Le isole minori dividono Arzachena e La Maddalena
di Antonello Sechi
Il comune smeraldino rivendica Mortorio, Soffi, Li Nibani, Cappuccini e Bisce Dopo il botta e risposta tra i sindaci c’è attesa per le mosse della Regione
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ARZACHENA. «La nostra non è un’alzata di testa, come qualcuno vorrebbe far credere. Non è che a un certo punto ci siamo svegliati e abbiamo detto “abali ci piddemu la Cossica”. È che quelle isole, sono di fronte al territorio di Arzachena, appartengono o sono appartenute a famiglie arzachenesi e sono inserite nello Statuto del comune di Arzachena. Lo si vede anche nell’istruttoria fatta dagli uffici della Regione. È nostro dovere chiedere la ridefinizione dei confini con La Maddalena. Nessuna guerra, vogliamo trovare un accordo».
Le isole in questione sono Mortorio, Soffi, Li Nibani, Cappuccini e le Bisce, di fronte alla Costa Smeralda. A tornarci su è Rino Cudoni, presidente del consiglio comunale di Arzachena. Da alcune settimane, l’argomento è diventato rovente. In vista di una possibile convocazione di un tavolo regionale per dirimere la contesa, la minoranza consiliare della Maddalena ha accusato il sindaco Fabio Lai di essere inerte davanti ad Arzachena «che tenta di sottrarre alla comunità maddalenina le sue isolette più belle e periferiche». Lai ha risposto con una battuta di questo genere: «Se vogliono Mortorio, ci diano Porto Cervo». Negando di sapere qualcosa del tavolo regionale e dicendosi amareggiato di doverlo apprendere dalla stampa. In ogni caso, ha chiuso la porta: «Il nostro arcipelago ha una delimitazione ben definita sin dal 1767 e una gloriosa storia militare, primo baluardo della difesa sul mare della Sardegna». A stretto giro di posta, è arrivata la replica di Roberto Ragnedda, sindaco di Arzachena: «Rinnovo la stima al collega Fabio Lai ma la reazione di sorpresa espressa nei giorni scorsi giunge inaspettata: la procedura di riperimetrazione dei confini è aperta da tempo. Senza nessuna volontà di togliere al comune di La Maddalena quanto di sua competenza, vogliamo poter decidere sul nostro territorio e tutelarlo». Ragnedda, peraltro, ha citato la relativa relazione dell’assessorato regionale all’Urbanistica ed Enti locali ricordando che dal 1977 la Regione «riconosce le funzioni amministrative di Arzachena sulle isole». Muro contro muro, all’apparenza, anche se i toni restano amichevoli. Dalla Maddalena, comunque, arriva un’iniziativa di mediazione. Sotto Capodanno, i consiglieri del Parco nazionale dell’arcipelago hanno annunciato una proposta per «consentire in deroga la fruizione delle isole minori dell’arcipelago senza cessioni o variazioni dei confini comunali». In altre parole: le isole restano della Maddalena ma si allentano i vincoli. Un cambiamento che, visto dalla Maddalena, dovrebbe essere allettante per Arzachena. Soffi e Mortorio, le isole più grandi tra le isole minori, sono proprio di fronte a Liscia Ruia, Cala di Volpe ecc., il golfo che d’estate ospita i grandi yacht dei ricchi frequentatori della Costa Smeralda. Ma sono zona rossa, off limits da quando sono in vigore le restrizioni del parco istituito nel 1994.
Visto da Arzachena, il parco è nato per risarcire La Maddalena della progressiva dismissione dei presidi militari che hanno garantito per decenni lavoro e reddito. Con la scelta delle zone da vincolare, però, si sarebbe esagerato nel tentativo – riuscito bene, come ha dimostrato la preoccupante invasione della scorsa estate – di spostare traffico (e indotto) delle barche verso le isole a nord dell’arcipelago. Un ricorso al Tar fatto a suo tempo dal Comune di Arzachena è stato respinto. «Ma il Tar – afferma Rino Cudoni – disse anche che sulla verifica dei confini comunali è competente la Regione. Nel 2017, abbiamo perciò ripreso il percorso alla luce del sole, dando mandato ai nostri uffici che hanno avviato la procedura con la Regione. La relazione istruttoria dell’assessorato competente è arrivata a giugno del 2020. Le nostre richieste sono legittime. Ci aspettiamo che adesso la Regione mandi avanti la procedura. Bisogna mettersi a discutere e trovare un accordo».
