Insegne, tariffe alle stelle rivolta contro il Comune
di Dario Budroni
Il sindaco Nizzi: «Eravamo fermi al 1994, servono risorse per governare la città» Le associazioni di categoria: «Aumento spropositato in un momento di difficoltà»
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OLBIA. Staccano la spina e smontano tutto. Via le insegne. E via anche i cartelli pubblicitari. La rivolta contro la moltiplicazione delle tariffe è cominciata. A far imbestialire gli imprenditori, i commercianti e gli artigiani sono i numeri del nuovo Canone unico patrimoniale. L’avviso di scadenza appena inviato dall’Aspo, dopo il ritocco vertiginoso delle tariffe da parte della giunta, scatena una clamorosa battaglia. Il motivo è in poche parole questo: le tasse relative agli spazi pubblici, alle affissioni, alle insegne, alla pubblicità e ai passi carrabili sono tutte schizzate verso l’alto. Ma il sindaco Settimo Nizzi non fa nessuna retromarcia e difende la decisione. «A Olbia le tariffe erano ferme al 1994 – dice Nizzi –. Questa è una città grande, importante, e per farla funzionare servono molti soldi. Ci dispiace e non è una decisione che abbiamo preso a cuor leggero, ma i conti vanno tenuti in piedi. Non potevamo aumentare i costi per le famiglie». Nel frattempo, alcuni imprenditori hanno cominciato a smontare insegne e cartelli pubblicitari. La rabbia è diffusa e a chiedere spiegazioni, dopo gli attacchi della minoranza in consiglio comunale, adesso sono le associazioni di categoria.
Il sindaco. È stata una delibera del 19 novembre a rivoluzionare tutto ciò che riguarda il nuovo Canone unico patrimoniale, che ora accorpa le vecchie tasse. Il Comune ha adeguato le tariffe e ha cambiato la categoria delle strade. Ci sono imprenditori che, se prima pagavano 373 euro per tre cartelli pubblicitari, adesso ne pagano 2.785. Cifre che aumentano quando le insegne sono ancora più grandi. È un mix di ritocchi, nuovi calcoli sul metro quadro e nuova classificazione delle vie cittadine che si è palesato nelle cassette della posta con l’invio agli inconsapevoli imprenditori degli avvisi in scadenza il 31 gennaio. «Le tariffe erano ferme da 28 anni e ora le abbiamo adeguate – sottolinea Nizzi –. Il Comune deve pensare a scuole, servizi sociali, trasporti, assistenza, verde pubblico, illuminazione, opere. E per tutto questo servono i soldi. Olbia è una città che cresce e noi amministratori, anche se ci può dispiacere, siamo sempre chiamati a fare quello che è necessario. Non potevamo restare fermi al 1994. Basti pensare che prima il Corso era in seconda categoria, ora invece passa in prima e lì si paga di più. Le insegne, che sono pubblicità e che riportano anche marchi commerciali, si pagano. Si può magari pensare di ridurre le dimensioni, ma noi altro non possiamo fare».
Le associazioni. Sono cinque le associazioni che hanno deciso di sottoscrivere un documento unitario. È il caso di Confindustria, Confcommercio, Cna, Confapi e Confartigianato. «A seguito delle tantissime segnalazioni arrivate, riguardanti l’aumento spropositato del canone sulle occupazioni di spazi del suolo pubblico, dell’imposta sulla pubblicità e sui passi carrabili, è stato richiesto un incontro urgente all’assessore competente – spiegano –. In un momento così drammatico e di grande difficoltà che le imprese stanno attraversando, appare quantomeno discutibile e inaccettabile dover constatare che l’amministrazione comunale abbia previsto aumenti sulle imposte comunali che sfiorano il 200%. Tali aumenti non sono comunque giustificati dal fatto che da diversi anni le tariffe non vengano modificate, senza tener conto della straordinarietà del momento. Troviamo ingiusto non considerare le difficoltà che gli imprenditori stanno subendo e che faticosamente portano avanti la propria attività garantendo comunque i servizi alla città nonostante un evidente calo di fatturati legati al perdurare della pandemia».
Il sindaco. È stata una delibera del 19 novembre a rivoluzionare tutto ciò che riguarda il nuovo Canone unico patrimoniale, che ora accorpa le vecchie tasse. Il Comune ha adeguato le tariffe e ha cambiato la categoria delle strade. Ci sono imprenditori che, se prima pagavano 373 euro per tre cartelli pubblicitari, adesso ne pagano 2.785. Cifre che aumentano quando le insegne sono ancora più grandi. È un mix di ritocchi, nuovi calcoli sul metro quadro e nuova classificazione delle vie cittadine che si è palesato nelle cassette della posta con l’invio agli inconsapevoli imprenditori degli avvisi in scadenza il 31 gennaio. «Le tariffe erano ferme da 28 anni e ora le abbiamo adeguate – sottolinea Nizzi –. Il Comune deve pensare a scuole, servizi sociali, trasporti, assistenza, verde pubblico, illuminazione, opere. E per tutto questo servono i soldi. Olbia è una città che cresce e noi amministratori, anche se ci può dispiacere, siamo sempre chiamati a fare quello che è necessario. Non potevamo restare fermi al 1994. Basti pensare che prima il Corso era in seconda categoria, ora invece passa in prima e lì si paga di più. Le insegne, che sono pubblicità e che riportano anche marchi commerciali, si pagano. Si può magari pensare di ridurre le dimensioni, ma noi altro non possiamo fare».
Le associazioni. Sono cinque le associazioni che hanno deciso di sottoscrivere un documento unitario. È il caso di Confindustria, Confcommercio, Cna, Confapi e Confartigianato. «A seguito delle tantissime segnalazioni arrivate, riguardanti l’aumento spropositato del canone sulle occupazioni di spazi del suolo pubblico, dell’imposta sulla pubblicità e sui passi carrabili, è stato richiesto un incontro urgente all’assessore competente – spiegano –. In un momento così drammatico e di grande difficoltà che le imprese stanno attraversando, appare quantomeno discutibile e inaccettabile dover constatare che l’amministrazione comunale abbia previsto aumenti sulle imposte comunali che sfiorano il 200%. Tali aumenti non sono comunque giustificati dal fatto che da diversi anni le tariffe non vengano modificate, senza tener conto della straordinarietà del momento. Troviamo ingiusto non considerare le difficoltà che gli imprenditori stanno subendo e che faticosamente portano avanti la propria attività garantendo comunque i servizi alla città nonostante un evidente calo di fatturati legati al perdurare della pandemia».
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