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Olbia

Luci su Porto Rafael il borgo incantato del conte di Berlanga

di Paolo Ardovino
Luci su Porto Rafael il borgo incantato del conte di Berlanga

La storia del villaggio ideato e realizzato da Rafael Neville Venticinque anni fa la morte del nobiluomo spagnolo

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PALAU. È un nome difficile da dimenticare da queste parti, se non altro perché è rimasto impresso, scolpito nel granito di Palau. Il borgo chic di Porto Rafael nacque per volontà del conte di Berlanga Rafael Neville, che negli anni ’60 sbarcò nel nord dell’isola e lì decise di costruire un villaggio da sogno e dal fascino discreto. Una storia da film, quella del conte, che si spense in povertà: nel dicembre 1996, a 70 anni, 25 anni fa esatti.

Il villaggio dei sogni. Proveniente da una nobile famiglia spagnola, il conte era figlio di Edgar Neville, intellettuale e produttore di film di Charlie Chaplin e grande amico di Pablo Picasso; la madre era Margherita Rubiu Arguelles, zia del re di Spagna. In Sardegna arrivò agli albori dei “sixties”. Parallelamente stava per sbocciare la Costa Smeralda ad Arzachena, ma ancora prima delle intuizioni di Karim Aga Khan, lì nella parte più alta della Gallura è stato il conte Rafael a capire che il fascino granitico poteva modellarsi per diventare luogo d’élite. Dietro alle particolari ville c’era la mano di “Dumè”, l’impresario Domenico Manna – padre di Franco, l’attuale sindaco di Palau – che condivise le ambizioni di Rafael Neville. Il nobiluomo spagnolo aveva un’idea chiara in testa: creare un regno tutto suo con una piazzetta al centro e case di color bianco, subito riconoscibili per lo stile. Nel 1960 idealmente la prima pietra posta quando, come riportato da alcune fonti locali, acquistò il primo appezzamento di terreno in località “Lu roccattoghiu”. Amici facoltosi, famiglie importanti e vip provenienti da tutto il mondo cominciarono a frequentare quell’angolo che guarda all’isola della Maddalena.

Il suo regno. E tutto prese forma come secondo i piani, a cui Rafael teneva moltissimo – si dice che avesse in mente ogni dettaglio, dalla posizione dei lampioni alle panchine. La sua villa era chiamata bonariamente (ma mica tanto, la questione del regno era seria) come il municipio del villaggio, e ogni anno in occasione del suo compleanno, ad agosto, apriva le porte a tutti gli abitanti. Come un originale Grande Gatsby dall’accento spagnolo e le abitudini galluresi. Quel borgo però era qualcosa di diverso dagli altri ritrovi sfarzosi e mondani alla ribalta delle cronache. Il sogno di Neville era un luogo affascinante ma che potesse essere anche il suo eremo, lontano nella geografia e nelle intenzioni dal resto del mondo. Il conte è scomparso nel dicembre del 1996. Ma l’epilogo della sua vita ha seguito una direzione differente. Rafael morì «solo, malato, con in tasca appena gli spiccioli di un patrimonio in passato miliardario» come scriveva Repubblica in un’intervista a pochi mesi dalla dipartita. Dopo un’incidente a Marbella qualche anno prima, anche le sue condizioni economiche crollarono, nell’aprile del ’96 annunciava la messa in vendita della sua villa, «il simbolo della mia stessa vita», per pagarsi le cure mediche. Ma gli echi del suo motto risuonano ancora forte: «sognare è vivere».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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