Da Olbia al Cnr e al Libano seguendo le rotte dei fenici

Ida Oggiano, olbiese, guida dal 2009 il Kharayeb Archaeological Project a Tiro Dalla biblioteca dei genitori agli scavi in Sardegna e nei paesi del Levante

OLBIA. Grazie a Ida Oggiano e al collega Wissam Khalil, dopo l’anno difficile della pandemia, in Libano, ovvero in quella che fu la terra dei Fenici, sono riprese le ricerche archeologiche. Lo scrive poche settimane fa il quotidiano francofono libanese L’Orient-Le Jour. Quasi negli stessi giorni, alle scoperte e agli studi dell’archeologa nel Paese dei cedri è stata dedicata una pagina di “La lettura”, il settimanale domenicale del Corriere della Sera. Studi tra i quali, per fare un esempio, c’è una “favissa”. Una fossa in cui sono stati recuperati oltre 16mila frammenti di figurine votive di terracotta, che ricordano la favissa e le statuette trovate a Olbia nei primi anni ’80, vicino alla basilica di San Simplicio, dalla Soprintendenza archeologica.

C’è un legame forte tra Olbia, i fenici e la loro colonia principale, Cartagine. Ed è magari anche per questo che Ida Oggiano, olbiese, ha dato il via – e guida ancora oggi – alla prima missione archeologica italiana in Libano, dove è arrivata nel 2003. La sua passione per la storia antica, ricorda, è nata nella biblioteca di casa, quella dei genitori, i pediatri Biagio Oggiano e Simonetta Fiaschi che hanno fatto crescere generazioni di olbiesi. Oggi l’archeologa è uno degli specialisti italiani più apprezzati del Levante, dopo un percorso cominciato nel liceo classico cittadino e proseguito all’Università di Pisa. «Ho avuto dei buonissimi insegnanti a Olbia – commenta, vincendo la sua riservatezza – Nascere in provincia non significa per forza essere chiusi al mondo. L’importante è aprirsi».

Prima ricercatrice dell'Ispc, l’Istituto di Scienze del Patrimonio culturale del Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche), direttore scientifico della Rivista di Studi Fenici, professore di Geografia e Archeologia del Vicino Oriente al Pontificio Istituto Biblico a Roma. Sono alcuni degli incarichi attuali dell’archeologa. Che è anche autrice di molti articoli e pubblicazioni scientifiche.

Insieme ad altri giovani olbiesi e galluresi, come Agostino Amucano, proprio a partire dagli anni ’80 ha dissolto il “gelo” che – Dionigi Panedda a parte – caratterizzava da sempre il rapporto tra la città e la sua storia antica.

«È stato importante l’arrivo a Olbia della Soprintendenza archeologica – spiega Ida Oggiano – Ed è stata importante la figura di Rubens D’Oriano, che con grande apertura ha messo generosamente a disposizione scavi, materiali e dati di scavo, aiutando tanti giovani studiosi per le loro tesi di laurea».

Da Olbia e dalla Gallura, in particolare dal Sitag (il Sistema informativo territoriale archeologico gallurese che faceva parte del progetto Giacimenti culturali) – ricorda Ida Oggiano – è cominciata la sua attività sul campo. Poi, in Sardegna, le ricerche a Nora, Santa Imbenia e Pani Loriga. Quindi, dopo la trafila di incarichi precari a cui devono sottoporsi tutti i giovani studiosi italiani, il concorso che nel 2001 l’ha portata al Consiglio nazionale delle ricerche. La passione per il Levante, oltre che per i fenici e i punici in Sardegna, l’ha fatta passare prima dagli scavi in Siria (Tell Afis) e finalmente in Libano dove è impegnata dal 2003. «Dal 2009 – spiega – con Wissam Khalil dirigiamo insieme il Kharayeb Archaeological Project, nell'area di Tiro, nel sud del Libano a nord del fiume Litani, dove abbiamo indagato il culto di Kharayeb, il sito rurale di Jemjim e il porto di Tell Qasmiye, databili tra il secondo millennio avanti Cristo e l'età ellenistica». I risultati del progetto possono essere seguiti sul sito web del Cnr all’indirizzo http://www.kharayebarchaeologicalproject.cnr.it/

«La mia esperienza – conclude Ida Oggiano – mi ha portato a frequentare molti ambienti nell'isola e fuori dall'isola. Spero che questo intreccio di esperienze possa rappresentare un esempio di apertura a nuove opportunità per i giovani di Olbia».

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