Tra musica e poesia Pischedda e quei tour in giro per il mondo
di Dario Budroni
Il 76enne olbiese si è esibito dalla Spagna fino all’Australia Paroliere, ha legato la sua carriera a quella di Pino d’Olbia
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OLBIA. Il sud del mondo è un posto molto diverso da casa. Le strade sono larghe e i palazzi a specchio riflettono la luce limpida del sole. E poi l’oceano, una enorme distesa blu che sfuma all’orizzonte fino a mischiarsi con il celeste chiaro del cielo. È perfino quaggiù, dall’altra parte del pianeta, che certe volte risuonano testi e melodie di canzoni in sardo e gallurese. Come la mitica Ajò ajò. Oppure Welcome to Costa Smeralda. A portarcele, insieme a un armamentario di spartiti, tamburi, chitarre e fisarmoniche, per tanti anni è stato anche Mario Pischedda. Classe 1945, tipo sempre pronto allo scherzo, Pischedda è un uomo che può vantare di essere musicista, cantante, showman e autore di uno sterminato repertorio di canzoni e poesie. Nato a Olbia sul finire della seconda guerra mondiale, suona e canta fin da quando era un bambino. Una carriera, la sua, legata a quella dell’amico Pino d’Olbia e del Gruppo Isola, con i quali ha girato il mondo finendo fin sulle coste dell’Australia.
Musica e vita. Mario Pischedda cominciò a lavorare quando era molto piccolo. «Mio padre morì presto e quindi mi diedi subito da fare – racconta –. Ai tempi si faceva davvero la fame. Erano i primi anni Cinquanta. Lavorai all’Isola Bianca e poi anche all’ex hotel Minerva, dove tra l’altro conobbi Pino d’Olbia. Per me è come un fratello». Insieme al lavoro, da ragazzino Pischedda scoprì anche la musica. «Davanti al museo c’era un locale, lo Chalet – ricorda –. È lì che cominciai ad ascoltare le prime canzoni che arrivavano dal Continente. Con quel poco che guadagnavo riuscii a pagare alcune lezioni di musica, insieme a mio fratello. Puntai sulla batteria. Ero piccolo e imparai a suonare lo strumento in piedi. Ci esibivamo un po’ in tutta la Gallura, alle feste. Facevamo soprattutto liscio». Allo stesso tempo, Mario Pischedda cominciò a scrivere poesie e canzoni, non di rado irriverenti. Alcune sue rime gli costarono addirittura qualche sospensione a scuola.
Suonare per il mondo. Una volta cresciuto, Mario Pischedda entrò prima in ferrovia e poi, insieme al fratello e al cognato, fondò una azienda che produceva laterizi. Ma la musica rimase sempre al centro dei suoi interessi. Nel frattempo Pino d’Olbia, il suo amico di sempre, in quel periodo divenne anche famoso, portando alla ribalta brani come Ajò ajò. Così i due, più tardi, si misero a suonare insieme. «Suonavamo canzoni in gallurese, in sardo e in italiano – ricorda Pischedda –. Tanti brani, come ’O sole mio, che piacciono agli stranieri che amano l’Italia. Così per tanto tempo abbiamo suonato all’hotel Cala di Volpe, ma anche al Cervo, al Romazzino e al Pitrizza. Lì abbiamo conosciuto gente famosissima, come per esempio Elton John. Pino d’Olbia ha una gran voce e la gente ci apprezzava molto». La storica band, che ha più volte cambiato formazione, si è quasi sempre chiamata Gruppo Isola. Lo storico cantante è sempre stato Pino d’Olbia. Da poco, al suo posto, è subentrato Tore Nieddu. E poi ci sono naturalmente Mario Pischedda alle percussioni e il fratello Nardo alla chitarra. A chiudere il quartetto oggi è Carlo Deriu, mentre un tempo c’era anche il fisarmonicista Gianfranco Salis. «Con il Gruppo Isola abbiamo girato il mondo – sottolinea con orgoglio Pischedda –. Sia chiaro: continuiamo a suonare anche oggi, in Sardegna. Per via del Covid, però, è da qualche tempo che non riusciamo più a partire. Ma in passato siamo stati un po’ dappertutto. In Spagna, in Austria, in Germania. E poi in Australia, lì ci siamo andati sei volte. La gente si diverte. E i sardi che vivono lontano dalla Sardegna sono sempre molto contenti di ascoltare le musiche e le canzoni della loro terra».
Musica e vita. Mario Pischedda cominciò a lavorare quando era molto piccolo. «Mio padre morì presto e quindi mi diedi subito da fare – racconta –. Ai tempi si faceva davvero la fame. Erano i primi anni Cinquanta. Lavorai all’Isola Bianca e poi anche all’ex hotel Minerva, dove tra l’altro conobbi Pino d’Olbia. Per me è come un fratello». Insieme al lavoro, da ragazzino Pischedda scoprì anche la musica. «Davanti al museo c’era un locale, lo Chalet – ricorda –. È lì che cominciai ad ascoltare le prime canzoni che arrivavano dal Continente. Con quel poco che guadagnavo riuscii a pagare alcune lezioni di musica, insieme a mio fratello. Puntai sulla batteria. Ero piccolo e imparai a suonare lo strumento in piedi. Ci esibivamo un po’ in tutta la Gallura, alle feste. Facevamo soprattutto liscio». Allo stesso tempo, Mario Pischedda cominciò a scrivere poesie e canzoni, non di rado irriverenti. Alcune sue rime gli costarono addirittura qualche sospensione a scuola.
Suonare per il mondo. Una volta cresciuto, Mario Pischedda entrò prima in ferrovia e poi, insieme al fratello e al cognato, fondò una azienda che produceva laterizi. Ma la musica rimase sempre al centro dei suoi interessi. Nel frattempo Pino d’Olbia, il suo amico di sempre, in quel periodo divenne anche famoso, portando alla ribalta brani come Ajò ajò. Così i due, più tardi, si misero a suonare insieme. «Suonavamo canzoni in gallurese, in sardo e in italiano – ricorda Pischedda –. Tanti brani, come ’O sole mio, che piacciono agli stranieri che amano l’Italia. Così per tanto tempo abbiamo suonato all’hotel Cala di Volpe, ma anche al Cervo, al Romazzino e al Pitrizza. Lì abbiamo conosciuto gente famosissima, come per esempio Elton John. Pino d’Olbia ha una gran voce e la gente ci apprezzava molto». La storica band, che ha più volte cambiato formazione, si è quasi sempre chiamata Gruppo Isola. Lo storico cantante è sempre stato Pino d’Olbia. Da poco, al suo posto, è subentrato Tore Nieddu. E poi ci sono naturalmente Mario Pischedda alle percussioni e il fratello Nardo alla chitarra. A chiudere il quartetto oggi è Carlo Deriu, mentre un tempo c’era anche il fisarmonicista Gianfranco Salis. «Con il Gruppo Isola abbiamo girato il mondo – sottolinea con orgoglio Pischedda –. Sia chiaro: continuiamo a suonare anche oggi, in Sardegna. Per via del Covid, però, è da qualche tempo che non riusciamo più a partire. Ma in passato siamo stati un po’ dappertutto. In Spagna, in Austria, in Germania. E poi in Australia, lì ci siamo andati sei volte. La gente si diverte. E i sardi che vivono lontano dalla Sardegna sono sempre molto contenti di ascoltare le musiche e le canzoni della loro terra».
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