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Olbia

Consumo del suolo Olbia in Sardegna è al secondo posto

di Giandomenico Mele
Consumo del suolo Olbia in Sardegna è al secondo posto

Il rapporto Ispra 2021 registra 2899 ettari cementificati Sul dato influisce il costante incremento demografico

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OLBIA. Olbia resta la seconda città in Sardegna per ettari di suolo consumato a livello comunale, anche nel 2021. La città segna 2899 ettari sui quali è stato gettato il cemento, dietro Sassari che registra 4108 ettari. Lo indica l’ultimo rapporto sul consumo del suolo in Italia elaborato dall’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale). In attesa di novità da Cagliari sul nuovo Piano urbanistico comunale, ancora al vaglio degli uffici della Regione, Olbia continua ad avere un elevato consumo di suolo, soprattutto per una crescita esponenziale negli ultimi 10 anni. Un dato, invece, in controtendenza sembra essere quello relativo al suolo consumato in percentuale, rispetto a popolazione ed estensione del territorio, nel 2020. Una statistica che pone la città gallurese al fianco di Sassari, ma questa volta a distanza di sicurezza rispetto all’area metropolitana di Cagliari: la prima con il 7,6% e la seconda con il 7,5% di suolo consumato fra il 2019 e il 2020, mentre il capoluogo regionale si conferma con Monserrato (40,4) ed Elmas (30,70) in testa alla poco onorevole classifica, col 24,5%.

La crescita. Le ultime stime parlano di un consumo di suolo passato dal 6,76% del 2006 al 7,11% del 2020, ma questo dato comprende anche quelle aree su cui non è fisicamente possibile edificare. Se consideriamo solo il “suolo utile”, ovvero escludendo aree a elevata pendenza, fiumi, laghi, riserve naturali e zone a rischio idrogeologico, la percentuale di suolo consumato sale al 9,15%. La velocità di crescita del consumo di suolo netto è rimasta grosso modo stabile dal 2015 in avanti, e ha rallentato rispetto al periodo 2006-2012. Sulla crescita di Olbia potrebbe aver influito anche l’incremento demografico, come dimostrano i dati modesti per Comuni a vocazione turistica come Loiri Porto San Paolo (3,3%) e Arzachena (5%). L’ultimo report Ispra conferma quello precedente, con Olbia al terzo posto tra i comuni con il maggiore incremento.

Il nuovo Puc. Il consumo del suolo, nonostante Olbia non abbia registrato incrementi notevoli nell’ultimo anno, con poche decine di ettari, rappresenta certamente uno dei parametri che la Regione valuterà nelle osservazioni al Puc, raccolte in un corposo documento di 167 pagine.

Il metodo. La misura da tenere sott’occhio per rappresentare l’efficienza delle trasformazioni è “il consumo marginale di suolo”, indicatore dato dal rapporto tra il consumo di suolo netto e i nuovi residenti tra un anno e il successivo. A valori positivi elevati di questo indicatore corrisponde un alto consumo di suolo a fronte di una crescita non significativa della popolazione, mentre valori negativi indicano un aumento del consumo in presenza di decrescita della popolazione o in assenza dei meccanismi di domanda che giustificano la richiesta di consumare suolo. Uno degli obiettivi di sviluppo sostenibile riguarda appunto il rapporto fra consumo e movimento demografico e prescrive che il primo non debba superare il secondo.

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