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Olbia

«Mio figlio maltrattato dalla maestra»

«Mio figlio maltrattato dalla maestra»

In tribunale il caso dell’asilo nido di Arzachena, in aula il racconto di una mamma

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ARZACHENA. È scoppiata in lacrime più di una volta mentre raccontava in aula ai giudici del periodo in cui il suo bambino di poco più di un anno frequentava l’asilo nido di Arzachena, dei pianti disperati di suo figlio quando andava a ritirarlo, delle notti agitate e insonni che continuano tuttora e dei lividi che aveva notato nei suoi fianchi e nell’interno coscia. «Non è facile rivivere quei momenti...», ha detto al collegio.

È proseguito ieri il processo a carico della maestra Katia Tocca, accusata di maltrattamenti nell’asilo nido comunale di Arzachena e di Paola Tali, titolare della coop che gestiva la struttura e che deve rispondere di omessa denuncia.

Ieri sono stati esaminati altri tre testimoni: la madre di un bimbo, teste e parte civile nel processo, e due pediatri che a suo tempo fecero dei certificati per i loro piccoli pazienti.

Per la Procura, le presunte vittime (dagli 8 mesi ai due anni) sarebbero state strattonate, imboccate a forza nonostante il loro rifiuto, risvegliate bruscamente, sgridate in malo modo, schiaffeggiate. Condotte di cui è accusata la maestra Katia Tocca. I difensori delle due imputate – Jacopo Merlini per la maestra e Sergio Diomedi per la titolare della coop – hanno sempre sostenuto l’infondatezza delle accuse, anche alla luce delle due ordinanze del gip prima e del Riesame poi, secondo le quali non sussistevano gravi indizi di colpevolezza nei loro confronti. L’ordinanza del gip del tribunale di Tempio Caterina Interlandi rigettava la richiesta di misura cautelare personale interdittiva, cioè il divieto di esercitare la professione avanzata dal pubblico ministero, e quella del Riesame rigettava l’appello del pubblico ministero confermando quanto disposto dal gip.

«Ho visto il video e ho riconosciuto mio figlio, ho visto la maestra Tocca mentre lo pizzicava. Lo prendeva per un braccio e lo sollevava dal lettino e dava sculaccioni ad un altro bambino», ha raccontato la donna, spiegando che suo figlio soffre da allora di disturbi del sonno e si spaventa quando qualcuno solleva la voce. «Dopo l’inserimento ha iniziato a manifestare pianti, urlava quando lo portavo all’asilo e quando andavo a prenderlo lo trovavo che piangeva disperato. Non erano capricci». Sentiti anche i due medici che avevano visitato alcuni bambini. Un pediatra aveva certificato per due volte, a distanza di tre mesi, il calo di peso del bimbo di nove mesi i cui genitori erano stati sentiti nell’udienza scorsa. (t.s.)

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