sarebbe parente di un consigliere comunale di maggioranza.
La storia. Navone, candidato a sindaco della Grande coalizione poi battuto da Nizzi, è sia consigliere comunale di minoranza che direttore dell’Amp di Tavolara. Secondo i due cittadini che hanno presentato il reclamo, Antonio Spano e Antonio Giua, Navone dovrebbe lasciare il Consiglio. La segretaria comunale, in occasione della prima seduta in via Garibaldi, aveva quindi avviato una procedura di verifica e ieri Navone ha presentato le sue osservazioni, a dieci giorni dalla notifica dell’atto.
Le osservazioni. Nello specifico, il doppio ruolo di Navone violerebbe il Testo unico degli enti locali, che mette chiari paletti in caso di poteri di vigilanza di un ente su un altro o in caso di sovvenzioni superiori al 10 per cento delle entrate. «Mi sono posto il problema prima ancora di decidere di candidarmi – spiega Navone –. Il ruolo che il Comune ha nell’ambito del consorzio di gestione dell’Amp a cui partecipa è tale da non garantirgli alcun controllo né tanto meno alcun potere di vigilanza sullo stesso, ciò che solo consentirebbe di ipotizzare la causa di incompatibilità che mi viene opposta. Il consorzio non è dipendente da nessuna attività, né giuridico-istituzionale né finanziaria – spiega Navone –. Il contributo non continuativo fornito dal Comune è contenuto, tra il 4,2 e il 5 per cento dell’importo complessivo delle risorse a bilancio del consorzio».
Il precedente di Nizzi. Per Navone, sostenuto dagli altri consiglieri di minoranza, la questione sollevata è politica: «Si cerca di escludere dal dibattito consiliare e cittadino il capo della minoranza». E così si fa subito riferimento a un caso che riguarda proprio Settimo Nizzi. «Essendo eletto consigliere nel 2011, rimase alla presidenza del Consorzio industriale adducendo proprio le tesi che porto avanti io, sul fatto che non sussistevano aspetti di vigilanza relativi al ruolo che il Comune attuava nei confronti del consorzio. Ciò che andava bene nel 2011, dunque, non varrebbe oggi nei miei confronti» dice Navone, che ha chiesto una consulenza all’avvocato Benedetto Ballero. Attaccato, ai tempi Settimo Nizzi aveva citato una sentenza della Corte di cassazione: «La causa di ineleggibilità come consigliere comunale non esiste negli enti partecipati in cui non c’è controllo e vigilanza». E quindi Navone conclude: «Sono certo che le motivazioni di allora valgano quanto quelle di adesso».
La storia. Navone, candidato a sindaco della Grande coalizione poi battuto da Nizzi, è sia consigliere comunale di minoranza che direttore dell’Amp di Tavolara. Secondo i due cittadini che hanno presentato il reclamo, Antonio Spano e Antonio Giua, Navone dovrebbe lasciare il Consiglio. La segretaria comunale, in occasione della prima seduta in via Garibaldi, aveva quindi avviato una procedura di verifica e ieri Navone ha presentato le sue osservazioni, a dieci giorni dalla notifica dell’atto.
Le osservazioni. Nello specifico, il doppio ruolo di Navone violerebbe il Testo unico degli enti locali, che mette chiari paletti in caso di poteri di vigilanza di un ente su un altro o in caso di sovvenzioni superiori al 10 per cento delle entrate. «Mi sono posto il problema prima ancora di decidere di candidarmi – spiega Navone –. Il ruolo che il Comune ha nell’ambito del consorzio di gestione dell’Amp a cui partecipa è tale da non garantirgli alcun controllo né tanto meno alcun potere di vigilanza sullo stesso, ciò che solo consentirebbe di ipotizzare la causa di incompatibilità che mi viene opposta. Il consorzio non è dipendente da nessuna attività, né giuridico-istituzionale né finanziaria – spiega Navone –. Il contributo non continuativo fornito dal Comune è contenuto, tra il 4,2 e il 5 per cento dell’importo complessivo delle risorse a bilancio del consorzio».
Il precedente di Nizzi. Per Navone, sostenuto dagli altri consiglieri di minoranza, la questione sollevata è politica: «Si cerca di escludere dal dibattito consiliare e cittadino il capo della minoranza». E così si fa subito riferimento a un caso che riguarda proprio Settimo Nizzi. «Essendo eletto consigliere nel 2011, rimase alla presidenza del Consorzio industriale adducendo proprio le tesi che porto avanti io, sul fatto che non sussistevano aspetti di vigilanza relativi al ruolo che il Comune attuava nei confronti del consorzio. Ciò che andava bene nel 2011, dunque, non varrebbe oggi nei miei confronti» dice Navone, che ha chiesto una consulenza all’avvocato Benedetto Ballero. Attaccato, ai tempi Settimo Nizzi aveva citato una sentenza della Corte di cassazione: «La causa di ineleggibilità come consigliere comunale non esiste negli enti partecipati in cui non c’è controllo e vigilanza». E quindi Navone conclude: «Sono certo che le motivazioni di allora valgano quanto quelle di adesso».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
