“Green residence” la Cassazione ridà le case ai proprietari
di Tiziana Simula
Confermato il dissequestro di 5 immobili del complesso I sigilli su richiesta della Procura erano scattati due volte
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OLBIA. Il movimentato valzer di sequestri e dissequestri delle case vacanza del “Green residence” (ricomprese nel perimetro del Geovillage), si è concluso in Cassazione a favore dei proprietari degli immobili. I giudici della suprema corte hanno rigettato il ricorso presentato dal procuratore Gregorio Capasso che aveva impugnato l’ordinanza con cui il tribunale del Riesame aveva dissequestrato le cinque ville di via Stazzo Canu, chiedendo l’annullamento del provvedimento.
I sigilli della forestale erano scattati l’8 luglio scorso su richiesta della Procura e ordine del gip del tribunale di Tempio, Marco Contu. Un sequestro fotocopia rispetto a quello già effettuato nel novembre 2020 e successivamente annullato dal tribunale del riesame. Sotto accusa gli immobili di proprietà di Fabio Docche (in qualità di amministratore unico delle società Real Effegì e Fg Capital nonché gestore unico degli immobili da destinare a case vacanza), di Mario Burlò, di Davide di Maio, di Galina Ilieva e del patron della Dinamo, Stefano Sardara. Il reato ipotizzato è quello di lottizzazione abusiva per aver modificato la destinazione d’uso degli immobili, trasformando le case alloggio vacanza, finalizzate all’utilizzo turistico, in residenze nella disponibilità esclusiva dei proprietari.
I giudici del Riesame a fine luglio e a settembre avevano annullato il sequestro preventivo, restituendo le abitazioni ai proprietari. L’ordinanza del Tribunale della libertà si soffermava sulla carenza probatoria dell’impianto accusatorio. In pratica non veniva provato che gli immobili erano stati effettivamente utilizzati per finalità residenziali, in contrasto con le vigenti norme urbanistiche. Di tutt’altro parere la Procura. Che ha impugnato il provvedimento in Cassazione.
Ma anche questa volta l’hanno spuntata i proprietari delle case. Che restano dissequestrate.
«Siamo assolutamente soddisfatti dell’esito del lunghissimo iter giudiziario cautelare. È stato riconosciuto in tutte le sedi deputate che l’impianto difensivo aveva e ha mantenuto la sua solidità. Nessun cambio di destinazione d’uso. Nessun illegittimo utilizzo. Tanto nei due procedimenti davanti al tribunale del riesame di Sassari, tanto davanti ai giudici della suprema corte», commentano gli avvocati Bruno Cuccu e Gian Comita Ragnedda, difensori di Docche e di Maio, e l’avvocato Maria Claudia Pinna che assiste Sardara. L’inchiesta della Procura di Tempio era iniziata nel 2019 in seguito a un accertamento edilizio eseguito dal corpo forestale all’interno di un’abitazione realizzata in difformità rispetto al titolo edilizio, ed estesa poi agli altri immobili, in località Stazzo Canu.
Recentemente l’inchiesta è stata formalmente chiusa. Il reato contestato dal procuratore Gregorio Capasso è quello di lottizzazione abusiva.
I sigilli della forestale erano scattati l’8 luglio scorso su richiesta della Procura e ordine del gip del tribunale di Tempio, Marco Contu. Un sequestro fotocopia rispetto a quello già effettuato nel novembre 2020 e successivamente annullato dal tribunale del riesame. Sotto accusa gli immobili di proprietà di Fabio Docche (in qualità di amministratore unico delle società Real Effegì e Fg Capital nonché gestore unico degli immobili da destinare a case vacanza), di Mario Burlò, di Davide di Maio, di Galina Ilieva e del patron della Dinamo, Stefano Sardara. Il reato ipotizzato è quello di lottizzazione abusiva per aver modificato la destinazione d’uso degli immobili, trasformando le case alloggio vacanza, finalizzate all’utilizzo turistico, in residenze nella disponibilità esclusiva dei proprietari.
I giudici del Riesame a fine luglio e a settembre avevano annullato il sequestro preventivo, restituendo le abitazioni ai proprietari. L’ordinanza del Tribunale della libertà si soffermava sulla carenza probatoria dell’impianto accusatorio. In pratica non veniva provato che gli immobili erano stati effettivamente utilizzati per finalità residenziali, in contrasto con le vigenti norme urbanistiche. Di tutt’altro parere la Procura. Che ha impugnato il provvedimento in Cassazione.
Ma anche questa volta l’hanno spuntata i proprietari delle case. Che restano dissequestrate.
«Siamo assolutamente soddisfatti dell’esito del lunghissimo iter giudiziario cautelare. È stato riconosciuto in tutte le sedi deputate che l’impianto difensivo aveva e ha mantenuto la sua solidità. Nessun cambio di destinazione d’uso. Nessun illegittimo utilizzo. Tanto nei due procedimenti davanti al tribunale del riesame di Sassari, tanto davanti ai giudici della suprema corte», commentano gli avvocati Bruno Cuccu e Gian Comita Ragnedda, difensori di Docche e di Maio, e l’avvocato Maria Claudia Pinna che assiste Sardara. L’inchiesta della Procura di Tempio era iniziata nel 2019 in seguito a un accertamento edilizio eseguito dal corpo forestale all’interno di un’abitazione realizzata in difformità rispetto al titolo edilizio, ed estesa poi agli altri immobili, in località Stazzo Canu.
Recentemente l’inchiesta è stata formalmente chiusa. Il reato contestato dal procuratore Gregorio Capasso è quello di lottizzazione abusiva.
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