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“Clandestini in viaggio” Natale e Capodanno con i rifugiati in Grecia

“Clandestini in viaggio” Natale e Capodanno con i rifugiati in Grecia

SANTA TERESA. «Metterci a disposizione di chi ha bisogno ci fa stare bene». Hanno il sorriso stanco e felice Consuelo Filippi e Matteo Mannoni, la coppia di San Pasquale che ormai da anni è nota sui...

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SANTA TERESA. «Metterci a disposizione di chi ha bisogno ci fa stare bene». Hanno il sorriso stanco e felice Consuelo Filippi e Matteo Mannoni, la coppia di San Pasquale che ormai da anni è nota sui social come i “Clandestini in viaggio” e da novembre si son messi a disposizione del campo rifugiati di Diavata, a Salonicco in Grecia. E proprio coi rifugiati hanno trascorso Natale e Capodanno, le feste della famiglia insieme a chi si trova in un limbo di disperazione alla ricerca di una nuova vita. «Un’esperienza che ci ha segnato profondamente e che ancora abbiamo bisogno di metabolizzare del tutto» raccontano da Salonicco, dove vivono a bordo del loro camper poco distanti dal campo. «Un posto in cui vivono circa un migliaio di persone che attendono di sapere del loro futuro da un momento all’altro, un mondo che sembra immobile e i giorni sono tutti uguali». Non fanno eccezione neanche le feste: «Anche Natale e Capodanno perdono significato in un contesto così, si prova a dare almeno ai bambini un momento di serenità con la merenda, ma la routine della giornata resta immutata». L’attività di volontariato a Diavata è iniziata a novembre, quando sono arrivati al campo dopo aver organizzato una raccolta fondi specifica: «Tramite i nostri canali social abbiamo chiesto la partecipazione di tutti per aiutare concretamente queste persone, e dobbiamo ringraziare chi ha aderito inviando anche un piccolo sostegno – spiegano Consuelo e Matteo – Col contributo di tutti abbiamo raggiunto la straordinaria cifra di oltre mille e cinquecento euro, che abbiamo messo a disposizione dei volontari di Qrt (Quick response team) che gestisce il campo e le sue attività». L’utilizzo dei fondi è stato puntualmente rendicontato sui canali social, mentre si è scelto di limitare il racconto della vita quotidiana nel campo, tenendo per sé le tante emozioni: «Una realtà così difficile richiede tempo sia per essere capita che per costruire rapporti umani di fiducia – commentano i ragazzi che già in India e Cambogia avevano avuto due periodi di volontariato – Probabilmente questa è l’esperienza che ci ha toccato di più. Portiamo con noi le tante storie delle persone incontrate cui abbiamo provato ad essere utili e dare un sorriso». (c. i.)



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