Abusi edilizi in cimitero i reati sono prescritti
di Tiziana Simula
Stop al processo per il caso dei loculi costruiti senza concessione edilizia La difesa dei cittadini truffati: «Inevitabile ora procedere con l’azione civile»
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OLBIA. Il caso delle tombe abusive, costruite senza concessione edilizia, aveva suscitato parecchio clamore anni fa, con le proteste degli acquirenti dei loculi rimasti senza una degna sepoltura per i propri cari dopo aver sborsato fior di quattrini. Ma il processo che nel corso degli anni non è mai decollato, costellato da continui rinvii, ieri si è concluso con un nulla di fatto: tutti i reati contestati ai due imputati (una terza persona nel frattempo è morta), sono prescritti.
I fatti risalgono a oltre dieci anni fa. Non avranno giustizia in sede penale le vittime della truffa. E non avranno la possibilità di difendersi e di chiarire la loro posizione i due imputati, Antonella Zanni, impiegata dell’Asco, l’azienda dei servizi cimiteriali di Olbia, e Stefano Mibelli, un impresario titolare dell’omonima azienda edile e della “Gallura Appalti srl”, due società alle quali vennero appaltati, nel 2010, i lavori di ampliamento e ristrutturazione di opere cimiteriali.
Gli abusi edilizi e, in alcuni casi tombe abusive costruite ex novo, erano stati commessi nei cimiteri di Olbia, San Pantaleo e Berchiddeddu.
Gli imputati erano accusati, in concorso tra loro, di aver redatto false concessioni edilizie con tanto di timbro della società Asco, che rilasciavano agli ignari acquirenti. La Procura contestava loro i reati di abuso edilizio, truffa aggravata e falso. I difensori dei due imputati, gli avvocati Fabio Varone e Giovanna Porcu, hanno sempre respinto le accuse. Il processo ha marciato lento, di rinvio in rinvio. Fino a ieri quando il giudice Nicola Bonante ha pronunciato sentenza di “non doversi procedere” perché tutti i reati contestati sono estinti per l’intervenuta prescrizione. Una doccia fredda per tutti quei cittadini che avevano acquistato i loculi o pagato per ampliare le tombe di famiglia.
«Ora affinché i miei assistiti possano avere un risarcimento, dovremo agire inevitabilmente in sede civile», commenta l’avvocato Giampaolo Murrighile, con cui si erano costituiti parte civile otto cittadini, rimasti vittime della truffa.
Era stata la polizia locale, allora guidata dal comandante Gianni Serra, a scoprire che per due anni – nel 2010 e nel 2011 – erano state realizzate tombe abusive nel cimitero comunale di via Roma e in quelli di San Pantaleo e Berchiddeddu. Spesso i nuovi loculi venivano costruiti nello spazio rimasto libero tra due costruzioni.
I fatti risalgono a oltre dieci anni fa. Non avranno giustizia in sede penale le vittime della truffa. E non avranno la possibilità di difendersi e di chiarire la loro posizione i due imputati, Antonella Zanni, impiegata dell’Asco, l’azienda dei servizi cimiteriali di Olbia, e Stefano Mibelli, un impresario titolare dell’omonima azienda edile e della “Gallura Appalti srl”, due società alle quali vennero appaltati, nel 2010, i lavori di ampliamento e ristrutturazione di opere cimiteriali.
Gli abusi edilizi e, in alcuni casi tombe abusive costruite ex novo, erano stati commessi nei cimiteri di Olbia, San Pantaleo e Berchiddeddu.
Gli imputati erano accusati, in concorso tra loro, di aver redatto false concessioni edilizie con tanto di timbro della società Asco, che rilasciavano agli ignari acquirenti. La Procura contestava loro i reati di abuso edilizio, truffa aggravata e falso. I difensori dei due imputati, gli avvocati Fabio Varone e Giovanna Porcu, hanno sempre respinto le accuse. Il processo ha marciato lento, di rinvio in rinvio. Fino a ieri quando il giudice Nicola Bonante ha pronunciato sentenza di “non doversi procedere” perché tutti i reati contestati sono estinti per l’intervenuta prescrizione. Una doccia fredda per tutti quei cittadini che avevano acquistato i loculi o pagato per ampliare le tombe di famiglia.
«Ora affinché i miei assistiti possano avere un risarcimento, dovremo agire inevitabilmente in sede civile», commenta l’avvocato Giampaolo Murrighile, con cui si erano costituiti parte civile otto cittadini, rimasti vittime della truffa.
Era stata la polizia locale, allora guidata dal comandante Gianni Serra, a scoprire che per due anni – nel 2010 e nel 2011 – erano state realizzate tombe abusive nel cimitero comunale di via Roma e in quelli di San Pantaleo e Berchiddeddu. Spesso i nuovi loculi venivano costruiti nello spazio rimasto libero tra due costruzioni.
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