Per Arzachena, che festeggia i 100 anni dell’autonomia da Tempio, sarebbe la ciliegina sulla torta. Alla Maddalena, che corre per la nomina a Capitale italiana della cultura 2024, avrebbero invece fatto volentieri a meno di ritrovarsi la questione sul tavolo. Si vedrà.
Le isole in questione sono Mortorio, Soffi, Li Nibani, Cappuccini e le Bisce, di fronte alla Costa Smeralda. A tornarci su è Rino Cudoni, presidente del consiglio comunale di Arzachena. Da alcune settimane, l’argomento è diventato rovente. In vista di una possibile convocazione di un tavolo regionale per dirimere la contesa, la minoranza consiliare della Maddalena ha accusato il sindaco Fabio Lai di essere inerte davanti ad Arzachena «che tenta di sottrarre alla comunità maddalenina le sue isolette più belle e periferiche». Lai ha risposto con una battuta di questo genere: «Se vogliono Mortorio, ci diano Porto Cervo». Negando di sapere qualcosa del tavolo regionale e dicendosi amareggiato di doverlo apprendere dalla stampa. In ogni caso, ha chiuso la porta: «Il nostro arcipelago ha una delimitazione ben definita sin dal 1767 e una gloriosa storia militare, primo baluardo della difesa sul mare della Sardegna». A stretto giro di posta, è arrivata la replica di Roberto Ragnedda, sindaco di Arzachena: «Rinnovo la stima al collega Fabio Lai ma la reazione di sorpresa espressa nei giorni scorsi giunge inaspettata: la procedura di riperimetrazione dei confini è aperta da tempo. Senza nessuna volontà di togliere al comune di La Maddalena quanto di sua competenza, vogliamo poter decidere sul nostro territorio e tutelarlo». Ragnedda, peraltro, ha citato la relativa relazione dell’assessorato regionale all’Urbanistica ed Enti locali ricordando che dal 1977 la Regione «riconosce le funzioni amministrative di Arzachena sulle isole». Muro contro muro, all’apparenza, anche se i toni restano amichevoli. Dalla Maddalena, comunque, arriva un’iniziativa di mediazione. Sotto Capodanno, i consiglieri del Parco nazionale dell’arcipelago hanno annunciato una proposta per «consentire in deroga la fruizione delle isole minori dell’arcipelago senza cessioni o variazioni dei confini comunali». In altre parole: le isole restano della Maddalena ma si allentano i vincoli. Un cambiamento che, visto dalla Maddalena, dovrebbe essere allettante per Arzachena. Soffi e Mortorio, le isole più grandi tra le isole minori, sono proprio di fronte a Liscia Ruia, Cala di Volpe ecc., il golfo che d’estate ospita i grandi yacht dei ricchi frequentatori della Costa Smeralda. Ma sono zona rossa, off limits da quando sono in vigore le restrizioni del parco istituito nel 1994.
Visto da Arzachena, il parco è nato per risarcire La Maddalena della progressiva dismissione dei presidi militari che hanno garantito per decenni lavoro e reddito. Con la scelta delle zone da vincolare, però, si sarebbe esagerato nel tentativo – riuscito bene, come ha dimostrato la preoccupante invasione della scorsa estate – di spostare traffico (e indotto) delle barche verso le isole a nord dell’arcipelago. Un ricorso al Tar fatto a suo tempo dal Comune di Arzachena è stato respinto. «Ma il Tar – afferma Rino Cudoni – disse anche che sulla verifica dei confini comunali è competente la Regione. Nel 2017, abbiamo perciò ripreso il percorso alla luce del sole, dando mandato ai nostri uffici che hanno avviato la procedura con la Regione. La relazione istruttoria dell’assessorato competente è arrivata a giugno del 2020. Le nostre richieste sono legittime. Ci aspettiamo che adesso la Regione mandi avanti la procedura. Bisogna mettersi a discutere e trovare un accordo».
Per Arzachena, che festeggia i 100 anni dell’autonomia da Tempio, sarebbe la ciliegina sulla torta. Alla Maddalena, che corre per la nomina a Capitale italiana della cultura 2024, avrebbero invece fatto volentieri a meno di ritrovarsi la questione sul tavolo. Si vedrà.
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